Creatore di creativiChi è Matteo Cantaluppi, la mano invisibile che muove il pop italiano

Ha lanciato i Thegiornalisti e gli Ex-Otago, lavora con Dente, Gabbani, Bugo e c’è il suo zampino nel ritorno di Gabbani a Sanremo, nella reunion dei Ricchi e Poveri e, in generale, nel sapore anni ’80 che hanno oggi le canzoni

Per creare musica serve un musicista. Ma per creare un musicista, serve un produttore. E se l’assioma è valido anche per il panorama pop italiano contemporaneo, si può dire senza paura di smentita che oggi a fare musica, qui, sia una persona sola: Matteo Cantaluppi.

Non è un mistero. C’è lui dietro all’ultimo disco di Dente, e alla sua conversione a un pop più aperto. C’è sempre lui nel recupero de Le Vibrazioni, dopo cinque anni di silenzio, con un bel pezzo sanremese di ampio respiro. Ha accompagnato Francesco Gabbani nel suo ritorno a Sanremo, curando con lui “Viceversa” e c’è il suo zampino anche nella storia reunion dei Ricchi e Poveri, aendo collaborato alla loro cover di “Everlasting Love”.

Ma non solo: a leggere le sue collaborazioni, sembra di vedere l’elenco delle hit radiofoniche degli ultimi anni. Merito suo sono i Thegiornalisti e il loro sound caratteristico, ma anche gli Ex-Otago (li ha fatti cantare con Max Pezzali), e Bugo, tantissimo Canova, l’ultima Arisa, Fast Animals and Slow Kids, Dardust, Paletti, Riva, Telestar. E altri ancora. In tutto questo ha fondato il suo Mono Studio a Milano e non si è fatto mancare lo sfizio di un personale album di elettronica strumentale, insieme a Baffo Banfi.

Non male. Per il produttore di origini alessandrine ed excursus berlinesi (agli Ufo Studios, dove tra le altre cose ha imparato ad amare i Moderat), il livello di paragone – considerate le dimensioni del mercato musicale italiano – è quello di Max Martin, solo che il suo contributo è a 360 gradi (è fonico, compositore, arrangiatore) e soprattutto il “suo” pop, cioè l’impronta che cerca di dare nelle canzoni e nelle sonorità degli artisti, guarda agli anni ’80 italiani. Il revival che tutti hanno sotto gli occhi (e nelle orecchie) è anche opera sua.

Sull’argomento ha le idee chiare. Il pop – secondo un assioma in stile Boskov – è quando le canzoni vendono. Come ha spiegato in un’intervista su Rockit di qualche anno fa, «un album di canzonette che non fa successo non è pop» in modo autentico. Più che una frecciatina al mondo autoreferenziale del cantautorato (ormai al tramonto, del resto), è una presa di posizione nei confronti di certe compagini indie, ferme a metà del guado: hanno sonorità e potenzialità pop, ma non le sfruttano e preferiscono chiudersi in un circolo ristretto ed elitario, a suo dire, «snob». Anche perché spesso le ragioni di questo distacco sfuggono all’evidenza: «Sono canzonette con un sound più spinto». In altre parole, «l’indie non fa musica sperimentale».

Il suo compito è un altro. Valorizzare il pop italiano, in primo luogo, che a suo avviso può vantare una tradizione. Non è ricca senza dubbio come in Inghilterra o negli Stati Uniti, ma comunque da non perdere per strada. E poi lanciare i suoi artisti. Un lavoro complesso, che arriva a raggiungere profondità filosofiche (chiedersi dove si vuole andare, quando si produce un disco, è anche questo) e un costante lavoro quotidiano sui suoni, i testi, le melodie, i rapporti con il mondo delle radio, le public relation, il marketing. E soprattutto quello con gli artisti sugli artisti stessi. Serve sapere assecondare i caratteri, le ambizioni e i talenti.

«Un approccio filosofico/psicologico» è quello più corretto. Il produttore si fa a un tempo levatrice, ma anche assistente, motivatore personale, guida all’ispirazione. L’importante è capire fin da subito che non sia tempo sprecato: «Io cerco l’autenticità dell’artista». Concetto diffcile da spiegare: implica una verità personale e, soprattutto, sincerità – musicale, si intende – da parte di chi si ha di fronte. Per vederla Cantaluppi deve parlare con l’artista e conoscerlo. Poi si parte per lavorare insieme. Se c’è potenziale, arriveranno i concerti, gli applausi e il successo. E una nuova pagina per il pop italiano.