Tregua, fino alla prossima guerra Rassegniamoci alle continue scosse, siamo nell’era della stabilità instabile

Per il momento il presidente del Consiglio respira e trova la forza di annunciare che andrà in Parlamento, ma è consapevole che la lotta del leader di Italia Viva continuerà a tempo indeterminato finché solo uno dei due resterà in piedi

Andreas SOLARO / AFP

Come i cittadini dell’Umbria o dell’Abruzzo o dell’alto Lazio che convivono quasi quotidianamente con le piccole scosse sismiche, con quel timore dentro di cui ormai non ci si accorge più tanto è attaccato alla pelle, l’orecchio sempre attento, i nervi che si tendono, così vive il governo Conte, consapevole che la guerricciola di Matteo Renzi continuerà a tempo indeterminato almeno finché uno fra lui e il premier resterà in piedi. Soluzioni strutturali, nisba. Piuttosto una sorta di italianissima “stabilità instabile” nella quale le divergenze parallele – Renzi da una parte ma anche Movimento Cinque Stelle dall’altra col Partito democratico a fare una vita da mediano – dovrebbero miracolosamente reggere l’impatto di problemini quali la stagnazione economica, la lotta al Coronavirus, la Libia, i problemi della sicurezza e della giustizia eccetera eccetera.

Pare proprio questo l’esito di giornate turbolente e difficilmente decifrabili che lo stesso Renzi ha mostrato di voler in qualche modo archiviare, chiedendo per esempio udienza a quel Conte che fino a due giorni fa disdegnava («Che ci vado a fare a Palazzo Chigi. Lo conosco bene, ci ho dormito…»). Un gesto di rasserenamento, subito colto dal premier, a conferma di un clima che nelle ultime 24 ore pare un po’ diverso. «E certo, Matteo ha sparato a salve…», commenta un dirigente Pd di primo piano: superata la grande paura di un assalto renziano a Palazzo Chigi, il senso della frase è che si può tirare avanti fino alla prossima puntata. Tanto più che dal Quirinale sono partiti precisi segnali: il governo Conte continua a essere blindato e Mattarella non prende nemmeno in considerazione l’ipotesi di sciogliere le Camere, come pure ventilato da un Nazareno sempre più insofferente del martellamento dell’ex segretario.

Certo, nessuno può giurare che si sia entrati una vera tregua. Con “Matteo” non si può mai dire. Alcuni pensano che voglia presto passare all’opposizione per “divertirsi” meglio a sparare su un quadro politico che gli fa abbastanza schifo. Si può obiettare che questo vestito lo ha confezionato lui: ma una volta indossati i panni di partner junior del governo si è reso conto che gli sta troppo stretto, il guaio è che il danno ormai lo ha fatto.

Per il momento però Conte respira e trova la forza di annunciare che andrà in Parlamento in qualche modo solennizzando la fine, per adesso, delle ostilità, un cessate il fuoco che però implica un molto più forte impegno sui vari dossier aperti, in primo luogo quello dell’economia, ma contando su un’opinione pubblica abbastanza frastornata e infastidita dalle continue tensioni politiche. Non è affatto escluso, anzi, che prima di andare alle Camere il premier effettui un giro di colloqui con i leader dei partiti di maggioranza per stringere qualche bullone e dare una rinfrescata alle pareti scrostate di Palazzo Chigi. Per ora si dovrebbe chiudere così, non senza rancore e con i soliti nervi scoperti. Fino alla prossima scossa.

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