Esercizi spirituali e non soloIl Papa ha il raffreddore e continua a combattere i virus della Chiesa

Bergoglio ha annullato la sua presenza ad alcuni incontri ufficiali, ma nel discorso inviato ai Legionari di Cristo ha denunciato i comportamenti delittuosi del fondatore. Gli scandali francesi, la task force vaticana per la protezione dei minori, la visione aperturista contro le discriminazioni

Una Quaresima nel vero senso della parola per Papa Francesco, che sin dal giorno iniziale, quello delle Ceneri, continua a essere scandita da raffreddore e tosse. Peggiorati, l’uno e l’altra, dall’aver partecipato, proprio mercoledì 26 febbraio, prima all’udienza generale del mattino in piazza San Pietro e poi, il pomeriggio, alla messa stazionale a Santa Sabina, dove si è visto Bergoglio soffiarsi ripetutamente il naso e parlare con voce roca.

Un’indisposizione che ha spinto il Papa, già, l’indomani, a «restare negli ambienti vicini a Santa Marta» – come dichiarato da Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede – e ad annullare la partecipazione alla liturgia penitenziale in San Giovanni in Laterano, affidando la lettura del relativo discorso al cardinale vicario Angelo De Donatis. Annullate così anche l’udienza ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita (28 febbraio) e quelle ai componenti del Gruppo internazionale di Bioetica e ai partecipanti al Capitolo generale dei Legionari di Cristo (29 febbraio).

Da qui il rincorrersi di notizie, tanto sul web quanto sui media, di un Francesco affetto da coronavirus, la cui origine sarebbe da ricondurre, secondo le inesorabili bufale, all’incontro con la donna orientale strattonata in piazza San Pietro il 31 dicembre e poi incontrata, a margine dell’udienza generale del mercoledì, l’8 gennaio scorso.

Supposizioni tutte smentite dal fatto che il Papa ha comunque continuato a ricevere, in questi stessi giorni, le persone dopo la celebrazione mattutina della Messa a Santa Marta e a proseguire con gli altri appuntamenti in agenda, come, ad esempio, l’incontro con la rappresentanza del Global Catholic Climate Movement (27 febbraio) o quelli con due nunzi apostolici e il prefetto della Congregazione per i Vescovi (29 febbraio).

Ieri si è poi affacciato dal Palazzo Apostolico per la consueta recita dell’Angelus domenicale, notificando, dopo la benedizione apostolica, che non avrebbe comunque partecipato «agli Esercizi spirituali della Curia Romana, che questa sera inizieranno ad Ariccia. Purtroppo, il raffreddore mi costringe a non partecipare, quest’anno: seguirò da qui le meditazioni. Mi unisco spiritualmente alla Curia e a tutte le persone che stanno vivendo momenti di preghiera, facendo gli Esercizi spirituali a casa».

Insomma, un semplice raffreddore stagionale che il Papa 83enne intende curare con maggiore accortezza. Anche perché, come da lui stesso detto, giorni fa, ad alcuni collaboratori, «i virus in Vaticano sono altri».

A partire da quel clericalismo più volte denunciato da Francesco come atteggiamento elitario, autoritario ed egoistico, che è all’origine degli «abusi di potere, economici, di coscienza, sessuali». (Christus vivit, nr. 98). Pur senza farne menzione esplicita, il Papa ha indicato un esempio di tale clericalismo in Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo e del movimento Regnum Christi, che un recente report, curato dalla sua congregazione religiosa, ha indicato come stupratore di 60 minori. Per oltre 60 anni il fondatore e alcuni dei suoi religiosi hanno potuto agire indisturbati, forti di una fama di totale fedeltà alla “retta dottrina” e di un’enorme ricchezza, accumulata tramite donazioni. Ricchezza utilizzata, secondo l’inchiesta di Jason Berry e Gerald Renner, anche per tenere in essere un meccanismo di regalie a potenti uomini di curia come i cardinali Angelo Sodano, Stanisław Dziwisz (già segretario personale di Giovanni Paolo II), Eduardo Martínez Somalo e Franc Rodé.

