Si legge boot-edge-edgeUn sindaco alla Casa Bianca? Buttigieg ci crede e prende la rincorsa alle primarie

Nonostante sia una roccaforte di Bernie Sanders, i sondaggi sarebbero molto favorevoli. Quando c’è un testa a testa, l’underdog ha solo da guadagnarci. E nell’America stanca dei politici di Washington le amministrazioni locali sono le uniche roccaforti che custodiscono la fiducia dell’elettore

WIN MCNAMEE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Il secondo round delle primarie democratiche si tiene domani notte nel New Hampshire. Il test servirà tra l’altro per verificare se l’exploit del candidato Pete Buttigieg in Iowa è stato un fuoco di paglia o il segno di un’onda lunga. I due migliori classificati in Iowa, Bernie Sanders e Buttigieg, appunto, risultano in crescita. Il primo è in testa nel New Hampshire, anche se non con un margine schiacciante. Il secondo ha recentemente raggiunto Joe Biden al secondo posto (e secondo alcuni sondaggi lo avrebbe già superato).

«Il New Hampshire è una roccaforte di Sanders», dice Alexanders Burns del New York Times. «Se Buttigieg dovesse crescere ulteriormente – continua Burns – la corsa democratica potrebbe essere ribaltata. Di sicuro avrebbe un decisivo vantaggio sugli altri candidati dell’ala moderata del Partito Democratico, tra cui Biden e Klobuchar. Ma se non vince nel New Hampshire, il suo percorso diventa altamente incerto, specialmente negli stati con una maggiore concentrazione di etnie e di centri urbani. In più i sondaggi nazionali di gennaio lo danno alle spalle di Michael Bloomberg, che tra poco entrerà nella competizione. Così, se il giovane Pete non riesce a dare una svolta importante alla sua campagna, potrebbe non avere i mezzi finanziari sufficienti per competere nelle primarie di marzo in stati molto più grandi e rappresentativi».

Mezzi che, invece, non mancano a Sanders, l’unico candidato capace di raccogliere fondi sufficienti – ben 25 milioni di dollari nel solo mese di gennaio – per fronteggiare Bloomberg nelle pubblicità televisive negli stati del Super Tuesday. Forte delle proiezioni favorevoli, delle risorse a fiumi e della ferrea militanza dei suoi seguaci radicali, il senatore del Vermont dorme per ora sonni tranquilli.

I candidati centristi, invece, sentono mancare la terra sotto i piedi. Soprattutto Joe Biden, che viene da un pessimo risultato in Iowa, dove si è piazzato solo quarto. Ora la sua strategia, anche sui social, è tutta orientata a ridicolizzare l’inesperienza di Buttigieg, dipinto come un ragazzino dal curriculum insufficiente per la Casa Bianca – ha fatto soltanto il sindaco di una piccola città di provincia. Al giornalista che qualche giorno fa a Manchester ha paragonato i suoi attacchi a Buttigieg con le critiche rivolte nelle primarie del 2008 da Hillary Clinton all’allora senatore Barack Obama ha risposto: «Oh andiamo, amico. Questo ragazzo non è Barack Obama».

In effetti, all’inizio della campagna per le primarie democratiche il giovane sindaco (ormai ex) di South Bend, una città di appena 100mila abitanti nello stato dell’Indiana, era diventato noto principalmente per la difficoltà di pronuncia del suo cognome. Perfino gli americani – che pure di melting pot se ne intendono e che sono abituati da sempre a naturalizzare qualsiasi nome da qualunque Paese – hanno fatto fatica.

La rete è piena di battute ironiche su Mayor Pete – così si è fatto chiamare spesso, proprio per evitare imbarazzi agli interlocutori – se non addirittura di tutorial per suggerire la migliore pronuncia. Un intervento risolutivo è stato quello di Chasten, il marito di Pete (Pete è gay dichiarato, unito in matrimonio con il suo compagno, e potrebbe diventare il primo candidato gay nella storia delle presidenziali americane). In un tweet del dicembre 2018, Chasten ha suggerito alcune opzioni di pronuncia: boot-edge-edge, Buddha-judge, Boot-a-judge, Boo-tuh-judge. Ognuno può scegliere la sua preferita.

Ma quello che è certo è che Buttigieg, grazie al risultato in Iowa, sembra aver preso la rincorsa. Per questo i suoi avversari cominciano a temerlo e ad attaccarlo per la sua scarsa esperienza, proprio come nel dibattito televisivo alla Abc in vista delle primarie nel New Hampshire.

“Quando gli americani hanno cercato di cambiare lo status quo a Washington – ha scritto Abigail Abrams del Time in occasione del lancio della candidatura di Buttigieg – si sono spesso rivolti a governatori come Jimmy Carter, Ronald Reagan e George W. Bush. Nel loro ruolo, infatti, potevano vantare ottime performance nell’azione di governo esecutivo, restando distanti dalle polemiche nazionali. Gli americani sono pronti a prendere in considerazione un sindaco questa volta? Alcuni esperti affermano che potrebbe essere il momento giusto per un sindaco alla Casa Bianca. In primo luogo, il successo di Barack Obama, a pochi anni dalla sua elezione a parlamentare, e quello di Donald Trump, che non aveva un passato in politica, dimostrano che gli elettori sono più aperti verso quei candidati che in passato non venivano considerati all’altezza”.

