Esperimenti politici Le assemblee dei cittadini possono ravvivare la democrazia in Europa?

In molti Paesi europei si rafforza l’idea di una selezione casuale dei rappresentanti fra la popolazione a livello locale e in alcuni casi nazionale per discutere di alcuni temi, come il cambiamento climatico. Un’alternativa agli attuali modelli di partecipazione, ma non ci sono riscontri sulla loro efficacia

JUSTIN TALLIS / AFP

Di recente in Europa le assemblee dei cittadini sono tornate in auge. Dalla “convention citoyenne” francese alle “citizens’ assembly” inglesi e irlandesi, la democrazia come “demos kratos” si sta risvegliando dando la possibilità ai cittadini di partecipare al processo costruttivo e decisionale dei propri paesi.

È un modo per avvicinare il popolo alla politica intesa come spazio pubblico, per aumentare la rappresentatività e ascoltare le idee di tutti, ma anche una modalità per sensibilizzare i cittadini rispetto alle decisioni migliori da prendere per la popolazione intera. A questo proposito, infatti, in Inghilterra gli scrittori Anthony Barnett e Peter Carty hanno proposto di riformare la House of Lords, la camera alta britannica, sostituendo ai lord, dove alcuni ereditano il posto e altri sono nominati, un’assemblea di cittadini eletti a sorte.

La proposta, presentata nel libro “L’opzione ateniese: una riforma radicale per la Camera dei lord” del 2008, consiste nel creare una giuria che è rappresentativa della popolazione intera, selezionata in maniera casuale. L’idea rivoluzionaria di Barnett e Carty rimane ancora oggi un’utopia e irragionevole a un alto livello, ma in contesti più piccoli si trovano assemblee cittadine elette tramite una selezione casuale in altre parti d’Europa e all’interno dello stesso Regno Unito, in Galles e in Scozia per esempio.

Nel giugno dello scorso anno, il governo scozzese ha stabilito la “Seanadh Saoranaich na h-Alba” in gaelico scozzese, cioè un’assemblea formata da 100 cittadini scelti casualmente e supervisionata da due coordinatori. In occasione della creazione, il Segretario dell’assemblea Micheal Russell ha dichiarato al parlamento scozzese che: «Come vediamo con Brexit, c’è stata una rottura completa della fiducia delle persone nei politici, e da ciò dovremmo trarre ispirazione per trovare nuovi modi per connettere politici e cittadini». Nel caso scozzese, l’assemblea si riunirà per discutere di questioni come il paese da costruire e le sfide del ventunesimo secolo come Brexit con l’obiettivo di presentare poi una relazione al parlamento scozzese.

Sempre Oltremanica, in Irlanda all’inizio di quest’anno è stata istituita la “An Tionól Saoránach”, un’assemblea cittadina presieduta da Catherine Day, già segretario generale della Commissione europea dal 2005 al 2015, per discutere sull’uguaglianza di genere. «Attraverso le discussioni che si terranno in questa assemblea, i cittadini possono raggiungere un accordo su quali procedure, azioni e politiche sono migliori per ottenere l’uguaglianza di genere. La democrazia deliberativa non si basa su una competizione tra interessi contrastanti, ma sullo scambio di informazioni e prove per supportare punti di vista differenti», ha riferito Catherine Day nel discorso di apertura dell’assemblea.

In questo caso i 99 membri per far parte dell’assemblea devono poter votare nei referendum e vengono selezionati in maniera casuale per rappresentare l’intera popolazione irlandese. Tuttavia, alcune categorie di cittadini sono esclusi dalla scelta, tra cui giornalisti, politici e membri dei partiti. Le discussioni che si svolgeranno all’interno dei vari incontri serviranno poi per fornire, come nel caso scozzese, delle raccomandazioni all’Oireachtas, il parlamento.

Già tra il 2016 e il 2018, l’Irlanda, conosciuta anche come il leader della democrazia deliberativa, aveva costituito un’assemblea cittadina con il compito di affrontare cinque tematiche, tra cui l’Ottavo emendamento della Costituzione, l’invecchiamento della popolazione e come contrastare i cambiamenti climatici.

In Belgio poi, lo scorso anno è stata creata la prima istituzione politica permanente, a fianco del Parlamento e dell’Esecutivo della regione stessa, che coinvolge i cittadini nel processo decisionale all’interno dell’Ostbelgien, la Comunità germanofona del Belgio. Un po’ come se venisse istituito un consiglio cittadino del Veneto a fianco della Giunta e del Consiglio regionale.

Nell’esperimento di democrazia diretta, i cittadini vengono coinvolti tutti i giorni per definire il futuro della loro regione, per approvare delle delibere e per esprimere la loro opinione riguardo le politiche comunitarie. Anche se in un’area del Belgio che rappresenta la più piccola entità federale europea, questo tentativo è una chiara risposta al bisogno dei cittadini di dire la propria e sentirsi direttamente coinvolti nella vita democratica.

Questo Consiglio permanente dei cittadini è costituito da 24 membri che rimangono in carica per 18 mesi e che devono definire le tematiche poi discusse all’interno della Bürgerversammlungen, una seconda Assemblea cittadina di 50 persone il cui mandato è a termine e da cui poi vengono scelti i membri del Consiglio. Solamente due sono i requisiti per far parte di questi organi: aver compiuto 16 anni e una fedina penale pulita. Per il resto, non bisogna nemmeno possedere cittadinanza belga!

Il modello dell’Ostbelgien è stato elaborato da G1000, piattaforma per l’innovazione democratica, ed è considerato a oggi uno dei sistemi più avanzati di democrazia deliberativa. Questo modello presenta comunque alcune limitazioni. Per esempio, le conclusioni dei due organi cittadini non sono legalmente vincolanti, ma solo raccomandazioni.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha risposto alle richieste dei gilet gialli che non si sentivano rappresentati nella classe dirigente francese istituendo lo scorso gennaio la Convention citoyenne pour le climat. Questa assemblea, che riunisce 150 persone scelte in maniera casuale, aveva un obiettivo preciso: discutere e proporre politiche per affrontare la crisi climatica. Dopo 8 mesi di lavoro, l’assemblea ha votato in giugno sulle proposte finali da presentare al Parlamento europeo. Tra le molte proposte, la notizia che ha creato maggior scalpore riguarda la richiesta dell’assemblea di indire un referendum per criminalizzare la distruzione della natura, il cosiddetto “ecocidio”.

Infine, per quanto riguarda l’efficacia delle assemblee cittadine nel produrre dei cambiamenti non è ancora possibile dare una risposta definitiva. Secondo le testimonianze riportate all’interno del blog Strategic Europe della fondazione Carnegie Europe riguardo la possibilità per questi organi di rafforzare l’azione per il clima, l’impatto è variabile. Secondo alcuni studiosi, visto che le assemblee costituiscono un campione rappresentativo della società, queste possono dar voce alle esigenze della popolazione e quindi al bisogno di contrastare i cambiamenti climatici. Per altri, la pressione sugli stakeholders non è abbastanza: «il profitto è più importante di qualunque forma inventiamo di partecipazione civile e attivismo», afferma Mariann Ory, responsabile degli esteri del quotidiano Magyar Hirlap.

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