Tutti vincono, nessuno vinceIl disastroso congresso dei Giovani democratici (chissà da chi hanno preso)

I due candidati Caterina Cerroni e Raffaele Marras rivendicano la segreteria e si accusano a vicenda di aver truccato l’elezione: per risolvere la questione si è dovuta mobilitare la commissione di garanzia, ma il nome del nuovo segretario ancora non c’è. Alcuni lamentano l’invasione di campo da parte dei “grandi”

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Correnti interne e decisioni cadute dall’alto. Troppe scorrettezze nella volata finale e problemi di credibilità per la casa madre. È questo il quadro che emerge dal congresso dei Giovani Democratici, l’organizzazione giovanile del Partito democratico, che domenica, in teoria, hanno scelto il loro nuovo segretario.

In pratica, entrambi i candidati dichiarano di avere vinto: Caterina Cerroni (che sarebbe la prima donna alla guida dell’organizzazione) e Raffaele Marras. Alcuni esponenti big del partito – come Maurizio Martina, Matteo Mauri, Livia Turco e Lia Quartapelle – hanno pubblicato in tempo reale i complimenti a Caterina Cerroni, presentatasi in ticket con l’italo-albanese Davide Skenderi (ex responsabile della federazione di Milano). E per risolvere la questione si è dovuta mobilitare la commissione di garanzia, che ancora non è stata in grado di ufficializzare i risultati.

Il voto su base territoriale c’è comunque stato, con il rinnovo dei circoli locali e la contestuale elezione, regione per regione, dei delegati che avrebbero a loro volta eletto il nuovo segretario nazionale. Questo sistema avrebbe assegnato in anticipo, per alcuni esponenti del Partito democratico e per la stessa ventinovenne di Agnone (Molise) ma romana di adozione, la vittoria a Caterina Cerroni. Provocando la reazione prima del vicesegretario uscente Stefano Albano e poi dell’altro contendente Raffaele Marras, sardo di origine e fiorentino di adozione, ex segretario regionale toscano, che ha contestato i risultati e rivendicato la vittoria a sua volta.

Dal Nazareno, però, due fonti molto vicine alle giovanili dem, che preferiscono rimanere anonime, spiegano come la questione interessi anche le sfere alte del Partito democratico, considerato da sempre molto rispettoso dell’autonomia dei Giovani. «C’è stato un risultato inatteso e contro le previsioni fatte dalla sede centrale. Mentre Cerroni si è esposta senza un vero “padrino” politico, se non una vicinanza a Orlando e Provenzano, Marras, anche se non sempre direttamente, ha avuto il sostegno di una parte dell’ala zingarettiana» spiega una delle due fonti.

Un sostegno che, se troppo espresso, avrebbe potuto «minare alla credibilità del Partito democratico, e anche per questo è stato alimentato, nei mesi precedenti, in gran segreto». A bussare alla porte del giovane candidato fiorentino sarebbero stati i fedeli di Zingaretti, disposti a indirizzare e suggerire mosse e persone da sentire in chiave regionale. A questo, continua la fonte, si è poi aggiunto «il volere della segreteria uscente di Mattia Zunino, che vede in Marras la corrente perfetta per portare avanti l’organizzazione».

Tutto era scritto. O quasi. I risultati hanno sconvolto i programmi, e chi partiva in vantaggio si è trovato costretto a tirare la palla in tribuna. «Marras, che nonostante tutto ha sempre onorato la sua autonomia, ha visto la Cerroni festeggiare in anticipo e si è trovato con le spalle al muro. La mossa della candidata molisana è stata molto intelligente perché ha anticipato le manovre sommerse cui stava andando incontro» aggiunge la fonte.

Dall’altra parte Marras assicura che i giochi sono ancora aperti. «C’è una commissione che deve stabilire chi ha vinto. Dirlo a urne aperto, come ha fatto Cerroni, è servito solamente a mandare un messaggio social errato rispetto al lavoro che la commissione stava facendo» spiega il candidato a Linkiesta. «Noi abbiamo dei dati per cui dovremmo essere avanti di una serie di delegati, ma aspetteremo il verdetto della commissione. Così da trovare una quadra politica per andare avanti tutti insieme» continua ancora.

Anche la presidente della commissione, Caterina Conti, ha puntualizzato tramite i social che «i numeri che le mozioni congressuali rivendicano sono parziali e non tengono conto del lavoro delle Commissioni Congressuali, peraltro ancora da espletare» e che pertanto la stessa commissione nazionale di garanzia «dovrà assumere gli orientamenti necessari a garantire la piena regolarità del congresso».

I Giovani democratici non arrivano bene a questo congresso (come conferma il post di Matteo Trapani, capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale di Pisa). I ritardi nel tesseramento, una comunicazione nebulosa e lo svolgimento di un appuntamento così importante nel pieno dell’estate, sono i sintomi di un periodo infelice per un’organizzazione che conta circa 30mila iscritti. In più, è anche vero che la stessa Commissione è un soggetto politico, composta da un rappresentante per regione (al momento per la maggior parte legati alla mozione Marras) e imperniata sul principio dell’uno vale uno: ovvero, il peso politico per esempio della province autonome di Trento e Bolzano è lo stesso di quello della Lombardia.

«Ci sono alcune storture nei Giovani democratici, tra cui la Commissione congressuale. Il meccanismo di un membro per ogni regione altera i dati reali di rappresentanza» svela Cerroni a Linkiesta. «E ora tutto viene buttato nel caos, per non riconoscere la sconfitta. Questa volta i risultati sono certi, anche grazie ai verbali delle commissioni regionali che sono una prova ufficiale dell’esito finale. Il margine delle nostre preferenze è circa al 55 per cento dalla mozione avversaria» conclude la candidata.

Chi vincerà? Al momento ci sono stati i primi contatti con i due candidati per arrivare a un accordo che soddisfi entrambe le parti. «Si arriverà al compromesso che vede Cerroni segretario e Marras presidente dell’organizzazione, così da far contente tutte le correnti, big compresi» confessa la fonte.

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