Questa parziale inesperienza potrebbe rappresentare un motivo di successo. «A partire dagli anni ’60 abbiamo vissuto una lenta erosione della fiducia nel governo», afferma Marc Hetherington, professore di scienze politiche dell’Università della Carolina del Nord studioso dei fenomeni di polarizzazione e di sfiducia nella politica statunitense. «E quando le persone coltivano bassi livelli di fiducia per un lungo periodo di tempo, ha senso che poi cerchino qualcosa di diverso dai politici nazionali».

Ecco perché un ex sindaco come Buttigieg potrebbe essere davvero visto come il “punto di riferimento fortissimo per i progressisti” (altro che Giuseppe Conte, verrebbe da dire…) in vista della corsa per la Casa Bianca.

D’altra parte, «i sindaci sono davvero percepiti come risolutori di problemi», afferma Bruce Katz, coautore di The New Localism: How Cities Can Thrive in the Age of Populism. «Le città sono diventate i soggetti istituzionali maggiormente capaci di risolvere i problemi concreti della gente, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Non solo per le difficoltà dei governi nazionali, ma perché le città sono reti, non sono governi». E proprio i sindaci, spiega Katz, «sanno come riunire le diverse parti della società civile – dal settore pubblico a quello privato, dalle università alle organizzazioni della comunità – per raggiungere obiettivi specifici nelle loro città. La familiarità dei sindaci con l’abilità di realizzare le cose in concreto può avere un’attrazione enorme in questo momento in politica».

Nell’epoca del populismo, mentre la fiducia e l’approvazione per i funzionari federali sono quasi ai minimi storici, è vero il contrario a livello locale, dove le amministrazioni locali sembrano garantire prosperità e benessere e le loro guide trasmettono fiducia. Secondo l’istituto di analisi Pew Research più di due terzi degli adulti statunitensi esprimono un’opinione favorevole del loro governo locale, rispetto al 35% per il governo federale, e il 73% delle persone ritiene buona la qualità dei candidati alle cariche locali nelle recenti elezioni.

Ora, è vero che le primarie nei caucus dell’Iowa si sono concluse con un finale incerto, nel quale i due candidati di testa risultano separati da una manciata di voti appena. Tuttavia, «quando c’è un sostanziale pareggio – spiega Chris Cillizza, commentatore politico della Cnn – è inevitabile che abbia maggiore slancio il candidato che aveva le aspettative meno elevate. E questi era chiaramente Buttigieg».

Fino al momento del voto, i sondaggi condotti in Iowa dicevano che Sanders avrebbe vinto. E ancora oggi il senatore del Vermont sembra avere i favori del pronostico in vista della candidatura finale. Eppure «il fatto che Buttigieg, un ex sindaco di 38 anni di una piccola città del Midwest, sia stato in grado di competere con Sanders per un pareggio nei caucus è un risultato straordinario. Buttigieg aveva bisogno di un grande slancio in Iowa. E lo ha avuto anche se con un po’ di ritardo».

Proprio sull’onda di questo slancio i sondaggi nel New Hampshire sembrano promettenti per lui. La rilevazione della Monmouth University – avviata nel giorno del caucus dell’Iowa – dà Sanders al 24% e Buttigieg al 20 (con Biden al 17, Warren al 13 e Klobuchar al 9). Il sondaggio della Suffolk University – realizzato più di recente, quando lo sfondamento di Buttigieg in Iowa era già noto – sono ancora più tosti: Sanders sta al 24 con Buttigieg al 23. Tutti gli altri candidati hanno almeno 10 punti di distacco. «Anche senza una vera e propria vittoria in Iowa – spiega Patrick Murray, l’analista che coordina il sondaggio della Monmouth – la buona prova di Buttigieg può attirare l’attenzione degli elettori, specialmente di quelli interessati a trovare un candidato che sconfiggerà il presidente Trump. Tra questi elettori – molto più che tra quelli appassionati alle politics specifiche – Buttigieg tende a essere molto popolare».

Non è un caso allora se, nella notte tra venerdì e sabato, nel corso del dibattito televisivo tra i candidati democratici nel New Hampshire, Pete Buttigieg abbia cercato di conquistare i consensi dei moderati, degli indipendenti e degli indecisi. Così, alla domanda sul socialismo ha risposto: «non sono interessato alle etichette. Il più grande rischio sarebbe dividere le persone prendendo posizioni estremiste”» E quando il giornalista gli ha chiesto: «Sta attaccando il senatore Sanders?», Buttigieg ha risposto secco: «Sì».

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