Le proposte degli imprenditoriBurocrazia agile, industria 4.0 e «capacità di cogliere la grande occasione europea»

Nella regione più colpita dalla pandemia si gioca la partita più importante per la ripresa del Paese, a partire dalle aziende, vero motore della crescita. All’assemblea generale 2020 di Assolombarda il messaggio che emerge è chiaro: questa è una crisi diversa ma anche un’occasione, l’Italia utilizzi il Mes e faccia le riforme che servono per ripensare il sistema dalle fondamenta

Assolombarda

«Ogni impresa è possibile e la dimostrazione è che dopo un anno così faticoso, oggi siamo qui, per ripartire insieme». È con queste parole che Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, ha aperto la sua relazione all’assemblea 2020 dell’associazione all’hangar dell’aeroporto di Linate, a Milano. Una location scelta non a caso, dice Spada, perché «un luogo di connessione, uno spazio di mobilità e di ripartenza».

All’indomani del lockdown e di una pandemia che ancora genera grande incertezza, infatti, le sfide che il paese si appresta ad affrontare per la ripartenza si concentrano non solo sul fronte economico, ma anche e soprattutto quello sociale. Le imprese della Lombardia, motore della crescita – in una superficie pari ad appena il 2% del totale del paese, si concentrano il 13% del pio italiano e il 13% dell’export – hanno sofferto molto, ma ora può e deve aprirsi una nuova fase. «Dobbiamo ripartire dalla fiducia, che è alla base della crescita, per costruire il futuro dei giovani e del Paese», ha detto il presidente di Assolombarda.

L’impatto della pandemia si sente e si sentirà ancora a lungo, ma è solo lavorando insieme, sia all’interno del Paese che nell’arena europea, attraverso il Mes e il Next Generation Eu, che si potrà recuperare il tempo perduto e consentire di tornare a crescere. «Abbiamo il compito di convivere con grandi sfide e rischi globali. Ma nessuno può isolarsi», ha detto ancora Spada.

In questo contesto, la Lombardia e le sue imprese rivestono un ruolo di primo piano. «Assolombarda è un interlocutore indispensabile per la capitale economica d’Italia», ha esordito il sindaco di Milano Beppe Sala nel suo saluto istituzionale. «La pandemia ha creato la recessione più grave dal ’45», creando una situazione inedita e di grande difficoltà anche a Milano, che «prima cresceva a tasso triplo rispetto al resto del Paese». Con le sue 300mila imprese e 2 milioni di occupati, è la stessa città a doversi rendere un faro. «Milano è uno spazio di idee e azioni che supera i confini metropolitani», dice Sala.

«Il virus ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, arrecando gravi danni alla nostra economia», ha invece sottolineato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, rammentando il contributo della Regione alle imprese, tra cui un piano da 3,5 miliardi di investimenti nel territorio, in parte già avviato, e 125 milioni stanziati per la riqualificazione dei lavoratori e gli incentivi alle aziende che assumono. «La Lombardia ha da sempre la capacità di reagire di fronte alle difficoltà, il mondo imprenditoriale deve lasciarci ottimisti sul futuro», ha detto Fontana.

Fondamentale è il contributo dell’Unione europea, ha ricordato Paolo Gentiloni, in collegamento da Bruxelles. Non solo quello giunto nei mesi passati, tramite «la sospensione delle regole sugli aiuti di stato, lo stanziamento di 3mila miliardi di euro di garanzie pubbliche per eventuali sostegni alle imprese in difficoltà, e i programmi della Bce sulla pandemia», ma anche i 209 miliardi che arriveranno con il Next Generation Eu: «La prima ondata di azioni europee è stata importante, ora la seconda che deve arrivare è ancora più strategica».

Questa crisi, ha ricordato Gentiloni, è diversa da quella del 2008, «in cui si offriva aiuto ad alcuni stati in difficoltà in una maniera che è stata molto discussa. Qui invece lo sforzo è comune, interessa tutti. È un’operazione straordinaria che deve essere presa sul serio, non va interpretata come un aiuto per finanziare le cose ordinarie. Non è una finanziaria rafforzata, queste risorse devono essere usate in modo lungimirante, innanzitutto per l’ambiente e poi per la competitività digitale, per fare le cose che negli ultimi vent’anni non siamo stati in grado di fare».

«Quando arriveranno i fondi, non possiamo non immaginare che la pubblica amministrazione cambi. È il momento di fare le riforme e di cambiare nodi che hanno impedito la crescita negli ultimi 25 anni. Dopo sei anni di fondi europei, l’Italia è stata capace di spenderne solo il 38 per cento. Noi vogliamo un paese normale che funzioni», ha incalzato Carlo Bonomi, presidente di Confindustria.

Occorre che tutti si mettano al tavolo per discutere di ciò che è più utile per il bene comune, a partire dai giovani e dalle donne. «Noi facciamo proposte per una visione di società nuova, che non risponda semplicemente all’emergenza nazionale. La produttività privata non è mai ferma, quella della pubblica amministrazione sì. Serve una riforma fiscale che sia incentivo alla crescita e non nemico del lavoro. Servono investimenti nella ricerca, la capacità di creare davvero un trasferimento tecnologico tra università e impresa, e una vera politica industriale».

Le proposte di Assolombarda arrivano dunque sul tavolo in maniera decisa e trasparente. «In primo luogo, bisogna cambiare radicalmente una burocrazia che ostacola la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio. Un macigno che grava sul “fare”. Il modello Genova, che ha consentito di ricostruire in poco più di un anno il ponte crollato invece che in dieci, deve essere la normalità», ha detto il presidente Spada.

La seconda priorità è l’implementazione reale e continuativa dei principi di industria 4.0: «Quando una cosa funziona, va sostenuta e rafforzata. E oggi, Industria 4.0 va ripristinata nel suo ruolo di misura “dirompente” per accelerare il cambiamento che le aziende devono affrontare: non solo l’acquisto di macchinari nuovi e tecnologia più avanzata, ma anche una trasformazione dei processi di business, produttivi e gestionali». Infine, quella che Spada chiama “la grande occasione europea”: «Abbiamo una grande responsabilità: 209 miliardi per rilanciare il nostro territorio e tutto il Paese. 209 miliardi per dimostrare che l’Italia si lascia alle spalle l’epoca del “non fare”. È la nostra occasione, non sprechiamola».

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