Si salvi chi puòLa tragedia di un paese sotto attacco del virus e non protetto dal governo un sacco bello

Tra la nomina impossibile del commissario alla Sanità per la Calabria, la protesta delle Regioni per non rimanere zona rossa e i Tar che bloccano le visite dei medici di base, in questo Paese le istituzioni si contraddicono l’un l’altra. E alla fine non si capisce l’unica cosa che conta davvero: se la curva dei contagi si sta appiattendo realmente

Unsplash

Si salvi chi può. La nave-Italia senza nocchiero sbanda a ogni ondata, anche piccola, sperando che per miracolo cali il vento, ma intanto ieri 731 morti, e quindi questo è un vento che continua a non far dormire la notte. E in giornate così non si è per forza qualunquisti se si dice che ci si sta stancando di un governo che non riesce – per tre volte! – a nominare un commissario alla sanità per la Calabria, in un susseguirsi di scene da far invidia al carissimo Carlo Verdone: l’ultimo no alla richiesta del mite Roberto Speranza è davvero degna di Furio, il personaggio verdoniano che ripete alla moglie «Magda, io t’adoro, tu m’adori? E lo vedi che la cosa è reciproca?».

Anche il professor Eugenio Gaudio ha declinato l’offerta con un grottesco «mia moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro», e giù frizzi e lazzi dal loggione di Twitter, con questa povera Calabria esposta al ludibrio e al disprezzo nemmeno fosse la Guyana francese.

Era stato nominato, il professor Gaudio, per finalmente prendere il posto del dottor Zuccatelli, quello della «lingua in bocca per 15 minuti» che a sua volta avrebbe dovuto sostituire il dottor Cotticelli che in tv era trasecolato alla notizia che sarebbe spettato a lui attuare il piano anti-pandemia, mentre di là la moglie lo rimproverava di non essersi preparato bene per la trasmissione.

Nemmeno le vecchie gag di Nanni Loy, nemmeno i Blues Brothers. Sfortuna? Dabbenaggine? Incapacità? Qui ormai non si sa più nemmeno bene cosa scrivere, se il ministro della Salute sia mal consigliato o se sia un incapace, o tutt’e due le cose. A Roberto Speranza gli si passa tutto, anche un’avventura letteraria del tutto fuori luogo, perché si sa che è una persona seria, ma certo una domanda uno se la fa.

E che dire, ancora una volta, di queste Regioni che con dieci giorni di ritardo si mettono a contestare il famigerato criterio dei 21 punti, quello in base al quale viene stabilito il colore di ogni Regione, si riuniscono e decidono che 21 punti sono troppi, meglio ridurli a cinque e sto, come a Settemezzo: ma non lo potevano dire prima? Giovanni Toti chiede adesso un confronto col governo, eppure ogni sera, manco fosse Un posto al sole, i tg fanno vedere il ministro Francesco Boccia in call con le Regioni per fare il punto.

Ma c’è da dire che è il governo il primo a essere incerto sulle cose che lui stesso fa. Come hanno rilevato ieri Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica l’esecutivo ammette «la possibilità di cambiare i pesi dei diversi indicatori» perché la verità è che non sono mai esistiti criteri automatici e incontrovertibili: benvenuti a Babele.

Pur parlando tutti italiano sembra infatti di essere sotto la famosa Torre biblica dove le lingue sono imbrogliate, tanto che il Tg2 ha dato la notizia delle Marche «che si è autoproclamata regione rossa», autoproclamata, avete capito bene, come fosse una repubblichetta del Centramerica.

Si leggono articoli che dimostrano che non esistono indici a prova di bomba, e adesso è pieno di vaccini, basta aspettare qualche settimana: ma sarà così? E in tutto questo bailamme non potevano mancare i gloriosi Tar, primo fra tutti quello del Lazio, che ha bloccato le visite domiciliari dei medici di base (ma non sarebbe la carta vincente?) e si è fatto notare anche il Tar di Bari che apriva le scuole chiuse proprio mentre il Tar di Lecce chiudeva quelle aperte.

Mentre lo Stato dice e si contraddice, nessuno riesce a capire se veramente la curva si sta appiattendo, e quindi alla fine vince sempre il virologo tranquillizzante come una pasticca di valeriana che dice di aspettare una decina di giorni, Babele domina incontrastata, simbolo perenne della superbia degli uomini che innalzarono la famosa Torre che doveva puntare al cielo e dal cielo fu punita.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

K - Linkiesta FictionÈ nata K, la rivista letteraria de Linkiesta curata da Nadia Terranova

È nata K – Linkiesta Fiction, una nuova rivista di letteratura curata da Nadia Terranova, finalista al Premio Strega 2019, e dal direttore de Linkiesta Christian Rocca. 

K – Linkiesta Fiction è un volume di 320 pagine disegnato dall’art director Giovanni Cavalleri e arricchito da fotografie di Stefania Zanetti, da un’illustrazione di Maria Corte e da un saggio introduttivo di Nadia Terranova. Il tema del primo numero di K è il sesso. 

K si può preordinare sul sito de Linkiesta a 20 euro più 5 di spese postali oppure acquistare nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (ecco l’elenco in costante aggiornamento). 

Gli autori che hanno partecipato al primo numero con un racconto originale scritto appositamente per K sono:

Camilla Baresani, Jonathan Bazzi, Carolina Capria, Teresa Ciabatti, Benedetta Cibrario, Francesca d’Aloja, Mario Desiati, Annalisa De Simone, Viola Di Grado, Mario Fillioley, Dacia Maraini, Letizia Muratori, Valeria Parrella, Romana Petri, Lidia Ravera, Luca Ricci, Marco Rossari, Yari Selvetella, Elvira Seminara.

Ci sono anche due anteprime di romanzi di Don Winslow e di Maggie O’Farrell in uscita a breve in Italia.

Per acquistare più copie di K, scrivere qui.

20 a copia