élite vs generoneCalenda e Rinaldi si azzuffano su Twitter, ma dietro c’è la sfida del 2021 per la conquista della Capitale

Il leader di Azione potrebbe unire il centrosinistra contro la Raggi (che chissà se si ricandida). Il sovranista dalle origini altolocate punta invece a rappresentare il centrodestra, visto che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni sarebbero più orientati alla Regione

immagini tratte da Youtube

In apparenza è stato solo uno scontro verbale sull’estremo addio all’Europa della Gran Bretagna. Nella sostanza potrebbe rivelarsi il primo duello tra i candidati a sindaco di Roma, tra un anno. Carlo Calenda e Antonio Maria Rinaldi sono entrambi in pole position per giocarsi la partita del dopo-Raggi, di cui nella Capitale si parla moltissimo.

Non è ancora chiaro se il M5S rinuncerà alla sua reginetta o se tenterà una disperata battaglia per la riconferma, ma a destra e a sinistra è evidente a tutti che il Campidoglio è contendibile, espugnabile, conquistabile, per di più con la sensazione che la presa di quel palazzo possa rappresentare il primo atto di una escalation nazionale, esattamente come accadde quattro anni fa al movimento grillino.

I fatti. Dibattito a Bruxelles per sancire definitivamente la Brexit. Rinaldi interviene con un ovvio elogio sovranista e conclude scandendo «God Save The Queen». Calenda commenta: «La tragedia di Rinaldi non è essere sovranista ma essere sempre e solo una ridicola caricatura». Rinaldi si inalbera: «la tragedia di Calenda invece è non sapere che la Sovranità appartiene al Popolo!» (maiuscole sue). Calenda non molla: «La sovranità appartiene al popolo ma l’intelligenza non abita sempre i suoi rappresentanti: è il tuo caso».

Si va avanti così per un bel pezzo, con l’immaginabile codazzo polemico dei fan dell’una e dell’altra parte. In tanti intravedono dietro l’animosità della zuffa i preliminari di un possibile confronto con una posta ben più alta, la guida della Capitale dopo il disastroso esperimento Cinque Stelle.

Delle ambizioni di Calenda si è molto parlato, probabilmente è l’ultimo appiglio possibile per un centrosinistra che non si è mai ripreso dalle vicende legate alla sindacatura di Ignazio Marino. Meno raccontate le aspirazioni del leghista Rinaldi, uno dei pochi “romani doc” che il Carroccio si è annesso direttamente, senza prelevarli da altre filiere politiche, anche perché finora tutti erano convinti che la primogenitura nella Capitale restasse saldamente in mano a Fratelli d’Italia e sarebbe stato il partito della Meloni ad esprimere il candidato del Centrodestra. Non sembra sia così. Dopo la deludente esperienza del 2016, quando non arrivò al ballottaggio, Giorgia Meloni coltiva altri e più ambiziosi progetti. Roma la lascerà volentieri agli alleati, fra l’altro è un posto che alla destra porta sfortuna: la frana di Gianni Alemanno resta un trauma indimenticabile per gli uomini e le donne della ex-An.

Per la Lega è un’altra cosa. La presa di Roma, ma ve lo immaginate? Solo il pensiero fa sognare gli ex-barbari del Nord che, con una piattaforma al centro del Paese, potrebbero consacrare il successo del progetto salviniano di espansione oltre i confini padani. Carlo Maria Rinaldi si sente l’uomo giusto per la sfida, e infatti non perde occasione per infilare il tema “Roma” nelle sue dissertazioni.

Sovranista, euroscettico, allievo (dice) di Paolo Savona, nel novembre scorso è entrato nello staff speciale insediato dal Carroccio nella Capitale per giocarsi la partita del Campidoglio. È personaggio televisivo, Masaniello da talk show, ma anche rampollo di una famiglia romana di grandi relazioni e influenze. Il padre, Rodolfo, fu rappresentante in Europa della Chase Manatthan Bank e poi, grazie anche alla vicinanza con Giulio Andreotti, presidente del Banco di Santo Spirito.

La madre, Isabella Rossini, elegantissima nobildonna, fu signora di un titolato salotto politico-economico nella bella villa storica ora diventata una fondazione in suo nome. È una biografia assai simile a quella di Nigel Farage, Boris Johnson e altre star del sovranismo europeo nate ed educate nei circuiti della upper class per poi trasformarsi in campioni del popolo, delle periferie, degli ultimi.

Il duello Calenda-Rinaldi per il momento è una guerricciola di tweet. Presto però potrebbe diventare qualcos’altro, scontro diretto fra le due anime di Roma, sceneggiatura urbana del conflitto tra i due tipi di famiglie che da sempre si contendono la città: la borghesia progressista che sogna un nuovo Vetere o un nuovo Rutelli dopo un decennio fuori dalla porta del potere; il generone conservatore che vede l’occasione giusta per riprendersi il voto dei commercianti e dei tassisti, degli ambulanti e dei costruttori, spostandolo dalla galassia populista a quella sovranista.

Resta da vedere quel che ne pensano i rispettivi schieramenti politici, ma loro, i potenziali protagonisti, sono già pronti con le sciabole in mano.

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