Il PapocchioEcco perché Ratzinger con il libro sul celibato ecclesiale non c’entra nulla (e invece Sarah vuole seminare zizzania)

Il papa emerito è diventato il capro espiatorio di un’operazione che voleva contrapporlo a Francesco. Il cardinale guineano (tra i più conservatori e antibergogliani) ci ha provato, ma mancano le prove. Un tentativo maldestro che svela antipatie più vaste in Vaticano

HO / OSSERVATORE ROMANO / AFP

Galeotto fu il libro e, nel caso specifico, chi lo scrisse. Già, perché il problema di Des profondeurs de nos coeurs, che da oggi è in vendita per i tipi Fayard, è tutta nell’autore. Il testo su sacerdozio e celibato ecclesiastico, di cui per primo aveva pubblicato passaggi e dato notizia Le Figaro, figurava fino al 14 gennaio come opera a due mani del papa emerito Benedetto XVI e del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti. Due uomini, legati da uno stretto rapporto amicale e uniformità di vedute tali da aver spinto lo stesso Ratzinger, durante il quinto anno di pontificato, ad elevare l’arcivescovo guineano alla porpora.

Ma ieri, dopo accuse e ricostruzioni, non sempre esenti da posizionamenti complottistici, che indicavano Ratzinger come manipolato da Sarah e dalla cordata curiale conservatrice in chiave antibergogliana, è arrivata la comunicazione ufficiale del ritiro della firma del Papa emerito dal libro come co-autore del libro nonché dall’introduzione e dalle conclusioni dello stesso.

A dichiararlo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare del papa emerito, che ha anche specificato: «Il Papa emerito infatti sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo breve testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l’uso che voleva. Ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma, né aveva visto e autorizzato la copertina. Si è trattato di un malinteso, senza mettere in dubbio la buona fede del cardinale Sarah».

Il porporato, che dal 13 gennaio aveva iniziato a reagire alle accuse mossegli con la pubblicazione di tre lettere di Ratzinger, ha incassato il colpo notificando ieri che «l’autore del libro sarà per le pubblicazioni future: il card. Sarah, con il contributo di Benedetto XVI. Tuttavia, il testo completo rimane assolutamente invariato».

In un tweet successivo ha poi confermato di aver parlato con Gänswein tenendo però a ribadire che la sola e unica versione di come si fossero svolti restava quella espressa nel suo comunicato ufficiale del mattino. Che, cioè, dopo incontri con Benedetto XVI presso il monastero Mater Ecclesiae e uno scambio di lettere sull’idea di un libro dedicato al celibato ecclesiastico – nel corso del quale il papa emerito aveva anche allegato, il 12 ottobre, un testo da lui scritto al riguardo ma mai portato a compimento –, Sarah gli aveva proposto la pubblicazione di un volume a due mani. Composto cioè dallo scritto ratzingeriano integrato con quello da lui preparato.

«A seguito di diversi scambi di lettere in vista dell’elaborazione del libro – così Sarah nel comunicato – , ho finalmente inviato, il 19 novembre, un manoscritto completo al Papa emerito comprendente, come avevamo deciso di comune accordo, la copertina, l’introduzione e la conclusione comuni, il testo di Benedetto XVI e il mio. Il 25 novembre, il Papa emerito esprimeva la sua grande soddisfazione per il testo redatto in comune e aggiungeva: Da parte mia il testo può essere pubblicato nella forma da Lei prevista».

Ma, nonostante le dichiarazioni di Sarah, dalle lettere di Benedetto XVI non emerge affatto che questi avesse approvato di figurare come co-autore del volume né visto e dato il suo placet alla copertina.

Inoltre, come affermato dal noto sociologo e giornalista Frédéric Martel in riferimento alla casa editrice Fayard, «nessuno, per quanto ne sappia, ha negato il fatto che il testo provenisse davvero da Benedetto XVI. Il problema è creare un libro a sua insaputa e, se confermato, senza contratto. C’è un contratto? Obbligo legale per tutti i libri».

Martel – di cui oggi esce l’edizione tascabile Sodoma, arricchito di due nuovi capitoli e una seconda introduzione – ha fra l’altro dedicato larga parte del suo bestseller su omosessualità e Vaticano proprio a Sarah, ricordando come il porporato tradizionalista, ossessionato dal tema del celibato ecclesiastico e fieramente omofobo, sia poi «circondato da omosessuali. Si mostra con loro sui social network. A Roma o in Francia, dove viaggia spesso, lo si vede accompagnato da gay indaffarati e ‘praticanti’». Ma non solo, perché Sarah risulta essere legato a realtà antibergogliane come il Dignitatis Humanae Institute di Benjamin Harnwell – quello della scuola bannoniana di sovranismo politico a Trisulti – o al circolo della principessa Gloria von Thurn und Taxis. Senza dimenticare che la versione inglese dei libri del cardinale guineano (e lo stesso si è verificato anche per il testo odierno sul celibato) è edita dall’ultraconservatrice Ignatius Presse di San Francisco, la stessa casa che pubblica anche i libri del Gerhard Ludwig Müller.

Ora, nonostante i distinguo, le rettifiche e le proteste di filiale obbedienza a Francesco, sembra difficilmente sostenibile che Sarah non abbia compiuto con Des profondeurs de nos coeurs un’operazione perlomeno contrappositiva tra Francesco e Benedetto in materia di celibato ecclesiastico. E, per giunta, tirando in ballo un uomo che quest’anno compirà 93 anni.

Non perché Bergoglio abbia una visione diversa sul tema, dal momento che è nota la sua posizione di apprezzamento e conservazione della legge ecclesiatica. Ma perché, come noto, richieste di una revisione della normativa per motivi pastorali e della conseguente possibilità localistica di ordinare uomini sposati sono venute dal Sinodo panamazzonico. Che, per tradizionalisti come Sarah e Burke o conservatori come Müller e il condannato per pedofilia Pell, resta la vera pietra dello scandalo.

Da qui l’operazione maldestra di Sarah, con tanto di coinvolgimento dell’ultranonagenario Benedetto, di tirare Francesco per la talare e quasi condizionarlo su una questione, quella del celibato, sulla quale questi dovrà esprimersi nella prossima Esortazione post-sinodale. Operazione che, al momento, è riuscita solo a imbarazzare il povero Ratzinger e a dare un’immagine non felice del defensor Ecclesiae Robert Sarah.

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