Bere capitaleGuida ai dieci migliori winebar di Roma

Rispetto a 20 anni fa il panorama delle enoteche cittadine è cambiato: più offerta, abbinamenti migliori e originali, presenza che si è estesa anche in zone e sobborghi distanti dal centro storico

C’era un tempo in cui le enoteche di Roma erano soprattutto rivendite di vini sfusi, spesso orientate a consumatori popolari e di bocca buona, che non andavano molto oltre la classica Romanella e qualche bruschetta. Fino a venti-trenta anni fa le enoteche di qualità dove era possibile acquistare vini imbottigliati erano davvero poche. Oggi il panorama è profondamente mutato: la Capitale offre ormai una scelta davvero vasta di insegne interessanti sia per l’offerta di vini in bottiglia che per l’abbinamento con gustose pietanze. Negli ultimi anni, poi, l’onda dei winebar di qualità si è estesa anche nei quartieri più popolari, lungo le consolari, fino a lambire le zone intorno al Grande raccordo anulare. Ormai è possibile bere e mangiare bene – e, meglio ancora, assaggiare e degustare come piace agli intenditori – pure nei sobborghi più distanti dal centro storico. Qui di seguito Linkiesta propone una lista di 10 winebar che segnano l’offerta enogastronomica di altrettanti quartieri della Città Eterna.

Bulzoni – Parioli

Prima era una rivendita di vini e olio sfusi: inaugurata nel 1929 da Emidio Bulzoni, autore di un trattato di “Consigli e pratica del commercio vinicolo”, in un quartiere – i Parioli – che allora era periferico e popolare. Negli anni ’50 il figlio Sergio introduce i primi vini imbottigliati e i prodotti dall’estero. Anche il quartiere evolve, diventando sede di un ceto sempre più benestante. Nel 1972 Bulzoni diventa ufficialmente “enoteca”: i vini si vendono ormai esclusivamente in bottiglia, con una piccola mescita al bicchiere. Negli ultimi 20 anni il timone passa ai due figli di Sergio: con Alessandro e Riccardo, Bulzoni diventa un punto di riferimento per la vendita di vini artigiani, prodotti senza l’aggiunta di sostanze chimiche. Il 2017 è l’anno della svolta per l’enoteca, che introduce il concetto di “Vini e Cucina”. Non solo negozio dove acquistare le bottiglie, ma luogo di sosta golosa dove assaggiare un piatto o degustare un bicchiere, circondati da migliaia di etichette. In viale Parioli 36.

Brylla – Quartiere Trieste

Nel quartiere Trieste, in via Chiana 77, si trova Brylla, un winebar moderno che offre una selezione di oltre 200 etichette italiane e francesi – un mix di grandi produttori e di piccole realtà di altissimo livello – da degustare al calice o in bottiglia. Grande attenzione anche alla produzione biologica e biodinamica. L’uso del Coravin allarga le opportunità di servizio del vino al calice, poiché consente di conservare perfettamente integri i vini anche dopo l’inizio della bottiglia. Oltre alla carta delle tapas, il menu del bancone annovera salumi, formaggi e sottolio della gastronomia, e poi terrine, affumicati, patè e conserve di mare provenienti da aziende italiane, spagnole e portoghesi. Una carta delle tapas contiene piccoli e saporiti bocconi per accompagnare il vino. Il menu à la carte comprende anche piatti preparati a fuoco lento, per mantenere tutti i succhi di cottura e, di conseguenza, un gusto più intenso.

Il Sorì – San Lorenzo

Dal 2010, anno di avvio dell’impresa, Pasquale Livieri detto “Paky”, mette in fila bottiglie su bottiglie, unite a una piccola ma accuratissima proposta gastronomica. Da piccolo Pasquale aiutava il papà nel negozio di Napoli, dove ha imparato a selezionare prosciutti, formaggi e altre specialità gastronomiche. Qui trovate, così, gli affettati di salumi di razze autoctone (il Suino Reale Casertano, il razza magra di Sauris, il Suino Cinto Senese), i taglieri di formaggi della tradizione alpina, appenninica, isolana e d’oltralpe con particolare riguardo a produzioni biologiche così come per il miele, le conserve e le confetture proposte di volta in volta in abbinamento.

