Ospedali in affannoEffetto quota 100: 7.225 operatori sanitari già prepensionati

La legge varata dal governo Conte 1 non solo graverà a lungo sulla spesa previdenziale, ma ha anche consentito l’uscita dal lavoro a migliaia di persone che in piena emergenza avrebbero invece fatto comodo

È l’effetto quota 100. E si trova ben descritta nel volume del Rapporto annuale Inps presentato ieri alla Camera, che contiene anche un focus sullo scivolo pensionistico introdotto dal governo Conte 1. Si scopre così che al 31 dicembre 2019, quindi prima dello scoppio della pandemia, ben 7.225 dipendenti del Servizio sanitario nazionale sono andati in pensione anticipata grazie alla legge fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, che consente di lasciare il lavoro con 62 anni d’età e 38 di contributi.

Quello della sanità, come dimostrano i numeri dell’Inps, è il settore in cui quota 100 ha avuto maggior successo. In oltre il 90% degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale ci sono stati prepensionamenti, contro una media del 31% negli altri comparti dell’amministrazione pubblica. E le uscite ci sono state anche nella sanità privata, con 1.881 dipendenti di aziende usciti grazie a quota 100.

Morale – scrive il Corriere: quota 100, usata l’anno scorso complessivamente da 150 mila lavoratori, non solo graverà a lungo sulla spesa previdenziale, ma ha anche consentito l’uscita dal lavoro a migliaia di persone che in piena emergenza sanitaria avrebbero invece fatto comodo.

È vero che i 7.225 dipendenti usciti dal Sistema sanitario non sono tutti medici. Dentro ci sono anche addetti al settore amministrativo, tecnici, infermieri e operatori socio sanitari (i numeri disaggregati al momento non ci sono). Ma in questa emergenza, dove manca il personale soprattutto nei dipartimenti di prevenzione, con i “tracciatori” dei contatti che si contano al lumicino, quota 100 di certo non ha aiutato.

Non a caso, già l’anno scorso, ancora prima che il mondo si trovasse ad affrontare una pandemia, i sindacati avevano fatto presente che la platea interessata dalla legge avrebbe portato ad aggravare ulteriormente la carenza di personale soprattutto negli ospedali, tra il blocco del turn over e l’imbuto delle scuole di specializzazione con numeri limitati.

L’emergenza epidemiologica ha reso ancora più evidente questa situazione. E così ci siamo trovati e ci troviamo davanti agli appelli lanciati ai medici pensionati per farli tornare in corsia, i bandi aperti aperti anche per gli studenti del terzo anno di infermieristica. Secondo le ultime stime, con la seconda ondata di coronavirus, mancano all’appello 9mila tra medici e infermieri.