Tendenze dal mondoGardenscape focaccia: ed è subito trend con storia

Un tweet, due foto: la curiosità della redazione e la scoperta di un racconto fatto di italianità all’estero, di desiderio di creatività, di ragnetti che si insinuano in un giardino, che però è fatto di verdure e farina. Perché siamo tutti panificatori domestici, a volte anche giardinieri

Non capita tutti i giorni di vedere una focaccia fiorita. Le cipolle di Tropea sono bulbi rossi nell’atto di sbocciare, le faglie di peperone diventano un girasole solo nella fantasia dei bambini, poi purtroppo si cresce. Il dito abituato a scorrere centinaia di immagini sui social si ferma. È necessario saperne di più. Lanciamo un messaggio in bottiglia all’autrice della foto, chissà se dall’altra parte c’è qualcuno che ascolta. Risponde. Si chiama Anna Maria, la focaccia è opera sua e desidera raccontarci tutta la storia. Perché non è solo questione di acqua, farina e lievito. «Abito a Kenilworth, una piccola città a 20 chilometri circa da New York, nello stato del New Jersey. Qui ci sono nata, qui ho frequentato le scuole fino al giorno in cui la mia famiglia ha deciso di tornare in Italia, in un piccolissimo paese in provincia di Vibo Valentia, in Calabria. Avevo dieci anni all’epoca. Per me e mia mamma, soprattutto per lei, cresciuta negli Usa sin da quando aveva cinque anni, è stato come entrare in una macchina del tempo e tornare indietro di almeno 50 anni: non avevamo il telefono, non c’erano riscaldamenti nella grande casa di cemento armato né un supermercato o negozi di qualunque genere. Il cinema più vicino era a 13 chilometri e di altre amenità nel 1983 nemmeno l’ombra. Il mio sogno da quel momento è stato tornare nuovamente negli Stati Uniti. Ho pregato tutte le notti finché non mi sono rassegnata. Ho continuato a studiare inglese, rileggendo anche dieci volte i libri che mi ero portata dall’America. Ho continuato a leggere grazie ai libri che mia zia portava dagli Usa ogni estate (ovviamente i suoi di libri, da adulti) e così sono riuscita a mantenermi in esercizio, almeno un po’».

Passano trent’anni. Per uno strano gioco del destino, Anna Maria riesce miracolosamente a realizzare il suo sogno e nel giugno del 2016 torna nella cittadina americana da dove era partita nel 1983. «Qui insegno italiano nelle scuole medie, anche se nella mia vita precedente (quando vivevo in Italia) ero avvocato. Il 12 marzo il New Jersey è entrato in lockdown. Le scuole sono state chiuse e rapidamente anche tutto il resto. Sono aperti solo i “servizi essenziali” tra cui anche i negozi autorizzati alla vendita di alcolici. Siamo stati limitati a non più di cinque persone nella stessa casa, a meno che non siano conviventi ma non c’è stato molto controllo, né repressione.

I figli li abbiamo isolati dagli amici, noi abbiamo provveduto alla spesa per i nostri cari più anziani e aspettiamo fiduciosi la riapertura».

E, a quanto pare, quando si tratta di spesa, tutto il mondo è paese. Racconta Anna Maria che «una delle prime cose sparite dai negozi appena annunciata la chiusura delle attività non essenziali è stata la carta igienica e a ruota tutti i suoi affiliati (tovaglioli, panno carta etc). Non si capisce bene perché. Poi abbiamo avuto la corsa all’accaparramento di farina e il lievito. Gli americani non cucinano affatto, figurati se panificano pensavo. Eppure sono subito spariti dagli scaffali ma io, che sono previdente, avevo acquistato una bella scorta. Circa un mese fa mi è presa la voglia di riprovare a fare il lievito madre (ci avevo provato circa 15 anni fa e all’epoca non avevo avuto pazienza) e ho iniziato a seguire account specifici su Instagram (giuro non avrei mai pensato esistesse una setta del “sourdough” ma ho scoperto che c’è!) e ho iniziato. Il mio “bambino” adesso ha un mese ed è più esigente e difficile di entrambi i miei figli ma inizia a darmi grandi soddisfazioni. Il pane non mi è ancora riuscito. A quanto pare il motivo sta tutto nella forma che non ho imparato ancora a mettere a punto e nella “sovralievitazione” che dà problemi quando ti sei rotta di stare chiusa in casa ad assistere il panetto nella lievitazione e sei andata a spasso.

Ho provato con la focaccia. Ricordavo di aver visto un post di una conoscente su Facebook e mi sono imbattuta nel canale Youtube dove ho scoperto questo trend delle focacce design.

Da cruda la prima era bellissima, ma una volta messa in forno ho notato che non prendeva colore (il difetto del pane con il lievito madre, a quanto pare). Dunque ho acceso il grill e l’ho messa lì sotto giusto un attimo ma il risultato è che l’ho bruciacchiata.

Ci ho riprovato per questo ponte lungo di Memorial Day, la giornata dedicata ai caduti in guerra, con una focaccia a lunga lievitazione. Ho dovuto accorciare la lunga lievitazione perché ho anche altro da fare nella vita, seppur in quarantena.

Così ho chiesto a mia figlia che all’anagrafe ha dieci anni ma è come se ne avesse 45 in quanto a maturità se voleva decorarla lei. Mi ha risposto subito di sì, che le sembrava divertente ma non aveva pazienza. Insomma inizio a decorare e la chiamo: “Dài, vieni a finirla tu”. Lei arriva e inizia e massacrare la mia opera e quando mi inserisco per spiegarle come usare le verdure si arrabbia e va via. Ci riprovo. In fondo ha ragione lei, devo lasciarla provare. Dopo averla dissuasa tuttavia dal progetto di un albero con uno scoiattolo aggrappato, ho suggerito un uccello o un ragnetto.

Ha optato per un ragnetto. Stavolta la cottura era perfetta e la focaccia è venuta discreta. Ma il lievito madre non è per tutti, come molte altre cose».

Volete realizzarne una anche voi? Beh, per la base c’è la nostra ricetta della focaccia, e per il giardino… verdure e fantasia. E un occhio a Instagram e a Pinterest per prendere ispirazione.

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Linkiesta Paper Estate 2020