Il Sorì di Via dei Volsci 51, nel cuore “rosso” (per la politica) e “giallorosso” (per il calcio) di San Lorenzo, è un locale minuscolo, ma già ricco di gloria. Una carta dei vini in continua evoluzione – da Italia, Francia, Germania; con attenzione ai vini naturali – per pochi tavoli e un paio di sedute al bancone.

Vigneto – Pigneto

Il Vigneto è un giovane winebar che si è conquistato una posizione di tutto rispetto nel panorama delle insegne di un quartiere popolare ma trendy come il Pigneto. La carta dei vini ha personalità ed è in continuo movimento: si colgono i gusti dei proprietari – Antonella, Cecilia e Vincenzo – e le esperienze da questi maturate nel dialogo con i produttori scoperti nel corso degli anni. Si respira un’aria internazionale grazie alle etichette provenienti non solo dall’Italia, ma da Austria, Germania, Spagna, Croazia, Slovacchia, Libano. Anche l’ambiente fa la sua parte: gli arredi moderni in stile industriale, il contrasto cromatico tra il bianco degli scaffali e il turchese della parete, il servizio attento e cordiale creano un ambiente comodo e disteso. Convince l’aperitivo con formaggi e salumi artigianali di nicchia e con la tiella di Gaeta polpo e pomodoro. Dalla cucina arrivano poi altri piatti gustosi. Il Vigneto si trova in piazza dei Condottieri 26.

Remigio – Appio-Tuscolano

Remigio è davvero un buchetto, quasi nascosto al civico 15 tra i negozi della via Santa Maria Ausiliatrice, tra la via Appia e la via Tuscolana. Ma per gli amanti del vino è un vero paradiso: tanti champagne e molti vini francesi (principalmente di piccoli viticoltori) molti dei quali biologici e naturali, insieme con una interessante selezione di riesling tedeschi. Non mancano ovviamente le innovative proposte della produzione vitivinicola italiana, con un’attenzione ai piccoli vignerons e alle produzioni naturali. Pure l’offerta gastronomica è caratterizzata da una selezione ricercata nelle materie prime. L’ora clou resta quella dell’aperitivo, con un ricco buffet di pinchos. La cena comprende tartare di carne (fassona piemontese) o di pesce (tonno o ricciola secondo la disponibilità), carpaccio di pesce spada affumicato, salmone selvaggio con mozzarella di bufala, pastrami di carne affumicata, roast beef e terrine (anatra e pistacchi o cinghiale al cioccolato).

La Mescita – Garbatella

La Garbatella è un quartiere popolare e ruspante che racconta la Roma più verace. La Mescita, enoteca con cucina informale e familiare in via Fincati 44, esprime bene il ‘genio’ locale con arredi semplici in legno e un servizio caldo e familiare. A dispetto delle forme, però, non siamo proprio nel bar dei Cesaroni di televisiva memoria. La selezione delle materie prime, dal cibo al vino, è curata nei minimi dettagli. Il menu prevede diversi sfizi golosi. La scelta dei vini è ampia e di livello, con una preferenza per le scelte radicali: Angelo Consorte e Mauro Lenci, gli animatori di questa insegna, hanno fatto dei vini naturali e biodinamici la loro religione. Qui si trovano oltre 600 etichette con il plus di un ottimo rapporto qualità/prezzo. Aperta fino a tarda notte, potete trovare qui molti “addetti ai lavori” che continuano il giro degli assaggi quando gli altri locali hanno già chiuso.

