Vasto programmaLa Francia ha sottovalutato il coronavirus, oppure no?

Parigi ha deciso di tenere un approccio molto leggero: poche limitazioni, scuole aperte in gran parte del paese, molte rassicurazioni da parte delle autorità. I francesi sono convinti di riuscire a gestire il picco dei malati, quando arriverà. Sarà interessante capire se hanno ragione

La Francia è il secondo paese europeo per contagiati in Europa dopo l’Italia. Non sono ancora state prese misure drastiche, se non il divieto per le manifestazioni con più di 1.000 persone, e la decisione di far svolgere a porte chiuse il campionato di calcio fino a metà aprile. I francesi continuano a condurre una vita normalissima tranne nelle zone più colpite come l’Oise e l’Alto Reno, dove le scuole sono state chiuse, e la provincia di Ajaccio, che ha anche vietato le manifestazioni con più di 50 persone.

Il ministro della Salute, Olivier Véran, ha comunicato l’11 marzo che i contagiati sono 2281, più di 500 rispetto a ieri, 48 persone sono morte, 15 più di ieri, e 108 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva. La politica del governo però, non cambierà: «Il virus non circola ancora attivamente sul nostro territorio», ha detto il ministro.

Emmanuel Macron terrà un discorso alla nazione giovedì alle 20, per aggiornare i francesi sulla situazione sanitaria.

Un Piano dettagliato con largo anticipo

Il governo francese ha fin dai primi casi aggiornato e dettagliato il piano previsto in caso di pandemia. L’esecutivo ha investito molto nel comunicare ai francesi le varie fasi della sua strategia per affrontare il virus, cercando di preparare il terreno a tutte le misure concrete che dovrà adottare, in funzione dell’evoluzione della malattia. Olivier Véran, nominato da poco per sostituire Agnès Buzyn, candidata alle elezioni comunali Parigi, è diventato uno dei politici più conosciuti dai francesi, a causa dei suoi numerosissimi interventi pubblici.

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Il piano messo a punto dal ministero della Sanità prevede tre fasi, tutte pensate per ritardare il più possibile il cosiddetto “picco epidemico”, cioè il momento in cui la diffusione del virus sarà massima e gli ospedali saranno messi notevolmente sotto pressione (come avvenuto in Lombardia).

1-Nella prima fase, l’obiettivo è impedire che il virus entri nel territorio nazionale, ecco perché sono state messe in atto delle misure di quarantena per le persone che sono entrate nel paese da zone a rischio. Misure restrittive verso chi rientrava dalla Cina all’inizio, dal Nord Italia successivamente.

2-Una volta accertato l’ingresso del virus in Francia, il ministero della Salute è passato al secondo stadio: rallentare la diffusione della malattia nel paese, prendendo misure restrittive nelle zone interessate dai focolai come la chiusura delle scuole. I grandi eventi con più di mille partecipanti come maratone, gare sportive, fiere, saloni, sono stati sospesi. Teatri, cinema, università continuano a funzionare normalmente, e non ci sono restrizioni alla circolazione. La Francia si trova al momento in questa fase.

3-Quando ormai l’epidemia non sarà più considerata contenibile, il paese passerà alla terza fase, pensata per attenuarne gli effetti. «Il Paese non smetterà di funzionare», ha detto Sibeth Ndiayé, portavoce del governo, ma le attività collettive subiranno forti limitazioni, il sistema ospedaliero sarà interamente mobilitato per assicurare l’accoglienza ai pazienti e potranno essere prese misure che limitano la circolazione.

Un numero molto basso di tamponi

La Francia ha deciso di non comunicare il numero di tamponi che ha finora effettuato, e ha comunque scelto una strategia diversa rispetto all’Italia e alla Germania. Le autorità sanitarie, che riescono a effettuare circa 2.000 test al giorno (all’inizio la capacità era di circa 500), testano soltanto le persone con sintomi e le personalità istituzionali che hanno avuto contatti sospetti. Chi ritiene di essere a rischio deve compilare un questionario chiamando il 15, il numero delle urgenze ospedaliere, e avere il parere positivo di un infettivologo, che poi provvede a inoltrare i dati agli ospedali attrezzati. «Non vogliamo censire il 100% dei malati, testare soltanto le persone con sintomi ci permette di trovare la gran maggioranza degli infetti» ha spiegato Bruno Coignard, direttore generale della direzione malattie infettive del ministero della Sanità.

La situazione, in ogni caso, non è omogenea: i criteri sono diversi a seconda dello stato di avanzamento della malattia nei dipartimenti (l’equivalente delle nostre province). Se la zona è poco infetta, l’obiettivo resta quello di testare tutti i casi sospetti per cercare di isolare subito un possibile focolaio. Ma in alcuni ospedali, come ha documentato Il Monde, la politica è più restrittiva: «Non siamo in grado di testare tutti quelli che ce lo chiedono», ha detto Marc Noizet, capo del pronto soccorso dell’ospedale Emile-Muller di Mulhouse (Alto-Reno), annunciando di effettuare il tampone soltanto ai pazienti «ricoverati e che presentano dei criteri di severità». Secondo France 3, l’azienda bioMérieux è riuscita a produrre un test in grado di dare dei risultati istantanei. Questa tipologia di tampone avrebbe già ricevuto l’approvazione clinica, e sarà disponibile a partire da fine marzo.

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Rassicurare la popolazione

Il governo francese ha deciso di tenere un comportamento coerente e proporzionato, e soprattutto graduale. In primo luogo ha mandato più volte messaggi rassicuranti, anche simbolici: il 6 marzo Emmanuel Macron e sua moglie sono andati a vedere uno spettacolo al teatro Antoine di Parigi. Uscendo dallo sala, il presidente ha detto che «la vita continua. Non c’è alcuna ragione, tranne per chi è più fragile, di modificare le nostre abitudini». Allo stesso tempo, Macron è stato chiaro nel non escludere mai misure più restrittive, qualora la situazione diventasse più grave: «Non siamo che all’inizio dell’epidemia. Bisogna essere chiari, lucidi», ha detto martedì, dopo aver visitato il centro di smistamento delle telefonate del pronto soccorso di Parigi. Tuttavia, il governo ha detto più volte di non voler rinviare le elezioni comunali previste in tutto il paese questa domenica, e di «non voler fermare tutto il paese». Disneyland Paris, ad esempio, non è stata chiusa nonostante tre impiegati del parco siano risultati positivi al test, e la direzione ha detto che per ora non è prevista una misura del genere.

Le autorità francesi non hanno per ora la percezione di vivere una vera e propria crisi, come dimostra questo estratto del discorso tenuto a Parigi da Emmanuel Macron per la prima giornata europea di ricordo delle vittime per terrorismo. Il presidente non sta parlando di coronavirus, ma il singolo tweet sul social network potrebbe tranquillamente essere travisato.

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Insomma, la popolazione non potrà essere così sorpresa se si dovesse passare al terzo stadio del piano (è questione di giorni), anche perché difficilmente verranno adottate restrizioni draconiane come quelle italiane.

Questo nonostante la curva dei malati della prima fase del contagio, che vede la Francia una decina di giorni dietro all’Italia, sia praticamente identica a quella italiana. È possibile che i francesi, come ha spiegato il ministro della Sanità, ritengano le proprie strutture sanitarie in grado di far fronte al picco epidemico, anche perché in queste settimane di relativa calma i reparti di terapia intensiva sono stati rinforzati, e le attività normali degli ospedali notevolmente ridotte.