Capolavoro a cinquestelleIl nuovo accordo su Autostrade fa felici i fondi d’investimento esteri

I soci non italiani avranno il 70 per cento di azioni della società e potranno imporre un aumento di capitale che annacquerebbe la quota di Cassa depositi e prestiti, acquisendo il diritto di nominare i vertici

PACO SERINELLI / AFP

Benetton e soci ricoperti d’oro e perdita del controllo italiano sull’assetto strategico delle autostrade a favore di fondi di investimento esteri: questo il risultato del giustizialismo di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sul dossier autostrade. Questo accade quando il governo è nelle mani incapaci dei Cinquestelle (con un Partito democratico afono).

Il risultato che si sta prefigurando in questi giorni nelle trattative in corso è dunque esattamente l’opposto di quello che ci si prefiggeva solo e unicamente per la smania di «fare giustizia prima della giustizia» (copyright Giuseppe Conte). Mentre Benetton e soci otterranno, secondo quanto si sta concordando, fior di miliardi, l’Italia si avvia a perdere ogni capacità di controllo sulla propria rete autostradale a vantaggio di manager di fondi pensionistici e di investimento stranieri: un gruppo assortito di americani, australiani, inglesi e tedeschi.

I fatti: lo schema dell’accordo che sta maturando in trattative ormai molto avanzate e concrete, prevede in apparenza che la Cassa depositi e prestiti, mantenga il controllo gestionale di Autostrade per l’Italia (Aspi) con circa il 40 per cento della nuova società, che acquisirà da Atlantia l’88 per cento di Aspi versando a Benetton e soci la somma di 8-9 miliardi (mentre il restante 12 per cento di Autostrade resterà in mano alla tedesca Allianz e al fondo cinese Silk Road Fund che già lo posseggono).

Cifra consistente e premiante, ben al di là delle aspettative dei beneficiari, al netto dei debiti e soprattutto della manleva. Il valore della quota di Atlantia è infatti valutato (sulla base dei riscontri di mercato e di borsa) ben sopra i 10 miliardi, ai quali viene sottratto – eliminando la manleva – quanto Autostrade dovrà pagare per i danni provocati dal crollo del ponte Morandi.

I fondi esteri Blackstone e Macquarie avranno invece il 30 per cento ciascuno di questa nuova società. Dunque, la proprietà di circa il 70 per cento di Autostrade sarà estera.

Nella fase iniziale però il controllo di fatto della gran parte della rete autostradale italiana rimarrà a Cassa depositi e prestiti che col suo 40 per cento si vedrà riconosciuto dai soci il diritto di nominare l’amministratore delegato e il presidente.

In apparenza l’interesse nazionale sarà salvo. Ma non è affatto così: questo controllo italiano andrà perduto perché Autostrade deve fare investimenti, per mantenere la concessione, per più di 14 miliardi di euro. Quindi i soci esteri avranno col loro 70 per cento di azioni la possibilità concreta di imporre un aumento di capitale corrispondente, annacquando totalmente la quota detenuta da Cassa depositi e prestiti, acquisendo il diritto di nominarne i vertici, togliendo così all’Italia il controllo di gran parte della rete autostradale italiana.

È esattamente il risultato opposto da quello rivendicato da Di Maio il 14 luglio scorso quando disse: «Abbiamo sottratto un asset strategico alla logica di mercato». Come era ovvio la logica di mercato si è invece imposta e per di più l’Italia si avvia a perdere il controllo dell’asset strategico.

Un capolavoro di dilettantismo giustizialista a firma Conte, Di Maio e De Micheli. Paradigma luminoso dei risultati dell’egemonia grillina sul Partito democratico di Zingaretti.

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