Stare insieme si può?Sorpresa: Calenda, Boschi, Carfagna, Bonino, Nannicini e Parisi tutti sullo stesso palco

Stefano Parisi, il leader di Energie per l’Italia, oggi partecipa al dibattito organizzato da Azione e ci dice che vanno recuperati gli elettori di Forza Italia che oggi votano Salvini: «Il vuoto è nell’area del centrodestra», non ci servono «leader muscolari che poi hanno l’1 per cento»

Stefano Parisi

Nella settimana del Coronavirus in Italia sembra strano parlare di politica. Ma mentre il Paese reale cerca l’antidoto per sopravvivere alla psicosi collettiva, gli analisti del circo mediatico sono alla ricerca di una risposta ancora più difficile da trovare: perché i vari movimenti e partiti riformisti, popolari e liberali nati in questi mesi non si alleano tra loro per formare un’alternativa concreta al sovranismo di destra e al populismo di sinistra? Un’occasione per svelare l’arcano potrebbe essere l’incontro di oggi al Centro Congressi Rospigliosi di Roma dove Azione riuscirà a riunire nella stessa stanza i tanti esponenti di una possibile “alleanza contro gli stronzi”: Maria Elena Boschi di Italia Viva, Mara Carfagna di Forza Italia, Emma Bonino di PiùEuropa, Tommaso Nannicini del Partito democratico. E forse Carlo Calenda. Tra loro ci sarà anche Stefano Parisi leader di Energie per l’Italia che da mesi propone un modo diverso di formare l’alleanza dei moderati. Niente slogan da talk show ma un piano serio e condiviso per creare una classe dirigente in grado di arrivarci davvero al 10% dei consensi. E magari oltre.

Parisi, il titolo dell’evento di Roma è “Stare insieme si può?”. Più diretto di così.
Mi auguro che non ci siano tanti tatticisimi che si dicano le cose come stanno e dal giorno dopo si inizi a lavorare. Se succede sarà una cosa importante. Se ognuno rimarrà fermo sulla sua posizione e andrà per la sua piccola strada, sarà un’occasione persa. Di leader muscolari che stanno tutto il giorno in televisione e che poi nei sondaggi hanno l’1% ce ne sono troppi. Purtroppo vivono in una bolla mediatica. Sono convinti che siccome la gente li ferma per strada perché li riconosce allora saranno votati da folle oceaniche. Non è così. Per arrivare a una forza unica del 10% bisogna dire delle cose serie. Fare una casa comune con una rete sul territorio e un gruppo dirigenziale con un pensiero politico nuovo. Le forze liberali sono state sconfitte e se non ci rimettiamo in discussione nell’offerta politica rimarremo sempre all’1 o 2%.

Perché non va mai in televisione?
Penso che in questo momento non ci sia bisogno di sparare slogan in un talk show. Bisogna costruire una casa politica. Quando l’avremo costruita, andremo in televisione a comunicarla. Il problema è che si pensa di poter creare una forza politica a due mesi dalle elezioni con una fusione fredda tra partitini. Abbiamo visto la quarta gamba del centrodestra che fine ha fatto: sette partitini hanno fatto l’1% e una volta eletti si sono divisi in tanti gruppini parlamentari, Bisogna ricostruire partendo dai valori che ci accomunano. Una volta capito, col tempo si amalgama e si rende omogeneo un gruppo dirigente con un’idea chiara che proponga soluzioni e non denunci soltanto i problemi. Però bisogna chiarire un equivoco.

Quale?
Il vuoto è soprattutto nell’area del centrodestra. A sinistra è già avvenuto quasi tutto. Ci sono state due scissioni e cinque partiti. Se il tema è il conflitto Renzi-Calenda, o il “tutti contro Emiliano”, non si capisce dov’è davvero la prateria politica. Il problema non è togliere voti a Zingaretti, ma recuperare la gente che ha votato Salvini e riportarla a sostenere una forza più capace di rappresentarla.

