Doppia puntaLagarde e Gualtieri rispondono a Sassoli: il debito non si cancella

La presidente dell’Eurotower, parlando alla commissione Econ del Parlamento Ue, ha detto che sarebbe contro i trattati europei. No anche dal ministro Gualtieri: bisogna ridurlo con la crescita

DDP/LaPresse

Che la proposta del presidente dell’Europarlamento David Sassoli di cancellare i debiti Covid contratti con la Bce avesse irritato il Tesoro e creato qualche malcontento pure tra le istituzioni europee si sapeva da giorni. Ora, a poche ora di distanza, da Roma e Bruxelles arriva un doppio no: da parte della presidente dell’Eurotower Christine Lagarde e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

«Leggo sempre con interesse tutto quello che dicono i rappresentanti del Parlamento Ue e soprattutto i presidenti», ha detto Lagarde, replicando a una domanda dell’eurodeputato Marco Zanni della Lega davanti alla commissione Econ. Ma risposta all’idea di Sassoli di cancellare il debito «è molto corta: tutto quello che va in quella direzione è contro i trattati, c’è l’articolo 103 che proibisce quel tipo di approccio e io rispetto i trattati».

Gualtieri si mantiene più pacato sulla proposta del collega di partito, ma il succo è lo stesso. «Ho riletto l’intervista di Sassoli», ha spiegato il ministro al Welfare Italia Forum 2020. «È stato un po’ enfatico ma non ha proposto la cancellazione del debito. Io direi che il miglior modo per cancellare il debito è ridurlo con la crescita economica, che è ciò che l’Italia si è impegnata a fare delineando una prospettiva di finanza pubblica di medio termine ambiziosa», con politiche espansive ma allo stesso tempo tese a mettere «il debito su una traiettoria discendente».

David Sassoli, intervistato su Rai2, rilancia: «Visto che siamo tutti colpiti, forse qualche soluzione al problema del debito possiamo trovarla». L’idea piace al Movimento Cinque Stelle e pure a Sinistra italiana. Ma la strada, dopo il no della Bce, sembra ormai sbarrata.

Certo, il percorso di riduzione del debito italiano, salito ormai sopra il 160% del Pil, sembra lunga e tortuosa. La stessa Commissione europea ha accesso un faro nella consueta pagella sulla legge di bilancio (nonostante la sospensione del Patto di stabilità): nella manovra ci sono troppe le spese a lungo termine, che rischiano di pesare ancora di più sui conti pubblici e la crescita futura, ha messo in guardia Bruxelles. Considerando anche il macigno della seconda ondata del virus sulla tenuta economica del Paese.

Una seconda ondata, come ha spiegato la stessa Lagarde, che sta mettendo a dura prova l’intera economia continentale. L’Eurozona, ha detto la presidente della Bce, «sarà toccata severamente dalle conseguenze del rapido aumento dei contagi e dal ripristino delle misure di contenimento, ponendo rischi chiaramente al ribasso alle prospettive economiche a breve termine. Continuiamo a confrontarci con circostanze gravi, sia dal punto di vista sanitario che economico». A soffrire, ha spiegato Lagarde, è soprattutto il settore dei servizi, «particolarmente vulnerabile alle misure di distanziamento sociale», con conseguenze avvertite soprattutto dai Paesi dipendenti dal turismo e dai viaggi. Come l’Italia, appunto.

Un compito importante spetta intanto ai governi, ha avvertito: «La sfida principale per i responsabili politici sarà colmare il divario fino a quando i vaccini non saranno in fase avanzata e la ripresa potrà riprendere slancio».

Ed è in questo contesto che Lagarde sollecita a trovare la quadra sul Next Generation Eu, dopo l’ennesimo stop dovuto alle opposizioni di Polonia, Ungheria e Slovenia. «Deve diventare operativo senza indugio. Le risorse aggiuntive del pacchetto possono facilitare politiche fiscali espansive, in particolare nei Paesi dell’area dell’euro con un margine di bilancio limitato», ha spiegato Lagarde. E «gli investimenti pubblici possono influenzare positivamente la crescita economica», aumentando la fiducia e favorendo un moltiplicatore fiscale più elevato.

Gualtieri, in vista del Consiglio europeo del 19 novembre, si dice fiducioso che lo stallo potrà essere superato. «Il negoziato in trilogo è in corso e non sembra indicare questioni particolarmente insolubili», ha detto il ministro in audizione al Senato. «C’è una prospettiva concreta di arrivare a una sintesi e dunque all’adozione del regolamento sul Recovery and Resilience Facility in prima lettura durante la plenaria del 14-17 dicembre».

Certo, i colloqui non si concluderanno nei tempi previsti, ha avvertito. Non una buona notizia per l’Italia, che ha costruito la seconda gamba della manovra proprio sui soldi in arrivo dall’Europa. Nel frattempo ci sarebbe il Mes, su cui la maggioranza non ha trovato ancora un accordo. È utile, ha ripetuto Gualtieri, ma «siamo in una coalizione».

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