Facciamo i contiQuanto perderebbe l’Italia se l’Unione europea scomparisse domani

Senza il mercato unico, lo Spazio Schengen e le regole comuni, i dazi e le frontiere costerebbero ai 27 Stati tra i 480 e i 1380 miliardi di euro. Ogni cittadino perderebbe un beneficio medio pari a 840 euro l’anno

Ad alcuni sovranisti nostrani potrebbe dare molto fastidio la frase pronunciata lunedì da un sovranista austriaco. Gli italiani «non sarebbero in grado di gestire questa situazione senza l’aiuto dell’Unione europea e di paesi come l’Austria», ha detto Sebastian Kurz in un’intervista a Bloomberg.

L’affermazione fatta con nonchalance e un po’ di arroganza dal 33enne cancelliere austriaco ammacca un po’ il nostro orgoglio nazionale ma dimostra una verità che i numeri non possono smentire. La pandemia ridurrà il nostro prodotto interno lordo almeno del 9,5 per cento nel 2020, mentre il nostro debito pubblico aumenterà fino al 157,6 per cento del Pil (Osservatorio conti pubblici) Tradotto: arriverà a 2.572 miliardi, che qualcuno prima o poi dovrà restituire, per fortuna non tutto insieme.

Se è vero che nessun uomo è un’isola, l’Italia deve esser felice di essere una penisola attaccata al Continente, visto che aumentando il debito pubblico si alzerà anche la parte detenuta dalle istituzioni europee (dal 17 al 25 per cento) e non da creditori privati.

A rovinare i sogni dei no euro nostalgici ci pensa un report del Servizio di ricerca parlamentare europeo che mostra i vantaggi economici di aver avuto un’azione comune a livello europeo e il rischio concreto se l’attuale pandemia dovesse disintegrare l’Unione.

Anche stime prudenti suggeriscono che se il mercato unico europeo fosse sostituito con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio e lo Spazio Schengen venisse abolito con dazi e frontiere l’economia europea perderebbe tra i 480 miliardi e i 1380 miliardi di euro. Il valere aggiunto dell’Unione è quindi tra il 3 e l’8,7 per cento del Pil europeo.

Questa stima non includere i costi dell’attuale crisi che, secondo la Commissione europea potrebbe far diminuire il Pil del continente del 7,5 per cento solo nel 2020. Parliamo di 1.160 miliardi di euro. 

Non solo, bisogna anche contare il costo della non Europa. Se l’Unione europea fosse più presente in almeno 50 settori gli Stati membri guadagnerebbero in totale 2,2 trilioni di euro (il 14 per cento del Pil dell’Ue) all’anno per dieci anni. Questo è il costo della mancata integrazione. 

Secondo il report i maggiori guadagni verrebbero da ulteriori misure per completare il mercato unico (713 miliardi di euro), più investimenti in ricerca, innovazione, robotica e intelligenza artificiale (502 miliardi), il completamento dell’unione economica e monetaria (322 miliardi), il rafforzamento della giustizia e degli affari interni dell’Ue (180 miliardi); e il completamento del mercato unico digitale (178 miliardi di euro).

Se queste misure fossero già state adottate, la capacità di risposta dell’Unione sarebbe stata più coerente ed efficace contro la pandemia. il sistema avrebbe fornito una risposta fiscale adeguata, Il mercato unico ancora più integrato di quanto già non sia, avrebbe garantito la fornitura ininterrotta di beni essenziali e prodotti, la ristrutturazione tempestiva di forniture e attrezzature mediche. Un dato da tenere in considerazione viste il blocco di alcune esportazioni di mascherine nelle prime fasi della crisi, risolte solo grazie all’intervento del commissario al mercato interno, Thierry Breton. 

Queste sono opportunità perse, ma anche se incompiuto il solo fatto di poter commerciare nel mercato unico ha reso gli Stati membri più ricchi del passato e in grado di reggere all’impatto della pandemia. Sicuramente meglio rispetto a uno scenario in cui l’Unione non fosse mai esistita.

L’iscrizione al “club” dell’Unione europea tra il 1973 e il 2004 ha aumento del 12 per cento il reddito degli Stati membri perché ha ridotto 8 barriere normative su dieci e aumentato del 109 per cento gli scambi di merci tra gli Stati membri dell’Ue, rispetto a un accordo standard.

Addirttura una stima della Banca centrale europea sostiene il far parte dell’Unione ha aumentato tra il 12 e il 22 per cento del reddito a seconda dello Stato membro analizzato. Mentre secondo la Fondazione Bertelsmann il benessere medio che ricevono i cittadini europei dal mercato unico ammonta a 840 euro a testa. Ogni anno.