Patriottismo progressista La nuova rivoluzione americana di Obama e Biden

Riaffermare le basi ideologiche, recuperare il legame con lo spirito progressista del 1776, combattere con ogni mezzo Trump: questo è il senso delle loro parole, insieme a una promessa: un’era di nuove e importanti riforme sociali

Scott Eisen / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Mercoledì, alla strana Convention nazionale democratica su Zoom, Barack Obama ha pronunciato uno dei suoi migliori discorsi. E giovedì Joe Biden ne ha pronunciato un altro, altrettanto buono.

Due discorsi che costituiscono una difesa di coppia e al tempo stesso la descrizione delle fondamenta ideologiche, antiche e in genere dimenticate ma immensamente forti, del Partito Democratico americano.

Risalgono al 1820/1830, quando è stato fondato. Basi ideologiche che offrirono una interpretazione progressista della Rivoluzione americana del 1776, fase storica che, negli ultimi anni, non gode più di buona reputazione – nemmeno nelle pagine del New York Times: il suo “1619 Project” è riuscito, qualche mese fa, a farlo passare come un movimento reazionario per mantenere viva la schiavitù.

Obama però ha preso una posizione diversa e ha fornito alla sua interpretazione anche una piega teatrale, dal momento che l’ha presentata al Museo della rivoluzione americana di Philadelphia.

Nella sua presentazione, la Rivoluzione americana ha forgiato gli strumenti con i quali  negli Stati Uniti è stato possibile opporsi e sconfiggere la schiavitù e tutti gli ulteriori generi di orrori e di oppressioni. Ma queste osservazioni storiche avevano il compito di riaffermare la fedeltà del Partito Democratico alla Rivoluzione, e rivendicare proprio la Rivoluzione come principio cardine del progresso americano.

È un ragionamento che avrebbe dovuto avanzare anche Hillary Clinton nel 2016, ma non è riuscita a farlo – a parte forse qualche frase espressa qua e là.

Biden ha portato questo ragionamento al livello successivo. Ha evocato direttamente la Rivoluzione dicendo, con le parole di Thomas Jefferson, che «tutti gli uomini e le donne sono creati uguali» (l’espressione «e le donne» è un’aggiunta fastidiosa ma ormai obbligatoria oggi, nonostante tutti capiscano che “tutti gli uomini” è inteso come affermazione universale).

Ma per lo più si è espresso come se ardore patriottico e aspirazioni progressiste fossero la stessa identica cosa. Ha messo in chiaro che, a suo giudizio, lo spirito americano è pronto per importanti riforme sociali. E la base dottrinale di queste riforme importanti sarà il patriottismo, per come lo intende storicamente il Partito democratico, nelle sue origini: lealtà patriottica alla Rivoluzione americana che richiede di andare sempre in avanti, in direzione di una società sempre più democratica.

Il discorso di Obama è stato insolitamente emotivo. Quello di Biden, anche, allo stesso modo. E questa emozione, in entrambi i casi, c’entrava con Donald Trump. Questi uomini, Obama e Biden, vedono nell’attuale presidente una minaccia particolarmente insidiosa alla democrazia americana.

Questa emozione, però, dipendeva anche dalle loro idee sul Partito democratico e sulla Rivoluzione americana.

I loro discorsi sono stati magnifici e promettono bene per il restante periodo della campagna elettorale. Suggeriscono anche che, se Biden sarà eletto, davanti a noi si aprirà un’età di grandi riforme sociali.

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