Il sangue cattivoL’ex amica di Ivanka Trump racconta il fallimento della sua emancipazione dalla famiglia

Un po’ memoir, un po’ gossip della vita dei ricconi: l’articolo pubblicato su Vanity Fair è un rimprovero per aver sostenuto le politiche del padre, ma esprime anche l’amarezza di non riuscire più a riconoscere la persona di una volta

da Wikimedia Commons

Capita spesso che le amicizie dei tempi delle superiori non durino. A volte si affievoliscono con il passare degli anni, a volte nuovi incontri e interessi allontanano le persone, a volte ancora si sviluppano sensibilità diverse. È più raro, invece, quello che è successo alla giornalista freelance Lysandra Ohrstrom: la sua migliore amica del liceo è diventata, nel 2016, la figlia del presidente degli Stati Uniti. Non solo: ha assunto posizioni di rilievo nell’ambito dell’amministrazione, si è discostata dalle posizioni politiche che manteneva con gli amici, si è – di fatto – trasformata nel membro più importante di una nuova famiglia reale (anche se solo per quattro anni). «Ivanka Trump era la mia migliore amica del liceo», questo l’inizio del suo articolo su Vanity Fair, in cui al ricordo amaro di una amicizia svanita aggiunge gossip e aneddoti sulla giovinezza della quasi ex First Daughter d’America. L’obiettivo è inchiodarla alle sue responsabilità, cioè avere sposato e sostenuto le idee e le politiche del padre.

Lysandra e Ivanka si erano conosciute alla Chapin, scuola per sole ragazze dell’Upper East Side negli anni ’90 e lì divennero amiche. Non subito: Lysandra era riuscita a raggiungere «il lato popolare della classe», dominato da Ivanka e da altre cinque pre-teenager molto precoci, solo dopo qualche anno. Solo all’ultimo venne invitata alla festa del 13esimo compleanno – che fu memorabile: 15 ragazzine su tre limousine dirette al Taj Mahal di Atlantic City, per passare il pomeriggio nell’attico dell’hotel mentre due uomini della scorta del padre facevano la guardia.

In generale, lo stile di vita era quello: moda grunge, ma con negozi e marchi di livello, vizi da rich kid che si facevano prestare la carta di credito dal babbo (sì, Donald Trump), ville enormi nel centro di New York e altrettanto grandi in campagna.

E viaggi, tantissimi: il primo delle due ragazze fu a Parigi, per una vacanza studio, dove facevano «marachelle innocue», cioè fingere di perdersi alla metro e andare al cinema o al museo Picasso. Una volta partirono all’alba e andarono a Londra, con ritorno in giornata. Fu da lì che divennero «più sorelle che migliori amiche» perché Ivanka aveva i suoi difetti, «amava parlare di sé ed era vanitosa senza vergogna», ma al tempo stesso si dimostrava «divertente, leale ed eccitante». Andavano insieme a vedere i film, ma anche a cavallo dal Costa Rica al Nicaragua solo per il gusto di farlo. Avventure e giornate passate insieme. Lysadra fu anche damigella d’onore al suo matrimonio.

E poi l’amicizia si ruppe. A dire il vero il testo non spiega bene perché. Le divergenze cominciano a essere sempre più chiare dopo il college: una delle due va a Beirut, per un lavoro da reporter, mentre l’altra (Ivanka) entra nel mondo del real estate. Ma a quanto pare il vero strappo risale alla candidatura del padre e, soprattutto, al fatto che dopo l’inaspettata vittoria del 2016 Ivanka approffiti della situazione e salga sulla sua diligenza. L’accusa, da vecchia amica, è semplice: non ti riconosco più. «Ivanka aveva passato tutta la sua carriera a sviluppare e incarnare un ramo più levigato e intellettuale del brand Trump, che mescolava l’aspetto e il linguaggio del femminismo bianco da Millennial alla narrazione mitologica di un acume affaristico e uno spirito imprenditoriale di derivazione paterna». Celebrità raffinata, non lo stile da nouveau riche del padre. E poi «ha gettato alle ortiche un’immagine che aveva costruito con tanto lavoro». La sua colpa, insomma, è avere «legato il suo destino a quello del padre».

A queste considerazioni segue una fitta serie di malignità: la telefonata in cui Ivanka aveva chiesto qualche consiglio di lettura e, di fronte al suggerimento di “Empire Falls” di Richard Russo, avrebbe risposto: «”Ma perché vuoi che legga un libro sui poveri del cazzo? Quale parte di te pensa che mi possa interessare?»; oppure l’abitudine di misurare la ricchezza altrui, anche riferita ai personaggi dei film e alle discrepanze tra le location e il loro lavoro: «”E da quando un insegnante può permettersi una BMW?”» o «”Perché un poliziotto dovrebbe riuscire a permettersi una casa come quella?”»; il suo ruolo nel “caso degli hot dog”, in cui aveva spinto alcune compagne a mostrare il seno nudo alla finestra all’uomo degli hot dog e poi, quando fu accusata dai dirigenti, si tirò fuori; la volta in cui, di fronte alla collanina dell’amica, che riproduceva in lettere arabe il nome Lysander, si diceva infastidita perché «faceva molto “terrorista”»; la sua abitudine di mangiare dal McDonald’s, quella di dire parolacce e quella di andare alle feste in costume mai vestita a tema.

Di contro, anche in contesti wasp dove famiglie come quella dei Trump venivano derise e sbeffeggiate, «riusciva ad accattivarsi la simpatia di tutti, era educata, raffinata e divertente». Leggeva The Atlantic. «Tutti si stupivano di come fosse distante dai suoi genitori».

Insomma, tutto l’articolo è una sorta di amareggiata sconfessione. Ivanka non ha fatto quello che i suoi amici si aspettavano, cioè dissociarsi dalle posizioni del padre o, nel caso, cercare di mitigarle. Al contrario ha scelto di posare come se fosse «il membro di una famiglia reale». Con questa mossa ha tagliato i ponti col passato e ha segnato il suo destino: «Sarai amata dalle persone che disprezzi e disprezzata da quelle da cui vorresti essere amata», recitava un tweet, annunciando una vita d’inferno per una donna condannata a stare insieme ai rappresentanti della middle class, che tanto disprezza.

In verità non succederà. «Mi aspetto che Ivanka trovi un atterraggio dolce a Palm Beach, dove una supremazia bianca casual è di rigore e dove, se hai abbastanza denaro, vengono perdonati quasi tutti i peccati». È il posto giusto, «al riparo dalle conseguenze delle politiche economiche e sociali che ha messo in atto negli ultimi quattro anni, al riparo dalle proteste che ne seguiranno e anche dalla necessità di interagire con i suoi fan MAGA».

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