Pechino blindataIn Cina torna l’incubo coronavirus

Nella capitale cominciano a risalire i contagi: test a tappeto, chiuse le scuole e cancellati il 70% dei voli. Le autorità cinesi fanno dietrofront sulla questione del salmone importato

Afp

Pechino ha registrato martedì altri 31 casi di Covid-19, per un totale – secondo i dati ufficiali – di 137 in sei giorni. Dal 13 giugno, inoltre, sono più di 356mila i test fatti sulla popolazione e, secondo le autorità municipali, gli operatori sanitari scesi in campo per arginare questa seconda ondata sono oltre 100mila.

Intanto i due aeroporti della capitale hanno visto la cancellazione di 1.255 voli in arrivo e in partenza, pari a circa il 70% del totale, mentre le autorità sanitarie cinesi ieri hanno innalzato da 2 a 3 il livello di emergenza sanitaria. Isolate ben 22 aree residenziali della città, tutte nelle vicinanze del mercato Xinfadi (luogo dove è emerso il nuovo focolaio), chiuse tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, e centinaia di migliaia le persone già sottoposte al tampone.

«È possibile che continuino a emergere per un po’ di tempo nuovi casi di infezione», ha ammesso Pang Xinghuo, vicedirettrice del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Pechino.

I vertici sanitari di Pechino, con l’obiettivo di fornire spiegazioni in merito ai nuovi casi, hanno inizialmente messo sotto accusa il «salmone importato».

Secondo le prime ricostruzioni, nel mercato pechinese di Xinfadi sono state trovate tracce di Sars-CoV-2 su un banco su cui si tagliava il salmone. Anche se i frammenti del patogeno sono stati riscontrati un po’ ovunque all’interno della struttura, fin dalle prime ore media e autorità cinesi hanno puntato il dito verso il salmone importato.

Il risultato è stato che le autorità hanno deciso di sospendere le importazioni di salmone dall’estero, suscitando le critiche da parte della Norvegia (principale esportatore del pesce in Cina). «La nuova epidemia a Pechino non è causata dal nostro salmone» ha smentito il ministro della pesca norvegese, Odd Emil Ingebrigtsen.

Secondo le ultime indiscrezioni, però, i funzionari cinesi e norvegesi si sono incontrati e hanno concluso che è improbabile che il salmone norvegese sia la fonte del ritorno del virus. «Non c’è nessuna evidenza che il salmone sia stato veicolo o veicolo intermedio del coronavirus» ha detto Shi Guoqing, vice direttore del Centro d’emergenza del Chinese Center for Disease Control and Prevention.

La Cina emetterà infine un terzo lotto di titoli di Stato a scopo speciale destinati a finanziare il contenimento del Covid-19 nel tentativo di bilanciare le attività di controllo dell’epidemia con lo sviluppo economico e sociale del Paese. Lo ha reso noto il ministero delle Finanze sul proprio sito-web, dopo gli ultimi sviluppi registrati nella capitale.

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