L’appoggio esterno al CapitanoIl governo non solo non cambia i decreti sicurezza, ma nemmeno le circolari di Salvini

L’ex ministro dell’Interno ha imposto il divieto di registrazione all’anagrafe anche per i regolari richiedenti asilo. Una norma che tutti i tribunali considerano lesiva dei diritti. Ma la maggioranza fa finta di niente: il Pd non contraddice i Cinque Stelle, e loro fanno quel che dispose la Lega

Tiziana FABI / AFP

Nel governo giallorosso, sui temi dell’immigrazione e del diritto di asilo, continua a comandare Salvini. A rimanere intangibili e intatte non sono solo le leggi imposte, ma perfino le circolari emanate dal Capitano dalla plancia di comando del Viminale, per rendere ancora più odiosamente afflittive e demagogicamente redditizie le disposizioni dei “decreti sicurezza”. Se il diavolo si nasconde nei dettagli, nei cassetti del ministero dell’Interno continua a sentirsi la stessa puzza di zolfo della stagione pre-Papeete.

I “dettagli” sono due circolari in materia di iscrizioni anagrafiche dei soggetti richiedenti asilo. A sollevare il tema è stato ormai parecchi mesi fa l’associazione Italia Stato di diritto, che riunisce accademici, studiosi e professionisti di materie giuridiche, con una lettera al ministro dell’interno Lamorgese.

Il primo decreto sicurezza (decreto legge 113/2018, articolo 13) ha stabilito che il permesso di soggiorno temporaneo rilasciato ai richiedenti asilo non rappresenta titolo per l’iscrizione anagrafica. Immediatamente dopo l’entrata in vigore della norma, il ministro Salvini ha emanato due circolari (n. 15 del 18 ottobre 2018 e n. 83774 del 18 novembre 2018) per “chiarire” che l’iscrizione anagrafica era del tutto preclusa ai richiedenti asilo. Secondo l’ex titolare del Viminale la norma del primo decreto sicurezza andava interpretata restrittivamente, non solo nel senso di escludere l’automatismo dell’iscrizione anagrafica, a prescindere da altre condizioni, ma nel senso di proibire ai comuni di concederla, in qualunque caso fosse stata richiesta.

Questa interpretazione apparve subito in contrasto, oltre che con il buon senso, anche con altre disposizioni in vigore, in forza delle quali lo straniero, regolarmente soggiornante, deve poter effettuare le iscrizioni e variazioni anagrafiche alle medesime condizioni dei cittadini italiani (articolo 6, comma 7 del decreto legislativo 286/1998 – Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero).

Infatti, come è finita? Che tutti i tribunali investiti dai ricorsi dei richiedenti asilo hanno dato ragione ai ricorrenti: disapplicando la circolare e imponendo una interpretazione costituzionalmente orientata della norma contenuta nel decreto sicurezza, ovvero, nella minoranza dei casi, sollevando una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 13 del decreto sicurezza, ritenendolo lesivo di diritti fondamentali.

Poiché l’iscrizione anagrafica è indispensabile per l’esercizio di qualunque diritto formalmente riconosciuto ai richiedenti asilo, come iscriversi a corsi di istruzione e formazione e sottoscrivere un contratto di lavoro, è evidente che le circolari Salvini non si limitano a decretare un simbolico apartheid anagrafico, ma a istituire un concretissimo apartheid civile di decine di migliaia di persone, che soggiornano regolarmente in Italia.

Malgrado sia passato quasi un anno da quando i tribunali italiani hanno iniziato a dar torto al Viminale, al Viminale continuano a far finta di non esserne accorti. In una conferenza stampa che si è tenuta giovedì alla Camera, a cui ha partecipato anche Emma Bonino, l’associazione Italia Stato di diritto ha annunciato che invierà a tutti i comuni italiani e a tutte le prefetture una diffida a disattendere le indicazioni provenienti dalle circolari Salvini, come già alcune amministrazioni hanno deciso di fare.

Escludendo che la refrattarietà del Ministro Lamorgese, che tiene a mostrare uno stile diverso da quello di Salvini, sia legato a una particolare affezione alle circolari del suo predecessore, bisogna conclude che anche su questi “dettagli” la linea del Governo coincida alla fine con la dottrina Zingaretti-Franceschini: non fare nulla che il M5S non voglia, anche se il M5S vuole quel che vuole Salvini. Il PD è prigioniero del M5S, che è prigioniero della Lega. Alla fine, il governo Conte bis, o quello che ne resta, è una matrioska di sindromi di Stoccolma. Fuori c’è quella del PD verso il M5S, dentro c’è quella dei populisti del partito di Casaleggio verso i sovranisti del partito della Bestia. E sarebbe, questo, il Governo contro Salvini.

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