Si dà una scadenza per realizzare questo progetto?
Entro le prossime elezioni politiche. Ma c’è tutto il tempo perché si voterà tra tanti mesi. Credo si andrà verso un sistema proporzionale. Putroppo le elezioni regionali di maggio esaspereranno il clima. Non aiuteranno a costruire una forza indipendente da centrodestra e centrosinistra. Ognuno sarà attratto da un polo.

Calenda in un’intervista a Repubblica ha fatto capire che tranne in Puglia si alleerà alle regionali con il Partito democratico.
Che vada col Pd. Ci vedremo dopo. Vorrei evitare la logica “da sconfitti” per cui ci si attacca a Salvini o Zingaretti come una bandiera contro qualcuno. Spero di sbagliarmi ma la linea politica di Azione ha poco a che fare con la costruzione di un nuovo soggetto liberale, popolare e riformista che dovrebbe occupare il centro dello schieramento politico. Però ogni momento di confronto è prezioso. Speriamo che possa uscire qualcosa di utile.

Un vostro interlocutore potrebbe essere Mara Carfagna?
Ha avuto il coraggio di prendere le distanze in modo chiaro da una Forza Italia ormai morta e al rimorchio di Salvini. Ha capito che il suo credo non rientra in quella cornice. Bisogna ricostruire un’area politica per quegli gli elettori che votarono Forza Italia. Erano più di 15 milioni. Alcuni di loro votano Salvini perché non c’è altro. Altri invece se ne stanno a casa e non votano più. Mara, assieme ad altri, può costruire questa nuova casa. In fondo Energie per l’Italia è nata per questo motivo. Poi abbiamo avuto un enorme ostilità da parte di Forza Italia. O i partiti si rinnovano da dentro o arriva qualcuno da fuori a coprire quello spazio politico.

Quello spazio lo ha preso prima il Movimento Cinque Stelle e ora Salvini e Meloni.
Gli italiani hanno votato il Movimento Cinque Stelle e ora votano Salvini perché sono stati bravi a usare una retorica antipolitica contro i due partiti del sistema: Forza Italia e Partito democratico. Hanno governato per vent’anni senza affrontare i nodi strutturali di questo Paese. il problema dell’inefficienza della spesa pubblica, della scuola che non funziona, dell’Università autoreferenziate. E gli italiani si sono arrabbiati.

Quale potrebbe essere l’idea forte capace di rappresentare questo popolo arrabbiato?
Liberare l’Italia dal debito pubblico, dalla spesa inutile e dalla la pressione fiscale. Se non si blocca la spesa pubblica improduttiva gli investimenti non ci saranno. Tutti sanno che la burocrazia, le tasse e la giustizia sono il freno allo sviluppo di questo Paese. Ormai lo hanno capito tutti gli italiani, non soltanto gli imprenditori i commercianti e gli artigiani. Questo Stato arrogante ci considera dei sudditi e tassa oltre il 50 per cento del nostro reddito per poi spendere in modo inefficiente.

Non sembra un linguaggio da moderato.
Non dobbiamo essere moderati. Dobbiamo proporre riforme drastiche, radicali. Dobbiamo rivolgerci a quelli che hanno voglia di tirarsi su le maniche, sapendo che non è col pietismo o con l’assistenzialismo che si risolvono i problemi della povertà. Bisogna dare a tutti, anche agli ultimi l’opportunità di crescere nel benessere. Capovolgere completamente le logiche della politica italiana.

Scontenterà qualcuno.
Guardi che una forza politica non deve mica porsi l’obiettivo di prendere il 100% dei voti. Deve dare una rappresentanza politica a chi si sente insoddisfatto. E ce ne sono tanti.

Parli a loro. Sui temi della giustizia qual è la posizione di Energie per l’Italia?
Siamo per la separazione carriere, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, riforma del Csm, e separazione dei poteri tra magistratura e politica, reintroducendo l’immunità parlamentare, abolendo la norma sul traffico di influenza e lo spazza corrotti. Tutto quello che fa di un politico un potenziale criminale. Per fortuna su questi temi siamo d’accordo con +Europa, Carfagna e Calenda.

