Ripensare il modello sovranistaSalvini, Meloni e Berlusconi, che cosa succede ora nel centrodestra?

Fallita la strategia salviniana di riportare l’Italia alle urne si apre una partita logorante all’interno dell’opposizione. In ballo ci sono le liste alle regionali in Puglia e in Campania. E a seguire un’altra questione dirimente: la sopravvivenza politica

Le elezioni in Emilia Romagna affondano il mito della spallata che negli ultimi mesi ha costituito il principale collante politico del Centrodestra. La promessa di Matteo Salvini agli alleati, dal Papeete in poi, è stata principalmente questa: trovo il modo di buttare giù il governo entro l’estate 2020, riporto il Paese alle urne, consegno la vittoria alla nostra coalizione, poi ci sarà sole (e ministeri) per tutti. La sfida in Emilia ha costituito solo l’ultimo di una serie di tentativi. Andava nella stessa direzione il referendum Calderoli sulla legge elettorale, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, e anche la più recente iniziativa referendaria sul taglio dei parlamentari, che aveva il dichiarato obbiettivo di accelerare le urne solleticando il desiderio di deputati e senatori di votare prima che la mannaia si abbattesse sui loro seggi.

Pure questa mossa è svaporata, il Quirinale ha fatto sapere con chiarezza che non consentirà elezioni anticipate con la vecchia norma in nessun caso. Restava la spallata emiliana. Non ha funzionato. E adesso il Centrodestra si addentra nel territorio – che gli è poco consono – della guerra di trincea, con la prospettiva di dover attendere almeno un paio d’anni la realizzazione delle sue ambizioni.

Le prime conseguenze le abbiamo già viste. Forza Italia e FdI hanno improvvisamente alzato un muro contro le avances di Salvini per discutere le intese sulle prossime regionali, e principalmente quelle sulla Puglia (dove il Capitano non vorrebbe Raffaele Fitto) e sulla Campania (dove è scettico sul bis di Stefano Caldoro). Ma è solo l’inizio.

Chiusa la prospettiva di tornare al governo in scia del successo leghista presto, prestissimo, già nella prossima primavera, sia Fratelli d’Italia sia Forza Italia rivedranno i loro calcoli politici. Giorgia Meloni ha la possibilità di aprire una gara vera, forte dei sondaggi e della spinta dei suoi che la incitano a non accontentarsi del ruolo di leader in seconda. Silvio Berlusconi è sotto ogni soglia di sicurezza al Nord (il 2,5 per cento emiliano ha superato le più fosche previsioni), in rotta al Centro (alle Europee si è fermato a un miserrimo 6,9) e scopre all’improvviso di poter contare solo su ristrette enclavi meridionali: si rassegnerà o si inventerà qualcosa?

Il probabile epicentro della sfida interna che si aprirà nel Centrodestra sarà l’interpretazione del modello sovranista. La versione rude, provocatoria, cattivista, che ne ha dato Salvini raccoglie molti voti ma attiva anticorpi altrettanto potenti, gli stessi che hanno rovesciato in due mesi il risultato emiliano trasformando la quasi certa vittoria di Lucia Bergonzoni in sconfitta di larga misura. La codifica più cauta e pop della Meloni ha un crescente successo, che tuttavia è difficile immaginare più largo del 10-15 per cento senza un cambio di strategia.

Per funzionare, alla coalizione servirebbe il contrappeso dei voti moderati, un’opzione praticabile per l’elettorato non-estremista che stenta a mettere la croce sul simbolo del Carroccio o della Fiamma, ma quel contrappeso non c’è. Forza Italia non lo fornisce più, è stata spolpata dall’attivismo degli alleati, è guidata dal più anziano leader italiano – in termini sia anagrafici sia politici – e se conserva alcune ridotte al Sud è solo perché lì trattiene la filiera dei grandi portatori di preferenze. Sarà quello spazio e quel ruolo il prossimo terreno di sfida.

Da tempo una parte dei consiglieri di Salvini suggeriscono che sia lui stesso a occuparlo, mitigando la sua proposta e la sua estetica: la missione sembra largamente fallita. La Meloni potrebbe azzardare un tentativo e spostarsi dalla destra-destra al ruolo di partito dello Stato e della responsabilità. Anche Forza Italia potrebbe cercare un disperato risveglio in extremis. In ogni caso questo voto di gennaio segnerà l’accendersi di una competizione, forse assai più intensa di quel che immaginiamo, per trovare un baricentro diverso dall’attivismo del Capitano.

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