Il Lodo AnnibaliPrescrizione, il Pd fa carte false per non decidere. Italia Viva dà un ultimatum di dieci giorni

I renziani vogliono fermare la riforma manettara del ministro Bonafede, approvata ai tempi del governo con Salvini. La maggioranza prende tempo e approva il ritorno della proposta mente Italia Viva detta, ai Democratici e alla maggioranza, la scadenza per neutralizzare la riforma giustizialista

Alla fine il Pd, con un rocambolesco gioco delle tre carte, ha evitato il peggio. E cioè che il governo andasse sotto alla Camera, votando contro una proposta di legge dell’opposizione che di fatto, però, è uguale al testo presentato dal partito di Nicola Zingaretti per modificare la legge Bonafede che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. E così, come nel gioco dell’oca, dopo aver portato il testo in aula, per evitare che Italia Viva votasse con Forza Italia, Fdi e Lega, si è preferito fare un passo indietro. E nel giorno in cui era atteso alla Camera il voto sul testo del deputato berlusconiano Enrico Costa che ripristina la prescrizione, la maggioranza ha chiesto e ottenuto il ritorno della proposta di legge in commissione Giustizia. Tutto per la buona tenuta del debole equilibrio del governo giallorosso.

La bomba per il momento è disinnescata, ma è già partito di nuovo il conto alla rovescia. Italia Viva, che in mattinata aveva annunciato di votare con l’opposizione (come già fatto in Commissione contro la soppressione della proposta di legge Costa), alla fine non ha partecipato al voto sul rinvio in Commissione. Ma con i colleghi di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia ha preso parte invece alla manifestazione “Imputato per sempre? No grazie”, indetta in piazza Montecitorio dall’Unione delle camere penali contro il testo Bonafede. Proprio mentre il Guardasigilli presentava in aula la relazione annuale sulla giustizia, dedicando solo poche parole al tema prescrizione e facendo un accenno alle «divergenze nella maggioranza».

La lunga giornata di battaglia sulla giustizia è terminata così con una tregua per il governo. E con un ultimatum, posto dai renziani. Che hanno aperto sì alla possibilità di continuare il confronto per arrivare a una «modifica sostanziale» della riforma Bonafede. Ma con una scadenza. La deputata di Italia Viva Lucia Annibali ha presentato due emendamenti al decreto milleproroghe che chiedono di posticipare di un anno l’entrata in vigore della legge Bonafede e che saranno votati nel giro di dieci giorni. Votare contro il rinvio della proposta di legge Costa sarebbe stata «una provocazione», spiegano i deputati renziani, presenti tutti compatti in aula sin dalle prime ore del mattino. Ma tra una settimana si aspettano che anche il Pd – contrario alla legge blocca prescrizione quando era all’opposizione – voti con Italia Viva gli emendamenti per sospendere la riforma. Altrimenti si riaprirà la battaglia.

«La riforma Bonafede-Salvini non è equilibrata: lo dicevamo da opposizione e lo diciamo da maggioranza», ha detto in piazza Ettore Rosato, di Italia Viva. «Chiediamo agli amici del Pd l’uscita da ogni sorta di ambiguità: non si tratta di rinviare o limare, c’è da rimettere il Paese sulla strada dello Stato di diritto», sono state le parole della senatrice Emma Bonino di Più Europa.

Il Partito democratico intanto formalmente continua a spingere sulla strada della mediazione con i Cinque Stelle. Ma il “lodo Conte” non basta più. In tanti, tra i Dem, ormai sono arrivati ai ferri corti con Bonafede, a partire dal vicesegretario Andrea Orlando. Non erano pochi quelli che nei giorni scorsi, dalle retrovie, auspicavano che dalla piazza delle Camere penali arrivasse anche la richiesta di dimissioni per il ministro della Giustizia. Con Italia Viva che ormai guarda col fuoco negli occhi al Guardasigilli, tanto da applaudire in aula pure agli interventi contrari che provenivano dai banchi al di fuori della maggioranza. In compenso, i Cinque Stelle nella stessa giornata hanno premiato invece l’operato nel ministro, eleggendolo capo delegazione al governo al posto di Luigi Di Maio.

Ma la tentazione di chiedere la testa di Bonafede nel Pd resta. Alla maratona oratoria dei penalisti in piazza Montecitorio ha preso la parola la deputata del Pd Enza Bruno Bossio, finita al centro delle polemiche per aver attaccato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri dopo l’ultima maxi-operazione “Rinascita Scott”, in cui era stato colpito da divieto di dimora anche il marito Nicola Adamo. «Il Partito democratico deve tornare alle battaglie riformiste contro la subalternità manettara», ha detto la deputata. «Io sono una per adesso all’interno del Partito democratico ma temo che in aula ce ne siano tanti altri». Lasciando intendere, a metà mattina, che avrebbero potuto esserci altri deputati Dem disposti a votare la proposta di Forza Italia, mandando di fatto giù il governo. E invece la maggioranza, alla fine, in aula ha votato compatta la risoluzione per l’approvazione della relazione di Bonafede. E in piazza si è visto solo per qualche minuto il deputato Democratico Alfredo Bazoli, capogruppo in commissione Giustizia della Camera, passato da lì solo per «salutare amici e colleghi», come ha detto a Radio Radicale, ribadendo il percorso della mediazione con i Cinque Stelle.

«Ci manca un ultimo miglio e un rinvio potrebbe darci la possibilità di percorrerlo», ha detto Federico Conte, deputato di Leu, chiedendo all’aula di rinviare la proposta anti-Bonafede di Enrico Costa. La maggioranza ha approvato con 72 voti di scarto. «Consideriamo la legittima iniziativa del deputato Costa un tentativo di colpire la stabilità del governo», ha spiegato in aula il Dem Walter Verini. «Noi non ci limitiamo a rinviare in commissione. Contemporaneamente è in corso un lavoro perché il consiglio dei ministri approvi al più presto un disegno di legge delega che porti questo Paese a livelli di civiltà giuridica europea con tempi certi dei processi. Stiamo lavorando per cambiare il più possibile quella riforma».

E maggiore chiarezza sulla posizione del Pd è la richiesta arrivata anche dai penalisti. «Attendiamo rispettosi ma fermi una presa di opposizione definitiva del Partito democratico», ha detto Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione camere penali da Piazza Montecitorio. Dove lo stesso Enrico Costa si era spinto a chiedere in mattinata il voto segreto in aula: «Siamo convinti che la maggioranza si possa dividere e con i voti segreti si possa approvare la nostra proposta, ma sembra che la maggioranza voglia buttare la palla in tribuna facendo tornare il provvedimento in commissione. Non potranno comunque giocare a ping pong per sempre, prima o poi l’aula dovrà esprimersi». E così è stato. Ma il tempo a disposizione dei Dem per il «ping pong» ora non è tanto. Tra una settimana Italia Viva tornerà a farsi sentire. Costa chiederà con molta probabilità una nuova calendarizzazione del dl in aula. La bomba, stavolta, potrebbe esplodere. E il primo a saltare, a quel punto, potrebbe essere Bonafede.