Immagino anche sulla riforma Bonafede della prescrizione.
Non si dicute più del motivo per cui Italia Viva è contraria alla legge sulla prescrizione, ma il tema è diventato Renzi contro Conte. Il problema è che in Italia è in corso un processo di demolizione dello stato di diritto che parte dal 1994 e arriva fino a Davigo di oggi, sostenuto da una pressione mediatica giudiziaria gigantesca. E i partiti ricattabili e cedevoli hanno fatto leggi che hanno portato allo sfacelo di oggi.

Cosa pensa del referendum per il taglio dei parlamentari?
Voteremo no. Non perché il numero dei parlamentari d’Italia non sia sufficiente, ma perché pensiamo che una riforma delle istituzioni non possa essere fatta a rimorchio del Movimento 5 Stelle. Dai vitalizi agli stipendi per i manager pubblici fino alla riduzione dei parlamentari siamo ostaggio dell’antipolitica grillina. Certo, serve una riforma seria delle istituzioni questo Paese.

Cosa proponete?
Eliminare il bicameralismo, dare più poteri al presidente del Consiglio, tra cui il diritto di sciogliere le Camere e introdurrei la sfiducia costruttiva alla tedesca. Sono per cambiare le cose, ma non seguendo i principi degli ignoranti che hanno usato l’antipolitica per raggiungere risultati miseri in tutti i campi. Il Paese è migliore di questa classe politica che non ha un gruppo dirigente decente e mette Di Maio agli Esteri. Dopo questo sfacelo sarà difficile recuperare dall’astensione chi si era fidato di loro.

Partito democratico no, Movimento Cinque Stelle no, si allerebbe con una Lega guidata da Giorgetti?
Le cose che dice Giorgetti sono condivisibili. Ma sono diametralmente opposte a quelle di Salvini. Non si capisce se Giorgetti sia la faccia buona di Salvini o se queste siano due tendenze diverse di un partito monocratico. Una delle due è destinata a soccombere. E poi mi sembra difficile che possa esserci una Lega guidata da Giorgetti. Non è un pilota ma un aiuto pilota molto bravo. Lo ha fatto già egregiamente con Bossi e con Maroni.

Molti dicono che Salvini non potrà rimanere incendiario per sempre.
Se Salvini vuole guidare il governo del Paese deve sciogliere due nodi fondamentali. Il primo è la comunicazione. Quando faceva il ministro dell’Interno è riuscito a fare sia il governo che l’opposizione. Ha funzionato. La condizione di quel governo debole glielo permetteva. Ora però sta all’opposizione. Rischia di consumarsi nella continua esposizione personale. In Emilia Romagna ha fatto lo stesso errore di Renzi col referendum: ha concentrato solo su di sé lo scontro e ha unito tutti contro di lui. Ha generato molte aspettative sui suoi potenziali elettori, quando sarà al governo dovrà risolvere i problemi, non solo denunciarli. Il secondo è che ha un gigantesco problema di relazioni internazionali.

E Meloni?
Ha fatto delle cose giuste in Europa, è molto lineare nei rapporti internazionali. Ha una posizione occidentale e non ha sbandato sulla Russia. Se vuole guidare il centrodestra deve sapere che ci sarà sempre un pezzo di destra liberale e popolare. Può interpretarlo lei o aprire in maniera netta a una forza nuova che vada in questa direzione. Tutte e due le strade sono buone. Però deve fare passi in avanti. Ora ha triplicato i voti, non ha bisogno per forza di accontentare il suo zoccolo duro. Può avere l’ambizione di essere la leader moderata del centrodestra occidentale, europeo per il ibero mercato. Può lasciare che questo accada naturalmente. Ha più chance lei di Salvini che è prigioniero della sua retorica. Difficile passare da felpa e Nutella a giacca e cravatta.

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