SinceroMorgan spiega al ministro che tra i beni culturali del paese c’è casa sua

Nel suo ultimo libro, “Essere Morgan. La casa gialla” (La Nave di Teseo), il cantante invia una lettera (aperta) a Dario Franceschini. Parla di arte, musica e di una questione personale

Frame del video “Sincero”, di Morgan e Bugo

Illustre Ministro, mi chiamo Marco Castoldi, sono nato nel 1972 a Milano, e mi rivolgo a Lei in qualità di cittadino e musicista italiano, conosciuto dai più con un nome d’arte, Morgan.

Scrivo a Lei per la duplice natura della competenza prevista dal Ministero e che è espressa nel nome: attività e beni (della cultura).

Probabilmente ci sono casi in cui questi due concetti procedono come rette parallele, senza toccarsi, ad esempio se per noi un bene è una cosa materiale e statica, e l’attività è invece un movimento, un’azione dell’essere umano; oppure se intendiamo il bene come un lascito della storia e l’attività come una presenza viva nel presente.

L’artista ha un ruolo socialmente portante, i più esposti, come gli artisti pop, sono collocabili al centro del reticolo sociale, poi ci sono quelli più laterali e infine quelli completamente invisibili, ma tutti concorrono, se sono veri artisti, a un progetto tacitamente condiviso, che è a vantaggio dei molti anche quando sembra che ne stia beneficiando il singolo, poiché qualsiasi oggetto della creatività è un mattone dell’edificio sociale.

La costruzione di norme che impegnino la società a garantire a sé stessa il funzionamento del meccanismo non c’entra con il sostegno economico, non è sussidio e non è immunità di qualche sorta, è piuttosto, metaforicamente, la costruzione di una corazza difensiva, che permetta all’artista di lavorare quanto più funzionalmente possibile, sulla base delle sue abilità specifiche, delle tecniche, di quei segreti manuali e metodologici che lo rendono speciale, unico e attrattivo.

Un artista concentra nella creatività la sua forza, ed è la sua maestria, che non viene dal caso, ma da meticolosa pratica, è il frutto di un’esperienza che c’è solo se c’è dedizione, se ci sono impegno e ingegno uniti, ma tutto con strumenti alla mano, siano pennelli, chitarre, macchine da scrivere o un semplice panorama, anche quello è uno strumento per un poeta.

La corazza è uno strato normativo che va in sua difesa quando è a rischio di attacco o di indebolimento.

La musica deve essere realizzata nei modi e nei tempi, l’unica maniera di rendere ciò possibile è la funzionalità della macchina artistica.

Come si può pensare che un’opera possa essere realizzata senza strumenti di lavoro? Pensiamo a Leonardo senza la matita o a Van Gogh senza la tempera, a Chopin senza il pianoforte, pensiamo a Jimi Hendrix senza la chitarra elettrica, la sua pedaliera e il suo amplificatore o a Leopardi senza enciclopedie e testi latini?

E Michelangelo senza scalpello e senza marmo, senza garzoni e senza mezzi di trasporto? O a Paul McCartney senza basso e senza voce? Elvis Presley senza chitarra, senza orchestra?

Possiamo pensare ai Beatles senza un tecnico del suono, o senza il mixer e il nastro? Sarebbe come Fellini senza cinepresa e senza attori, senza luci e teatro di posa, o alla Callas senza né teatro né orchestra, senza pubblico.

Il valore della casa di un artista non si misura in base a quanti quadri di Picasso contiene perché è essa stessa l’opera d’arte.

È importante sapere se “Blackbird” dei Beatles è stata registrata con una chitarra costosa o una chitarra giocattolo? Può essere una curiosità ma non è certo in quello la ragione del suo valore, perché l’opera d’arte ha vita propria, non è tramite, come il museo o lo scaffale del collezionista.

La casa per un artista è il luogo di lavoro, di produzione, di raccolta del materiale e di manifestazione concreta del suo stile di vita.

Un artista è tutt’uno con la casa e, senza di essa, smette di essere artista, muore artisticamente, così come la casa senza di lui cessa di essere una miniera di arte che condurrà verso l’edificazione di un museo.

Quanto succede a me, ora, in questo tempo, è l’essere stato spossessato di tutto il mio armamentario, luogo e strumenti, cose che sono essenziali per mio operato, e la privazione è arrivata perché non c’era protezione.

Oggi il mondo sembra cieco dinnanzi al dovere di rispettare l’artista e con lui il suo lavoro, l’opera, quindi il luogo dove la genera.

Sembra così scontato, eppure non lo è, c’è stato un problema da qualche parte che tutti hanno trascurato e, non dandogli importanza, siamo arrivati a una sorta di società ostile all’arte e a una “legge” punitiva nei confronti dell’artista, il che, al di là del mio caso, solleva una questione gravissima, molto di più di quanto ci si immagini.

Chiedo quindi all’organo preposto dallo Stato a occuparsi dei beni culturali (di cui fanno parte le canzoni), di riempire questo vuoto con articoli nuovi o modifiche dei precedenti e di incominciare ad accorgersi che un artista vivo e funzionale è una risorsa per il Paese, l’ufficializzazione dello status è urgente e necessaria.

È giunto il momento di definire e delineare i tratti, le aree di competenza, le caratteristiche essenziali dell’artista per non permettere che sia privo di garanzie, solitario e lasciato a sé.

La categoria dell’artista è da tutti conosciuta superficialmente, nozionisticamente, ma non esiste un’ufficiale categoria professionale, quindi è come non avesse diritti.

È assurdo faticoso e improduttivo tutelare opere d’arte, conservare monumenti, proteggere territori e non pensare a chi queste cose le crea. Che senso ha considerare un capolavoro un romanzo e far crepare in miseria lo scrittore?

Che senso ha dichiarare che una mia canzone è la più bella canzone italiana del millennio e disperdere il manoscritto originale distruggendo il pianoforte con cui l’ho scritta? Non curarsi degli artisti è non curarsi dell’opera d’arte.

Ho scritto questa ricostruzione rivivendo e rivedendo la mia vita ed è stato molto doloroso.

Ma l’ho fatto perché lei sappia cosa si sta compiendo, ma soprattutto perché lei sappia cosa c’è in quel luogo, nel quale, invece di disintegrare bisognerebbe valorizzare, esaminare con degli esperti il contenuto, e chiedere un inventario dettagliato, una stima e una accurata archiviazione, ricollocando tutti i documenti in modo da poterli consultare.

Questo riguarda l’aspetto culturale dell’artista, poi c’è la parte pratica, da vivere, toccare con mano, è quella musicalmente attiva e chiunque potrebbe lì dentro imparare come si fa la musica e che cosa è un luogo in cui vive la musica.

Ma tutto questo sarà possibile, tramandabile nella storia e a disposizione di tutti, solo se Lei interverrà con le ragioni dell’Arte, le uniche che possono vincere su tutte le altre.

da “Essere Morgan. La casa gialla”, di Marco “Morgan” Castoldi, La Nave di Teseo, 2020, 20 euro

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