Capitale infettaOstia Criminale, il documentario che racconta la mafia del litorale romano

Un fenomeno inquietante, messo in luce dagli arresti del 2013 e dalle sentenze successive. Il municipio era finito delle mani di organizzazioni criminali spietate. Come hanno fatto a diventare così potenti? Daniele Autieri e Stefano Pistolini ricostruiscono tutta la storia, ripercorrono origini ed evoluzione e narrano le vicende di chi, con coraggio, continua a lottare per la legalità

Frame di “Ostia Criminale”

Il nuovo capitolo della mafia a Roma comincia con l’operazione “Alba Nuova” portata avanti dalla squadra mobile della capitale nel 2013. Furono 51 arresti, un colpo alle attività di una organizzazione criminale di stampo mafioso. Al centro, il clan dei Fasciani che controllavano imprese, concessionarie, pescherie, forni e altro ancora lungo il litorale.

Ostia era nelle loro mani, governavano lo spaccio, si erano resi responsabili di omicidi e intimidazioni, avevano raggiunto i centri del potere, ne condizionavano la vita economica. Il municipio – uno dei più grandi dell’area metropolitana di Roma – viene sciolto, è la prima volta che il provvedimento riguarda una realtà territoriale così grande.

È la storia di “Ostia Criminale – La mafia a Roma”, documentario realizzato da Daniele Autieri e Stefano Pistolini, con la collaborazione di Cristiano Panepuccia. Presentato alla Festa del Cinema di Roma (sezione Eventi Speciali) sarà disponibile in streaming dal 26 ottobre sulla piattaforma Dplay Plus.

A metà tra il reportage e l’inchiesta, ripercorre la storia della criminalità organizzata mafosa sul territorio romano, i primi passi, le sue infiltrazioni progressive e insidiose nel tessuto economico e sociale dell’area.

Sono le spiagge (i clan erano i principali beneficiari dalla gestione illegale degli stabilimenti balneari della zona) sono i locali diurni e notturni. Sono, come è ovvio, le reti dello spaccio, del narcotraffico, dell’immigrazione clandestina (le attività più redditizie), cui si aggiunge anche il controllo delle case popolari. Il tutto in una rete opaca di rapporti con la mafia siciliana e la ’ndrangheta.

È la storia di una conquista violenta, segnata dalle aggressioni, le intimidazioni (anche ai giornalisti), gli omicidi, la storia di una guerra tra crimine e legalità. “Ostia Criminale” la ripercorre: sfodera immagini d’archivio, giustappone intercettazioni audio, illustra il territorio – il teatro dell’azione di cui si è parlato – regalando squarci del litorale romano, a volte bellissimi, cui giustappone l’urbanizzazione incontrollata. Anche il paesaggio, si potrebbe dire, fa la sua parte.

Per fortuna la fanno anche tutte le persone che si sono opposte allo strapotere dei boss.

Il documentario le rintraccia, con interviste al giornalista Paolo Mondani, al Comandante della Mobile di Roma, Luigi Silipo, all’avvocato Mario Giraldi e il magistrato Alfonso Sabella, presente alla prima del film alla Festa del Cinema di Roma.

“Ostia Criminale” racconta così il coraggio delle persone che hanno scelto di alzare la testa, di opporsi e di rischiare. La battaglia, nonostante gli arresti del 2013 e le sentenze di condanna successiva, non è vinta. È solo agli inizi: il documento serve anche a questo, per vincere le ultime resistenze di chi è infastidito dall’idea di parlare di mafia a Roma.