No filterEcco il libro che svela i segreti di Instagram (con un cattivo: Zuckerberg)

Il saggio di Sarah Frier, uscito in America, racconta la storia dell’app, dei suoi fondatori e di chi poi l’ha comprata. Ma, al tempo stesso, descrive un ambiente: la Silicon Valley dove un’idea, anche balzana, può andare tanto lontano da cambiare le abitudini del mondo

LOIC VENANCE / AFP
LOIC VENANCE / AFP

Tutti conoscono Instagram, almeno un miliardo di persone ogni mese lo utilizza, pochissimi ne conoscono la storia, le idee di base e le identità dei fondatori. Per colmare questa lacuna c’è “No Filter: The Inside Story of Instagram”, il nuovo libro della giornalista di Bloomberg Sarah Frier.

Un’opera interessante perché, come spiega questo articolo del New York Times, non si tratta del tipico volume di denuncia sugli effetti negativi della app sulle persone e sul mondo. Piuttosto, è un documentario della vita e del pensiero nella Silicon Valley (e già è più intrigante). Per certi aspetti, «potrebbe essere il seguito di The Social Network», con un Mark Zuckerberg cresciuto e diventato più esigente, nel ruolo di Ceo.

Copertina del libro

Del resto, la figura del fondatore di Facebook aleggia per tutte le pagine. Compare all’inizio, quando offre a Kevin Systrom, che sarà il fondatore di Instagram, di lavorare per la sua nuova start-up. Nessuno immaginava che sarebbe diventata il gigante di adesso: è il 2005 e Systrom, che proviene, come tanti, da Stanford, preferisce rifiutare. Anzi, se ne va in Toscana, a Firenze, a studiare fotografia (un episodio che ricorda, per certi versi, la biografia di un altro gigante del tech, Steve Jobs). Lì, dichiara nel libro, impara il valore delle cose imperfette.

Quando torna negli States, evita Facebook e si butta in un’azienda di podcast, Odeo. Il suo temperamento, scrive Frier, è più creativo rispetto ai suoi colleghi ingegneri. Qui conosce Jack Dorsey, più vecchio di lui, che proprio in quel momento lancia Twitter.

È un passaggio illuminante: Systrom, di fronte al progetto, è scettico. Lo considera una pessima idea. Nessuno, dice, lo userà. Ebbene, i fatti gli daranno torto ma la lezione che il lettore ne trae è importante: nella Silicon Valley (come in quasi ogni altro settore di business) nessuno sa davvero cosa funzionerà e cosa no. Si prova, e si riprova.

Il vagabondaggio di Systrom, comunque, prosegue: passa per Google (marketing) e poi si mette in proprio, con una app chiamata Burbn – essendo, da viveur quale è, un grande amante del Bourbon – pensata per fare conoscere e uscire insieme le persone. Successo riscontrato? Basso.

Gli investitori lo incalzano e alla fine, con il nuovo socio Mike Krieger, ex compagno di classe a Stanford– ecco comparire sulla scena l’altro fondatore di Instagram – decidono di cambiare direzione. Puntano su una app per la condivisione di immagini ma aggiungono un’innovazione, forse in memoria degli studi toscani: i filtri, per rendere più belle le fotografie. È il 2010 e in quel momento è nato Instagram – tutto quello che verrà dopo, da Chiara Ferragni in giù, è solo una conseguenza.

C’è un cattivo in questa storia? Arriva adesso.

Mark Zuckerberg, ormai miliardario e potentissimo, ritorna nella vita di Systrom e nel 2012 lo convince, con la cifra allora impensabile di un miliardo di dollari, a vendergli Instagram. Systrom rimane però chief executive.

Questa operazione, oltre a suscitare scalpore e interrogativi sui giornali di mezzo modo, mette anche in luce due culture aziendali opposte – quella più attenta alla qualità del prodotto e al rispetto degli utenti (Systrom), contro una visione orientata al business, al guadagno e al controllo totale dei dati (Zuckerberg). I motivi di scontro sono diversi: la possibilità di fare sharing delle immagini, il rischio di competizione tra Facebook e Instagram, la diversa posizione nei confronti dei commenti offensivi (indovinare chi dei due è contrario e chi, invece, è disposto a tollerarli).

Per il resto, il volume raccoglie e racconta le voci, le idee, il chiacchiericcio di un ambiente che, negli anni, ha contribuito a formare il volto di tutto il mondo digitale, accumulando fortune e potere i cui limiti, ancora oggi, non siamo in grado di definire con esattezza.

Instagram, anche adesso che è una costola di Facebook, sembra un innocente gioco da spiaggia (o, di questi tempi, da divano). Ma dietro al piacere di scorrere immagini su uno schermo, sorridendo per gli animaletti o ammirando paesaggi lontani, c’è un universo complesso, ampio e molto umano che vale la pena conoscere.

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