Spesa rispettosa e inclusivaCoop inaugura il primo negozio “Autism Frendly”

Un progetto nato grazie all’iniziativa di tre mamme che mettendosi nei panni di esperti di marketing dei consumi hanno analizzato mappe, percorsi, arredi, colori, suoni, non dimenticando anche un approfondimento minuzioso dei comportamenti del personale

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«Siamo le mamme di tre bambini autistici, Olmo, Flora e Carlo. I bambini autistici hanno tante difficoltà a crescere e vivere in questo mondo semplicemente perché il mondo, così come è organizzato, non va bene per il loro modo di ragionare e di agire. Tutte le mamme di bimbi autistici sanno quanto può essere difficile la quotidianità e spesso si tende a parlare – magari con rabbia – di tutte le delusioni, di tutte le porte sbattute in faccia e di tutti i diritti che ai bambini come i nostri vengono negati. Noi invece vogliamo partire dalle vittorie, dalle situazioni inclusive in cui, spesso fortuitamente, ci siamo imbattute. Raccontare significa far capire che a volte basta poco per rendere la vita migliore a chiunque».

Partiamo da queste parole, scritte sulla pagina Facebook di Alla3, associazione fondata da tre mamme di bambini autistici, per raccontare che una vittoria importante è stata effettivamente conseguita, un risultato unico in Italia e, probabilmente, in Europa.

In questi giorni, infatti, a Monza, Coop Lombardia ha inaugurato il primo supermercato Autism Frendly.

Un obiettivo perseguito con tenacia e determinazione, grazie alla buona volontà che ha accomunato le mamme e le persone di Coop Lombardia che, con entusiasmo, hanno accolto una proposta innovativa che alla catena di supermercati italiana farà salire un altro gradino nella scala del rispetto degli altri e dell’inclusione.

Buona volontà, peraltro, messa in campo in uno dei momenti più difficili per chi ha un famigliare, magari un figlio, che soffre di disturbo dello spettro autistico, da gestire durante la lunga quarantena.

È noto, infatti, che, per chi ne soffre, essere rinchiuso in pochi metri quadrati rischia di accentuare sintomi e reazioni, un’esasperazione che coinvolge tutti i famigliari.

Tuttavia, Camilla Galloni, Neshat Asgari e Teresa Gullì, non si sono perse d’animo e, mentre si adoperavano per attenuare gli effetti negativi della reclusione forzata, per i loro bambini potenzialmente devastante, sono riuscite a produrre un pensiero positivo, un pensiero che ha contagiato Andrea Pertegato, responsabile comunicazione di Coop Lombardia, così, in numerose sessioni online, diurne e notturne, è nato il progetto Autism Friendly.

Chi è affetto da sindrome dello spettro autistico può presentare una compromissione nella capacità di comunicazione e d’interazione sociale. Forse è più corretto affermare che non sia una riduzione di queste capacità, ma un approccio diverso agli altri, al mondo intorno a sé.

Partendo da questo presupposto, mettendosi nei panni di esperti di marketing dei consumi, le intraprendenti mamme, in collaborazione con i responsabili di Coop Lombardia, hanno analizzato l’atto della spesa studiando mappe, percorsi, arredi, colori, suoni, non dimenticando anche un approfondimento minuzioso dei comportamenti del personale.

Il tutto confrontando idee e proposte con professionisti e associazioni già attive in campi analoghi, come è il caso di PizzAut, definibile un vero e proprio laboratorio di inclusione sociale sottoforma di pizzeria.

Lo studio ha preso lo spunto dalla cosiddetta Comunicazione Aumentativa Alternativa (Caa).

Una persona autistica, non importa età o livello cognitivo, si sente a disagio nel fare la spesa in luoghi pensati secondo criteri tradizionali che non tengono conto delle esigenze di chi si sente in difficoltà nell’interazione e nel rapporto con gli altri.

Importante, dunque, ripensare un negozio nel suo complesso, magari usando suoni a volume più basso, colori tenui, spazi e percorsi confortevoli, casse personalizzate, un ambiente che sia percepito subito come accogliente.

La vera innovazione dell’idea, condivisa nelle lunghe riunioni dei mesi scorsi, è stata la scelta di adottare una comunicazione visiva adatta a clienti con esigenze diverse, ma che fosse praticabile e riconoscibile per tutta la clientela ed ecco l’introduzione della Comunicazione Aumentativa Alternativa.

La Caa è un insieme di strategie, strumenti e tecniche messe in atto in ambito clinico e domestico per garantire la comunicazione alle persone che non possono esprimersi verbalmente.

La Caa non si propone di sostituire il linguaggio verbale: al contrario, in quanto aumentativa, la Ca prevede la simultanea presenza di strumento alternativo e linguaggio verbale orale standard, che si accompagna al simbolo visivamente e oralmente, tramite il supporto del partner comunicativo che la pronuncia ad alta voce. Il simbolo diventa allora supporto alternativo che accompagna lo stimolo verbale orale in entrata, e, qualora sussistano le possibilità, accompagna e non inibisce la produzione verbale in uscita. Di conseguenza, la Comunicazione Aumentativa non inibisce l’eventuale emergere del linguaggio verbale, ma si propone al contrario di potenziarlo.

Camilla, Neshat e Teresa hanno selezionato i pittogrammi standard della Caa adattandoli allo stile grafico di Coop, hanno testato la mappa e i simboli di tutti i prodotti, hanno sottoposto i risultati alla verifica di neuropsicomotricisti esperti in autismo, facendo visionare il tutto a persone autistiche.

Il risultato è un modello da copiare che Coop Lombardia ha realizzato aggiungendo una parte importantissima, la formazione di tutto il personale del Punto Vendita in modo che tutti siano preparati ad affrontare nel modo più adeguato qualsiasi situazione si presenti, rassicurando in particolare gli altri clienti che, magari, non conoscendo la situazione, potrebbero reagire in modo sbagliato rendendo vani gli sforzi compiuti.

Il progetto Autism Friendly ben si integra nel nuovo concetto di negozio proposto da Coop Lombardia, rappresentato dallo slogan “Ogni spesa ha il suo stile” con percorsi personalizzati secondo il tipo di spesa che un cliente ritiene adatto a sé (Green, Welness, Foodie, Pet, Easy). Un modo nuovo informale e accogliente di fare la spesa.

Non resta che approfittare di questa novità e andare a fare la spesa non solo per capire e apprezzare l’impegno messo in campo, ma per mostrare, ciascuno di noi, la buona volontà di metterci nei panni degli altri, di chi, in questo caso affronta ogni giorno con difficoltà che non conosciamo.

In conclusione, riportando le parole dell’artista Elio, padre di un ragazzo autistico, che commentava amareggiato quanto fosse bella la novità, ma anche brutta, a sottolineare come per gli autistici non si faccia nulla se non per iniziativa privata, ci auguriamo che proprio questo progetto suggerisca un sempre maggiore impegno delle istituzioni per una comunità che deve essere sempre più rispettosa e inclusiva.

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