Altra forma di vita Il salone di Torino si trasforma in salotto del libro

Appuntamenti in streaming, dalla Mole Antonelliana invece che dal Lingotto. Non è la stessa cosa, ma almeno non ci sono le file

Tutti a casa, pubblico e ospiti. Appuntamenti in streaming, conferenzieri che dialogano a distanza. Così il Salone del libro di Torino diventa salotto. Ognuno nel suo, a guardare su uno schermo quello che una volta vedeva dal vivo. È un peccato. È anche una “altra forma di vita”, a dimostrare che a volte scegliere i titoli (per la 33esima edizione, almeno) è un’attività profetica.

Ad aprire questa rassegna del libro senza libri (ma con alcuni autori) è lo storico Alessandro Barbero. Non dal Lingotto ma dalla Mole Antonelliana. Un intervento di meno di mezz’ora sulla peste nella storia (e cosa se no?), sui danni provocati e sui modi con cui se ne è usciti. Sono parecchi.

Ai tempi della peste antoniniana, in epoca romana, la malattia – con molta probabilità morbillo o vaiolo – decimò la popolazione. La soluzione, per reggere l’impero, fu anti-salviniana: aprire i confini e fare entrare gli stranieri.

Nel 1348, «in epoca recente», scherza, il morbo arriva inatteso: erano secoli che non capitava. Da quel momento si sviluppano, fino ad arrivare al tardo Rinascimento, forme di distanziamento sociale, quarantene e chiusure di porti e città.

Quasi «una forma di istinto» basato su dati empirici. La microbiologia era di là da venire ma il panorama delle città, isolate o mezze abbandonate, non era molto diverso. Poi, per salti, ecco il 1918, e la spagnola: epidemia nascosta dalla guerra. All’epoca «avevano altre priorità».

E, alla fine, l’oggi. La pandemia che «ha unito il mondo», dal momento che tutti ne sono coinvolti. «I governi hanno dovuto decidere che questa emergenza fosse la priorità assoluta. Anche rispetto a tanti altre questioni che, fino al giorno prima, erano considerate sacre».

Chissà se anche questa volta andrà come andò con Gaetano Salvemini, che al suo ritorno dagli Stati Uniti, nel 1949, vide un’Italia diversa da quella che aveva incontrato. Ricorda Barbero, «una nazione laboriosa impegnata della ricostruzione».

La cosa lo incoraggiò a sperare: «Questo Paese si riprenderà», scrisse Salvemini. A quest’altro, di oggi, invece cosa succederà?

Per il momento, gli toccherà un Salone in forma minore. Dalle 9 alle 21, tutti i giorni (tranne domenica, che si comincia alle 18 e si va fino a notte fonda) ci saranno trasmissioni in streaming, con altri scrittori/profeti come David Quammen, autore di “Spillover” (che si gode oggi la gloria di chi l’aveva detto), André Aciman, Javier Cercas, Walter Siti, Valeria Parrella, Jared Diamond, Annie Ernoux.

E altri ancora, in totale 140, per 60 incontri, in quella che viene definita una “maratona”. Di quelle che, da Mentana in poi, si fanno sul divano. Senza nemmeno la fatica della fila davanti agli stand.

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