La solitudine fra noiChi si sente solo vota i populisti (e i populisti lo sanno)

È un problema individuale che diventa una questione sociale e assume un valore politico. Sovranisti & c. sfruttano la fragilità di chi ha pochi legami sociali per proporre messaggi di intimità e inventando nemici comuni. Le debolezze della democrazia passano anche di qui

TIZIANA FABI / AFP

Sono arrabbiati, nostalgici, ignoranti. Sono anche razzisti. Ma tra i caratteri che accomunano gli “sdentati” francesi o i “deplorabli” americani c’è anche la solitudine. Non è una novità: il legame tra isolamento e dittature era stato indagato anche da Hannah Arendt, come una delle precondizioni alla capitolazione di fronte all’ideologia. Essere soli, o piuttosto «l’esperienza di non appartenere per niente al mondo», scriveva la politologa tedesca diventata americana, «è l’essenza del governo totalitario».

Passati i tempi, la sostanza non cambia. Come spiega l’economista britannica Noreena Hertz in “The Lonely Century”, suo libro in uscita di cui si possono leggere degli estratti su Financial Times, anche alla base del fenomeno populista ci sarebbe – insieme ad altre condizioni – la solitudine.

È un malessere sociale: il suo impatto è stato accresciuto dalla pandemia e dalle misure di contenimento del virus, ma già prima si distingueva come una delle «emozioni dominanti dell’epoca».

Non a caso in Inghilterra è stato istituito, nel 2018, un ministero apposito per combatterla. Tre americani su cinque «si sentono soli». In Germania è un problema da affrontare almeno «secondo due terzi della popolazione». Colpa delle nuove tecnologie, certo. Ma anche degli assetti urbani e dello spopolamento delle periferie. Di tutta una serie di trasformazioni che hanno distaccato l’individuo dal resto della società: «La solitudine oggi significa sentirsi esclusi dai progressi della società, senza potere, invisibili e muti». È la miscela esplosiva che unisce solitudine personale a distacco politico: è qui che fanno leva i partiti sovran-populisti. Le persone sole sono il loro bacino elettorale e, insieme, la base su cui costruiscono il loro messaggio e la loro retorica.

Non è un caso se la Lega di Matteo Salvini faccia abbondante uso di parole come “amici” (ormai sono stati archiviati i compagni e i camerati), e insista a utilizzare concetti appartenenti alla sfera delle parentele. Lui è il “padre di famiglia”, che fa continuo riferimento ai figli. Inserisce un tocco di intimità nei discorsi, sembra amichevole e aperto, coinvolge categorie molto sensibili e di grande effetto nelle persone.

Certo, è un trucco. Proprio come l’appello nostalgico alla Great America di una volta fatto da Donald Trump nella campagna del 2016 (più debole il “Keep America Great” di quest’ultima). Ma funziona benissimo, soprattutto nei riguardi di chi, negli ultimi anni, ha visto indebolirsi i propri legami sociali (sia nelle piccole che nelle grandi comunità). Non è un caso che gran parte dell’elettorato populista sia composto da anziani, che per molte ragioni vedono nel tempo assottigliarsi i propri legami sociali.

Ma la manipolazione populista non si limita a creare un “frame” di intimità e vicinanza. Costruisce anche un nemico, una divisione – niente crea più unità che un avversario comune – e lo individua nella categoria più debole, cioè gli stranieri. Se è vero che la solitudine cambia il modo di percepire il mondo (una ricerca del King’s College del 2019 ha dimostrato che chi si sente solo comincia a vedere l’ambiente circostante come «poco amichevole, ostile, poco coeso e inaffidabile») non c’è niente di più semplice che fornire una spiegazione risolutiva: sono stati “loro”, cioè gli immigrati e chi li sostiene, a favorire il tuo isolamento.

Del resto l’idea che gli stranieri siano trattati con un occhio di riguardo dalle istituzioni è radicata nell’elettorato populista, ma è contraddetta dai fatti: in Italia, l’80% dei lavoratori senza diritti sociali sono immigrati. Eppure la percezione ed è trasversale: «Non è una questione di età, censo, istruzione. Chi esprime posizioni anti-immigrati è caratterizzato da incertezza finanziaria, scarsa fiducia nei concittadini e isolamento sociale». La solitudine, insomma, è una condizione psicologica, che diventa un problema sociale e, alla fine, assume un carico politico. Per fermare i populisti si dovrà intervenire anche qui.