Cantina Castrocielo – Eur Torrino

Il Torrino è un sobborgo moderno, fuori dai circuiti gourmet dei rioni storici, ma con potenzialità interessanti di sviluppo. Probabilmente per questo motivo, nel 2007, Isabella Salvati e Carlo Dugo hanno scelto di investire qui, rilevando il locale dal vecchio proprietario. L’enoteca offre un buon assortimento di etichette nazionali, tra cui vini di aziende poco conosciute, ma con un rapporto qualità/prezzo invitante. Inoltre è possibile trovare champagne, liquori e qualche incursione golosa e creativa in campo gastronomico, con una certa attenzione alla cucina vegetariana. L’enoteca è diventata negli anni ambasciatrice del Concorso mondiale di Bruxelles, una delle più prestigiose competizioni internazionali del vino. Anche per questo, Carlo si è completamente dedicato al commercio del vino a partire dal 2018. Isabella, che è anche sommelier del Sake giapponese, continua ad animare con successo l’enoteca.

La Barrique – Monti

Anticamente la Suburra – che oggi corrisponde grosso modo al rione Monti – si sviluppava fuori della città originaria, tra Quirinale, Viminale ed Esquilino: il nome, dal latino suburbium, significa appunto al di fuori dell’Urbs. Un dedalo di viuzze, botteghe, mercati, insulae, luoghi malfamati, bettole e vicoli bui, abitato da gladiatori, mimi, cortigiani, prostitute e famiglie plebee. Oggi, viceversa, è uno dei rioni storici più ricchi e di tendenza della capitale, con una movida attiva in ogni stagione dell’anno e in ogni giorno della settimana. La vita dei suoi cento locali continua a raccontare un’aria popolare, vitalistica e godereccia. Perfettamente inserita in questo contesto è l’enoteca La Barrique, sita in via del Boschetto 41, a pochi passi dalla Banca d’Italia. Gestita da Fabrizio Pagliardi, Antonello Magliari e Claudia Marocchi, offre sedute ai tavoli di legno, scaffali ricolmi di ottime etichette (tra le quali molte naturali) e un menu vario e goloso. Il burbero Pagliardi, appassionato di bollicine e di vini, ci sa fare.

Sogno autarchico – Prati

Siamo nel regno dell’oste e sommelier Gianni Ruggiero: locale ben riuscito – in uno dei quartieri più eleganti della città, a pochi passi da San Pietro – che assicura una esperienza godibile. La selezione dei vini, locali e non, è interessante e trasmette la passione del selezionatore. Bollicine, bianchi, rossi, rosati: circondati dalla collezione di bottiglie, a volte davvero pregiate, viene voglia di sperimentare grazia alla guida di Gianni e dei suoi collaboratori. Il gemellaggio con Colapicchioni, uno dei forni storici del quartiere Prati, garantisce la sostanza della parte conviviale. Qui si fanno pranzo, cena e dopo cena per bere bene e per mangiare piatti particolari, ispirati alla tradizione senza risultare noiosi. I piatti del giorno, pochi ma buoni, cambiano con le stagione. I prodotti del forno, le marmellate caserecce e i formaggi selezionati completano l’offerta. Al di là della sala centrale, la saletta sul retro offre un ambiente più intimo.

Mostò – Flaminio

La storia di Mostò, in viale Pinturicchio 32, zona Flaminio, a pochi passi dal MAXXI e dall’Auditorium della musica, è molto recente. Ciro Borriello è un padrone di casa ideale: simpatico, cordiale e, soprattutto, un grande conoscitore di vini. “Quando arrivano le casse di vino è sempre una festa, come scartare i regali. Poi qualcuno deve portarle giù in cantina”, spiega con ironia tipicamente campana. L’assortimento in cantina non è mai scontato, con etichette italiane ed estere selezionate in modo competente, con un focus particolare sui vini naturali e le produzioni dall’interessante rapporto qualità/prezzo. La quasi totalità dei vini proposti dall’enoteca è biodinamica e biologica. Sugli scaffali si contano quasi quattrocento etichette, ma nel corso dell’anno ne girano circa il doppio. Ottima la proposta di distillati di pregio. Dalla cucina arrivano piatti semplici e curati. Lo stile vintage del locale contribuisce a creare il giusto ambiente per una cena informale.

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