Celebrity HuntedEcco il modo migliore per rendere insopportabile la nostra quarantena

Un “Guardie e Ladri” con mezzi sofisticati, ma l’inseguimento dei famosi per tutta Italia non riesce mai a essere credibile. Fa venir voglia di buttare il telecomando, se non fosse in streaming

Non è solo il tempismo il problema. Ad affondare Celebrity Hunted, il primo adventure game italiano prodotto da Amazon Prime (per cui, si capisce, ci si aspettava anche molto) e visibile dallo scorso 17 marzo, è l’inverosimiglianza di tutta l’operazione. Il gioco è anche semplice: otto vip, tra cui Francesco Totti e Fedez, fuggono per l’Italia inseguiti da una squadra di investigatori, guidati da un ex analista strategico del Sisde (i servizi segreti italiani). A loro disposizione hanno una carta prepagata da cui possono ritirare 70 euro al giorno, ma quando lo fanno, vengono rilevati dai bancomat. Hanno anche un telefono cellulare che non naviga su internet e quando lo accendono, il segnale viene captato dai cacciatori.

Appassionante? Solo sulla carta, purtroppo. Vuoi il montaggio un po’ tamarro, vuoi la debolezza della struttura, il tutto si risolve in un lunghissimo e costosissimo nascondino.

È un peccato: il cittadino in quarantena che cercava un po’ di svago finisce per irritarsi, perché il gioco – nella sua finzione e anche nella sua realtà – non regge fin da subito. C’è Totti che gira per Roma e già questo suscita stupore. Si nasconde in un’autorimessa e inganna ex investigatori che sono stati ai vertici di organizzazioni nazionali con un trucco elementare (non temiamo gli spoiler: fa uscire un suo quasi sosia). Alla fine della prima puntata si rifugia in un monastero fuori da Roma, si lamenta per il cuscino («Questo passa il convento»), va in Chiesa e poi in tonaca sul campetto. Ora et labora et gioca a calcio.

Claudio Santamaria e la moglie Francesca Barra trovano riparo in un teatro, ma nel continuo cambio di automobili, mezzi di trasporto, taxi, non si capisce perché a un certo punto si nascondano in due cassoni. Fedez scappa insieme a Luis Sal a bordo di un carro funebre, per finire spersi sulle montagne del centro Italia. Diana Del Bufalo e Cristiano Caccamo, gli unici con un minimo di strategia, decidono per la fuga via Tevere, con un pizzico di suspence così malriuscita che fa venir voglia di buttare il telecomando, se non fosse in streaming: il complice con la barca non si presenta in tempo, i cacciatori li raggiungono, i fuggitivi riescono a salire all’ultimo, il motore si inceppa, l’inseguitore si avvicina e zac, il motore parte. Per fortuna c’è Costantino della Gherardesca, che corre da solo e lo salva l’aplomb aristocratico,

Oltre alle inevitabili sviste – i cameramen che girano sempre con gli inseguiti, e li si vede perfino dalle inquadrature fatte con i droni – le cadute di ritmo, le interpretazioni scolastiche, c’è una poco credibile centrale di polizia dal livello di un film hollywoodiano che coordina le ricerche dei vari emissari sul campo, cioè coppie di cacciatori che in auto macinano chilometri su e giù per la penisola.

Ma, come si diceva, la verosimiglianza è solo uno dei problemi. L’altro è il tempismo. Celebrity Hunted è uscito nel peggior momento possibile: girato in un’era che ormai si può definire pre-covidiana, sembra provenire da una galassia esplosa milioni di anni fa. Un altro mondo, fatto di abbracci, corse all’aperto, folle sui marciapiedi, pullmini stipati di persone: scene della realtà fino all’altroieri che oggi suscitano solo riflessi allarmati («Non assembratevi», vien da dire) e inquietudine.

Cosa resta? Tanti bei posti. Paesini di campagna, montagne sperdute tra Abruzzo e Molise, strade toscane, monasteri isolati. Tutta quella Italia che finisce nelle vetrine di Geo & Geo e che, a vederla oggi, appare più irraggiungibile che mai. «Quasi quasi ci vado», si pensava una volta. Altre velleità: adesso che è già tanto raggiungere il supermercato dietro casa, ci si limita a prendere nota. Con qualche speranza. Prima o poi, si vedrà.