Teologia del fumettoPer mille diavoli, il quinto evangelista è quel satanasso di Tex Willer

Un libro dal titolo accattivante indaga gli spunti religiosi contenuti nel fumetto western più longevo d’Italia. Sono numerosi e sorprendenti. Come stupisce anche la (presunta) l’appartenenza del ranger a una precisa confessione

L’accostamento è bizzarro, l’operazione è «folle» (a detta degli stessi autori) ma il risultato è un titolo accattivante, con qualche riflessione.

Non esiste una teologia dei fumetti, ma se ci fosse “Il Vangelo secondo Tex Willer”, scritto da Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini ed edito da Claudiana, sarebbe tra i testi obbligatori. Cosa c’entra il vecchio cow-boy, uno dei personaggi più longevi del West made in Italy, con la religione e la spiritualità?

All’apparenza poco o nulla (salvo qualche richiamo «a Satanasso», al quale il ranger spedisce di tanto in tanto qualche malvivente), ma nella realtà ci sono più di 200 pagine e due anni di lavoro a spiegarlo. «I richiami al cosiddetto fattore R, anche in quel fumetto, sono numerosi».

I due autori, va detto, non sono nuovi a operazioni del genere. «Sempre cercando i riferimenti religiosi, abbiamo scandagliato i testi di Guccini, quelli di Leonard Cohen, i Simpson’s, il pop e Vinicio Capossela». Era il momento «di studiare anche Tex». Il volume non vuole «né religiosizzare né cattolicizzare il fumetto», chiariscono: nessuna sovrainterpretazione, insomma, ma solo trovare quello che c’è già.

E cosa si vede? «Prima di tutto, le tracce del sacro sono numerose». Un intero capitolo è dedicato all’elenco e alla classificazione di tutti i richiami religiosi nelle storie di Tex. Sono tantissimi. «Ci sono citazioni della religione antica, dei vari tipi di cristianesimi – tra battisti e quaccheri – ma anche buddhisti, induisti, musulmani. Ci sono i riti voodoo e anche i satanisti. Come è ovvio, sono numerosi i riferimenti alle religioni dei nativi americani».

E poi c’è lui, Tex Willer, eroe della frontiera, capace di resistere all’usura del tempo e alle continue avventure grazie «a quello che secondo noi è la formula che fa funzionare il fumetto», ossia l’ambientazione esotica, nel selvaggio West, abbinata a un personaggio «con stile, valore e carattere italiano». Ma attenzione: questo non lo rende un cattolico per necessità. Anzi.

«Secondo Paolo Naso, professore alla Sapienza di Roma, che firma l’introduzione del volume, si può individuare la confessione di Tex». E sarebbe? «Una forma di protestantesimo metodista».

Lo si può capire da alcuni particolari («Bonelli e Galep sono attentissimi, dal punto di vista filologico, nella resa esatta dell’ambiente dell’epoca») rivelatori: in quel periodo lungo la frontiera giravano, confusi con gli altri avventurieri, anche alcuni predicatori metodisti, una forma di protestantesimo sorta nel Nuovo Mondo nel XVIII secolo. Andavano di villaggio in villaggio e, su una cassa di legno, improvvisavano discorsi infiammati. Richiamavano ladri, prostitute e malfattori e li invitavano a cambiare vita, «a convertirsi a Dio».

Il legame con Tex, che non ha mai fatto nulla del genere, è sottilissimo. «Giravano con una bisaccia al collo dentro la quale tenevano la Bibbia e un’ascia. Anche lui, lo vediamo in numerose illustrazioni, ha sempre un’ascia con sé». È, in sostanza, un giustiziere WASP (la “P” sta, appunto, per “protestante”), che conosce la vendetta ma anche il perdono.

All’inizio, nel 1951, la Chiesa Cattolica lo aveva messo al bando (sarà perché protestante? O per la semplice violenza delle immagini?) ma lo riabilita nei decenni. Complice una rivalutazione generale della forma fumetto, insieme al diffondersi di nuove sensibilità.

Oggi, addirittura, si arriva a dire – e lo fa il fumettista Mauro Boselli in una intervista nella parte finale del volume – che Tex rappresenta una «imago Christi, che si carica della responsabilità di fare giustizia». Vendicatore, come molti altri eroi popolari, che «uccide senza dare dolore», come l’Arcangelo Michele con la spada.

Forse è un po’ troppo, ma anche il vescovo di Noto, Antonio Staglianò (in chiusura del libro) confessa di essere grande fan del ranger, di conservare i primi 100 numeri, e di avere imparato di più per il suo sacerdozio da quelle letture anziché da tutte le prediche ascoltate da ragazzo.

Insomma, il vecchio Tex va preso sul serio. Tra risse al saloon e cacce nei canyon si è insinuata la parola del Signore: chi l’avrebbe detto. Uno, leggendolo, pensava di rilassarsi. E invece era un corso di catechismo.

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