DimenticatiCome cambierà il lavoro delle forze dell’ordine dopo il virus, per quelle più fortunate

Polizia, carabinieri, vigili del fuoco, militari, Guardia di Finanza, Marina Militare. Forze armate e forze dell’ordine si stanno preparando al post coronavirus, con non pochi problemi per alcuni reparti

Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco, militari, Guardia di Finanza. Dopo medici e infermieri, sono i componenti delle forze dell’ordine e dell’arma a essere i più esposti al contagio del coronavirus.

I poliziotti positivi al tampone al 6 aprile, ultimi dati disponibili, sono 325, mentre quelli in quarantena almeno 2000 e due i deceduti. Sono invece 536 i contagi totali nell’arma dei Carabinieri e 7 i deceduti. Non è possibile dare le stime precise per i militari – anche perché i componenti delle forze armate, una volta che si ammalano o in questo caso che vengono contagiati, escono dall’area di competenza del comando e vengono presi in custodia del servizio sanitario nazionale- mentre i vigili del fuoco ricoverati sono 136, 128 i contagiati in isolamento e 5 i deceduti.

Numeri frutto di una professione che non può sottostare in toto alle norme più stingenti dell’emergenza sanitaria, come evitare il contatto fisico con altre persone o la condivisione di spazi ristetti (un esempio è la volante per carabinieri e polizia). Allo stesso tempo, è parziale in molti reparti l’utilizzo dello smart working, per motivi sia di scarsa strumentazioni sia di impossibilità pratica.

Come possono quindi le forze dell’ordine modificare i caratteri del proprio lavoro per adattarsi al post coronavirus? Ma soprattutto, sono in grado e hanno gli strumenti adatti per poterlo fare?

Polizia
«Al momento non ci sono sostanziali novità sul fonte della polizia, in quanto le forze impiegate sono al 90 per cento concentrate sul versate contenimento» spiega Daniele Tissone, segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil. «Le misure attuate negli uffici sono e saranno quelle volte a favorire il lavoro agile, la possibilità di lavorare da casa e il distanziamento tra i componenti dei reparti. L’iter che subirà il lavoro del poliziotto e le dinamiche interne a una caserma penso saranno quelle che generalmente spetteranno gli altri uffici al pubblico».

La riapertura sarà quindi graduale, caratterizzata da un reimpiego scaglionato del personale negli uffici migrazione, uffici passaporto e in quelli che gestiscono i permessi e la detenzione di armi. Il problema, tuttavia, sorge sul versante del lavoro da remoto. «In questo frangente paghiamo il prezzo di una digitalizzazione arretrata della pubblica amministrazione, che non permette, per esempio, il ritiro o la richiesta di un passaporto esclusivamente via web. È certamente un passaggio più complesso, e anche per questo motivo il nostro reparto si dovrà attrezzare per ricevere il pubblico con nuove formule telematiche e digitali» continua Tissone.

Quanto alle azioni sul campo, la vicinanza in una volante, il contatto fisico durante un arresto o una perquisizione sono pratiche che difficilmente avranno applicazioni alternative. «Dove è stato possibile è stato introdotta la modalità di alternanza tra il personale, con l’aggiunta della sanificazione dei locali e l’uso di dispositivi di protezione personali. Le preoccupazioni per il personale del reparto mobile sono comunque alte, ma è anche vero che è difficile pensare a soluzioni diverse di carattere pratico» aggiunge il segretario generale.

Guardia di finanza
Storia diversa invece per la Guardia di Finanza. La percezione delle fiamme gialle, infatti, è quella di poter ammortizzare il colpo di un radicale cambio del proprio mestiere. «Stiamo registrando che alcuni tipi di mansioni per la Gdf, corpo prevalentemente di indagine economico patrimoniale, possono essere tranquillamente spostati sul telelavoro» dice Francesco Zavattolo, segretario generale del Silf (Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri).

«Trattando argomenti delicati e dati sensibili, occorre potenziare la struttura presente. In senso pratico, si investirà sulle infrastrutture tecnologiche che permettono di far connettere il finanziere al sistema informatico del Corpo, che è la porta di accesso al nostro sistema informatico, attraverso delle Vpn (Virtual Private Network), ovvero delle reti capaci di criptare le informazioni».

Tra le tre forza in esame la Guardia di Finanza è sicuramente quella per cui la migrazione tecnologica sarà più agile. «Il lavoro da casa inciderebbe inoltre sui costi del vitto e del pendolarismo a cui sono costretti alcuni dipendenti. Spero che la nostra amministrazione da questo periodo drammatico possa cogliere un’opportunità di investimento anche i termini di risorse umane specializzate», commenta ancora Zavattolo.

Esercito Italiano
Per l’esercito italiano è invece ancora troppo presto per pensare al riadattamento della professione. Dalle testimonianze di una fonte interna emerge come le problematiche per i militari in forze siano altre: le caserme vetuste o addirittura dismesse, con servizi igienici in comune, camerate dove tutt’ora dormono assembrate più persone, sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano un portafoglio immobiliare dell’Esercito non adeguato a seguire le dinamiche e lo sviluppo del virus.

