Midnight in MaremmaGarabombo, il tempio del cocktail Martini dalla doppia personalità

Bar per tutti i lavoratori delle campagne di giorno, salotto intellettuale di sera, dove trovare personalità del calibro di Giuliano Ferrara, Achille Occhetto e Fabio Cortese. Il locale di Luciano, Dedi ed Eugenio è il perfetto mix tra semplicità, eleganza e qualità. Il loro punto forte: il cocktail di Hemingway

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Garabombo significa gara di bevute. Se letto tra le righe del romanzo di Manuel Scorza, “Storia di Garabombo l’Invisibile”, è invece la metafora perfetta di ciò che si rende invisibile al potere. Il locale che trova cittadinanza in Maremma, precisamente alla Barca del Grazi poco distante da Albinia (comune di Orbetello), è tutto questo e molto altro.

È madre di giorno: per tutti i lavoratori delle campagne “amare” (quelle citate dallo scrittore Luciano Bianciardi e bonificate da Benito Mussolini). È amante di notte: cambiando livrea accoglie intellettuali romani emigrati tra Montiano e Magliano, giornalisti di stanza a Capalbio per l’estate, politici, attori, uomini e donne di affari da ogni dove.

La storia di Luciano Berti, la moglie Dedi e il figlio Eugenio affonda le radici negli anni ’70 del Novecento. «Mio padre Athos ha aperto, con coraggio, in questo posto di passaggio. Era un bar di campagna: con biliardo e tabacchi, e tavoli sui quali scorreva sempre un mazzo di carte» racconta Luciano. «Poi è stato il mio turno. Il nome Garabombo ha due significati: perché in maremmano bombo è la parola con la quale i bambini chiedono da bere: quindi gara di bombo, ovvero gara di bevute. Il secondo significato riguarda invece il periodo in cui è partita la nostra gestione e l’influenza che la cultura latino americana, con i suoi scrittori di successo, ha avuto nella nostra vita» aggiunge ancora.

Il bar è un’armonia di neon e acciaio inox all’esterno, con un bancone in ferro battuto e una libreria di bottiglie, all’interno, che anticipano una seconda stanza dove le pareti sono tappezzate di quadri dell’artista di turno. Appese al soffitto campeggiano televisioni piatte e a tubo catodico, alcune accese altre per decoro. «Il nostro è un locale multiforme, il giorno manteniamo la nostra natura primaria, quella di bar di servizio dove i contadini, i rappresentanti e i dipendenti delle vicine aziende agricole vengono per una “bicicletta” (Aperol e vino bianco ndr), per un caffè o per le sigarette. La sera, e in particolare per l’aperitivo, la clientela cambia. E il motivo è anche e soprattutto per il nostro Martini cocktail» spiega Eugenio, il figlio.

La magia del locale è quella ispirata dal film Midnight in Paris di Woody Allen. Se non si conosce, se non si esplora (consigliati o per caso), e sopratutto se non si crede nelle sue potenzialità, il Garabombo non appare per quello che è: un caffè di altri tempi, su cui tutti abbiamo sempre fantasticato. Dove, una volta che il vespro tinge d’oro i campi di grano circostanti, si mettono a sedere, nell’ultimo tavolo a destra, quello con la luce migliore, l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano Achille Occhetto e la moglie Aureliana Alberici, ministro della pubblica istruzione del governo ombra del Pci-Pds del 1989-92. Lei con l’immancabile Martini cocktail, lui con quella che da sempre definisce affabilmente «una ciofeca», cioè una bevanda analcolica con frutta e un bitter a scelta.

«Le mie basi professionali, così come quelle di Eugenio, non provengono da corsi riconosciuti dalle associazioni di bartender, bensì da studio e pratica empirica. Siamo stati il primo locale in Maremma a proporre una carta di vini con quasi cento etichette, provenienti da tutta Italia e testati da noi direttamente nelle aziende di origine. Abbiamo pian piano aumentato la riserva di Rum, di vodka e di gin, anche grazie ai viaggi fatti nel mondo. E poi affinato l’abilità nel fare il Martini cocktail» aggiunge Luciano.

La ricetta è una: coppa e gin (o vodka) completamente ghiacciati, innaffiata di Martini extra dry nello shaker pieno di ghiaccio, mescolare e mai shakerare («alla Hemingway» puntualizza Luciano), rovesciare fuori tutto l’extra dry e versare il liquore. Agitare lentamente e versare il tutto, con l’aggiunta di un twist di limone e oliva se richiesta. Il risultato è una bevuta secca, adatta sia in inverno sia in estate, vista la temperatura cui vengono serviti gli ingredienti.

E per i più esigenti c’è anche la versione cacio e pepe, come ci spiega Fabio Cortese, giornalista volto noto di Rai3 e avventore serale del Garabombo. «Nel lontano 1984 sono entrato in quello che pensavo fosse il vecchio bar del padre di Luciano, dove andavo di solito per prendere un Campari soda. Quello che trovai era però un locale completamento rinnovato: immerso tra musica, suoni e luci fantasmagoriche» ricorda Cortese. «Chiesi comunque il mio Campari, ma Luciano mi fermò subito dicendomi “tu hai la faccia da Martini cocktail”. E così assaggiai il primo Martini della mia vita: fu come un fulmine. Da quel giorno scattò in me una passione innata per il Martini, che mi spinse a provarlo sotto nuove forme, come quella cacio e pepe, con un pezzetto di formaggio al posto dell’oliva e una spolverata di pepe sul finale. In onore della famosa pasta romana» svela il giornalista.

Il tutto è accompagnato da piattini in maiolica con stuzzichini gourmet cucinati da Dedi. La prelibatezza degli ingredienti è dovuto anche alla sua provenienza: tutti a km 0, e spesso frutto di un baratto con gli avventori del giorno che in cambio pretendo la “bicicletta” o un amaro. «La sveglia suona presto la mattina: aiuto la dipendente nelle colazioni e poi comincio a preparare per l’aperitivo. La nostra terra ci permette di offrire prodotto di alto livelli, come un guacamole che otteniamo da avocado cresciuti direttamente in Maremma» svela Dedi.

Tra le volte di fumo sputate dalla pipa di Occhetto si perdono anche le parole di Giuliano Ferrara, fondatore del quotidiano Il Foglio e fedele cliente, i volti noti di Alessandro Gassman e del figlio Leo, le comparsate di alcune firme di spicco di Repubblica e la prole della famiglia nobile Novellis di Coarazze. A timbrare il cartellino al Garabombo, a giorni alterni, sono anche i migliori enologi della zona, che ospita il Morellino di Scansano e il Col di Bacche, così come chef e sommelier di ristoranti e hotel rinomati dell’Argentario, come Villa Domizia e Il Pellicano. «La nostra forza è la genuinità, l’estro e la qualità del servizio. Il Garabombo è una casa dove sentirsi in famiglia, ma anche un salotto culturale e politico» conclude Eugenio. Che avrà l’onere e l’onore, prima o poi, di portare avanti questa avventura senza eguali.   

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