Nel discorso inviato sabato ai partecipanti al Capitolo generale dei Legionari di Cristo e alle Assemblee generali delle consacrate e dei laici consacrati del Regnum Christi, che hanno rinnovato il loro direttivo dal 9 al 15 febbraio, Bergoglio ha infatti dichiarato: «I comportamenti delittuosi tenuti dal vostro fondatore, il P. Marcial Maciel Degollado, che sono emersi nella loro gravità, hanno prodotto in tutta l’ampia realtà del Regnum Christi una forte crisi tanto istituzionale quanto delle singole persone. Infatti, da una parte non si può negare che egli è stato il fondatore “storico” di tutta la realtà che rappresentate, ma dall’altra non lo potete ritenere come un esempio di santità da imitare. È riuscito a farsi considerare un punto di riferimento, mediante una illusione che era riuscito a creare con la sua doppia vita».

Sempre sabato il Papa ha ricevuto l’arcivescovo Celestino Migliore, nunzio apostolico in Francia, col quale, come appreso da Linkiesta, si è anche parlato della recente inchiesta condotta dalla Communauté de L’Arche (associazioni che accolgono persone adulte con disabilità intellettiva) sul fondatore Jean Vanier, morto 91enne a Parigi il 7 maggio 2019. L’indagine – i cui risultati sono stati resi noti il 22 febbraio tra lo “stupore” e il “dolore” della Conferenza episcopale francese – ha appurato che il filosofo e teologo laico d’origine canadese ha abusato di almeno sei donne non disabili tra il 1970 e il 2005, “usando il suo ascendente per approfittare di loro” attraverso pratiche sessuali presentate come mistiche e condotte insieme col domenicano Thomas Philippe, suo padre spirituale.

Oggetto dell’incontro anche il procedimento penale francese a carico dell’ex nunzio apostolico Luigi Ventura, accusato di molestie sessuali su giovani funzionari del Municipio di Parigi. Dopo avergli revocato l’immunità diplomatica l’8 luglio 2019, Bergoglio ha accettato le dimissioni di Ventura, il 17 dicembre scorso, otto giorni dopo il 75° compleanno del presule e lo stesso giorno della promulgazione dell’Istruzione Sulla riservatezza delle cause, che ha abolito il segreto pontificio sui casi di abusi sessuali commessi da chierici.

Non a caso, a poco più di un anno dell’incontro vaticano “La protezione dei minori nella Chiesa”, il 28 febbraio il Papa ha istituito l’annunciata task force per assistere le Conferenze episcopali e gli Istituti religiosi nella preparazione e nell’aggiornamento delle linee guida in materia di tutela dei minori e di adulti in stato di vulnerabilità. A presiedere il gruppo di lavoro il Sostituto alla Segreteria di Stato Edgar Peña Parra, coadiuvato dal gesuita Hans Zollner, da mons. Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della fede, e da due cardinali: il bergogliano Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, e il ratzingeriano Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. L’uno e l’altro, però, accomunati da una visione aperturista verso le persone omosessuali nell’ottica di condanna di ogni forma di ingiusta discriminazione, persecuzione o abuso.

Visione di accoglienza che è propria anche del gesuita Pietro Bovati, segretario della Pontificia Commissione Biblica e predicatore degli Esercizi spirituali alla Curia in corso ad Ariccia, che è tra gli autori del recente studio specialistico, commissionato dallo stesso Francesco, Che cosa è l’uomo. Un itinerario di antropologia biblica. In esso viene spiegato che il racconto genesiaco della distruzione di Sodoma «non intende presentare l’immagine di un’intera città dominata da brame incontenibili di natura omosessuale», quanto piuttosto denunciare «la condotta di una entità sociale e politica che non vuole accogliere con rispetto lo straniero, e pretende perciò di umiliarlo, costringendolo con la forza a subire un infamante trattamento di sottomissione».

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