I contrasti tra i vertici interni, continua la fonte, mettono in dubbio anche le libertà basilari dei militari. I dispositivi di protezione personale, oltre a non essere sufficienti per tutto il personale, sono spesso vietati in quanto non «omogenei con il vestiario con cui ci si presenta in pubblico».

In questi ultimi giorni, inoltre, una norma salva comandanti (molto simile a quella per i responsabili politici e amministrativi degli ospedali) è stata proposta e quasi approvata in commissione difesa – fermata solo grazie all’intervento dei membri del Pd. La norma prevedeva che in caso di utilizzo del personale nell’emergenza coronavirus, i comandati venissero depenalizzati da eventuali responsabilità penali.

«Viviamo in una condizione allarmante, l’Esercito non si è dimostrato sensibile al problema Covid-19 e probabilmente se la situazione non migliorerà il nostro reparto non potrà garantire l’operatività del proprio personale proprio per la mutabilità che il virus porterà nella società» risponde Giuseppe Pesciaioli, segretario del Silme (sindacato italiano lavoratori militari dell’Esercito).

Marina Militare, Aeronautica, Vigili del fuoco
Fino ad ora l’Aeronautica si è dimostrata aperta alle esigenze evocate dall’emergenza coronavirus. Come afferma il luogotenente Paolo Melis, segretario generale del Siam, il sindacato dell’Aeronautica Militare, il lavoro da remoto è concesso in larga scala e mirato allo sviluppo di nuove abilità.

«Questo momento è sfruttato e sarà ripensato per il dopo virus come un’opportunità di formazione: tramite il telelavoro seguiremo corsi di aggiornamento, esercitazioni e svolgeremo i compiti d’ufficio. Ovviamente per il resto, cioè pilotare, l’unica soluzione è quella classica» conferma Melis.

Una maschera che filtra sia i batteri portatori di Covid-19 sia gas o vapori nocivi è invece, per il momento, la sola novità per i vigili del fuoco.

Per la Marina Militare la storia si complica. Complice un livello di lassità nei confronti dell’emergenza da parte dei vertici, come spiega una fonte dall’interno, il personale marittimo continua a svolgere le sua mansioni regolarmente, senza nessuna restrizione. Tradotto: alla chetichella le navi continuano a salpare dai porti di Taranto, Spezia e Bari; all’interno vengono stipati dai 160 ai 200 marinai, quattro per ogni cuccietta, senza dispositivi di protezione e senza essere sottoposti a tampone o misurazione della febbre.

«Perché possono pregiudicare, di fronte a eventuali conflitti, lo stato di efficenza della forza armata» è per la Marina la giustificazione con la quale non rendere pubblico il dato sui contagi. Parlare di futuro, prosegue la fonte, è quindi pressoché impossibile, utopico in termini di smart working.

Carabinieri
Se l’idea di creare una sorta di lista di attesa per le richieste meno urgenti da svolgere in caserma, come denunce lievi o consultazioni, è condivisa anche dai colleghi della Polizia, il carnet di opzioni future per i Carabinieri è quantomeno originale. L’assist arriva anche da Axon, l’azienda americana famosa per la pistola elettrica Taser, che ha annunciato di aver messo a disposizione delle forze dell’ordine di tutto il mondo la sua piattaforma digitale per l’acquisizione a distanza di prove, a titolo gratuito e per tutto il 2020.

La piattaforma ha due modalità: la prima è quella della denuncia da parte di un cittadino che, per esempio, ha filmato un presunto reato. L’agente che risponde alla chiamata, invece di convocare il denunciante e attivare l’iter di acquisizione delle prove digitali, può inviare via Sms o email a lui o ad altri testimoni un link che permette all’interessato di caricare il file dal proprio smartphone. Il video finisce direttamente nel database certificato Axon Evidence, limitando così al massimo le interazioni di persona.

L’altra modalità di utilizzo è legata ai casi in cui le forze dell’ordine chiedono foto e video riguardanti un fatto preciso direttamente ai cittadini. I testimoni possono inviare il materiale attraverso un link, anche in forma anonima.

«Le prime misure che saranno attuate, soprattutto per le pattuglie del nucleo radiomobile, sono per esempio il blocco delle rotazione degli equipaggi, ovvero le coppie fisse dovranno rimanere tali, e il divieto di fare servizi consorziati con altri reparti, così da non far incrociare possibili contagiati» svela Massimiliano Zetti, segretario generale del Nuovo Sindacato dei Carabinieri. «Per quanto riguarda il lavoro d’ufficio, per limitare l’ingresso nelle caserme dovremmo incrementare in primis l’opzione della denuncia da remoto, e più in generale la dotazione tecnologica dell’arma» conclude Zetti.

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