Il populista democraticoEmiliano è unfit to lead Puglia, Bellanova è pronta, il Pd chissà

Dire sì a al governatore uscente significa assecondare trasformismo, demagogia e notabilato. Renzi vorrebbe candidare la ministra dell’Agricoltura, appoggiata anche da Calenda e da +Europa. Che dirà, a questo punto, il Nazareno?

Di fatto, Teresa Bellanova è in campo. Una pezzo del suo intervento di domenica alla assemblea di Italia Viva e una specie di manifesto politico contro Michele Emiliano. «Quando diciamo no a Emiliano non ne facciamo una questione personale, facciamo una valutazione politica. Quando diciamo no a Emiliano diciamo no al trasformismo, no alla demagogia, no al peggiore notabilato meridionale». Pesante. Emiliano punto di riferimento del “notabilato”, un’accusa buona per i vecchi ras addirittura giolittiani, o in seguito per certi democristiani o forzisti, impasti di clientelismo, paternalismo, doppiogiochismo, assistenzialismo che hanno forgiato caterve di classi dirigenti meridionali da più di un secolo, quelli bollati per sempre da Gaetano Salvemini o Giuseppe Di Vittorio. Il Governatore pugliese additato come l’erede del peggior trasformismo meridionale. Pesante, pesantissimo.

Renzi e Emiliano si odiano, non è un mistero per nessuno. L’ultimo e insieme vecchio fronte è quello della Banca popolare di Bari, finita nei guai per l’inchiesta che ha portato ai domiciliari l’ex presidente dell’istituto Marco Jacobini, il figlio Gianluca, ex codirettore, ed Elia Circelli, ex responsabile della Funzione Bilancio della banca, e interdicendo per dodici mesi l’ex ad Vincenzo De Bustis, che secondo le accuse avrebbero occultato ai risparmiatori, a Consob e Bankitalia la reale situazione della Banca. Un management abbastanza amico del Governatore, e prima ancora di D’Alema (soprattutto De Bustis) quando in Puglia era potentissimo, e l’intreccio politica-banche in Puglia era qualcosa di serio. Guarda caso proprio sulle banche Emiliano si mise di traverso all’azione di Renzi e Padoan: ecco, è quando si toccano gli interessi forti che in politica ci si allea alle o si rompe. In quel caso, si ruppe. Renzi non lo ha dimenticato. Come non ha scordato tante altre polemiche, dall’Ilva alla xylella.

Dopodiché bisogna essere conseguenti. E la ministra dell’agricoltura, forse personalmente riluttante, è una che nella vita non si tira indietro. La sensazione che molti hanno avuto dopo il discorso di domenica è che “Teresa” scenderà in campo, spinta da Renzi e anche da Calenda e +Europa. Nessuna conferma (c’è ancora tempo) ma la strada verso la sfida a Emiliano (e a Raffaele Fitto del centrodestra) è aperta. Si fa anche il nome di Ivan Scalfarotto, ma quello di Bellanova è più probabile. Certo, un ministro che va a perdere è un problema, per il governo più che per la diretta interessata. Ma è anche vero che sarebbe una candidatura di battaglia ma contro due pesi massimi dei voti quasi impossibile, una sfida di testimonianza contro un Emiliano che con sé ha di tutto, il Pd vecchio e in parte nuovo, ma anche pezzi della destra e del mondo grillino. Un impresentabile, politicamente.

Uno che ha organizzato primarie abbastanza farlocche, tanto che i numeri non tornano. Dicono che abbiano votato in 80mila, quindi nelle casse dovrebbero risultare 80mila euro almeno. Macché, risultano versati solo 16mila. E gli altri? Non si sa. Eppure versare un euro non è una regalìa, ma una condizione necessaria per votare. Ha protestato duramente uno dei candidati, Fabiano Amati, minacciando di chiedere l’annullamento delle primarie. Mentre dal Pd sostengono che i soldi sarebbero stati trattenuti dai circoli per pagare bollette e spese varie. Sta di fatto che la consultazione ai gazebo non ha sortito l’effetto di placare gli animi ma il suo contrario.

Lui, il governatore pugliese, lamenta complotti orditi nientemeno che “da Renzi e Vendola” mentre ai danni della ministra è già partita la contraerea. L’accusa è semplice: se ti presenti fai vincere la destra. Un ritornello che però con i renziani non funziona molto, dato che loro pensano che Emiliano sia “la” destra. La pressione di Bellanova (e Renzi) è dunque tutta orientata a smuovere Nicola Zingaretti, facendogli capire che per il Pd è necessario cambiare cavallo e cercare un nome diverso da quello di Michele Emiliano che, stando così le cose, non solo si identifica con una politica che non è esattamente quella del “nuovo partito nuovo” ma che in più può anche andare a sbattere contro Raffaele Fitto. A Roma hanno sbattuto la porta in faccia a Italia Viva e a Federica Angeli, ma almeno hanno tirato fuori Roberto Gualtieri. Qui si aggrapperebbero all’uomo forte di Puglia.

Se il Pd insistesse a far finta di niente lasciando campo libero al Governatore – è il ragionamento dei renziani – potrebbe andare a finire molto male per tutti. Pensaci, Nazareno.

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Linkiesta Paper Estate 2020