L’è on gran caosLa campagna per i vaccini antinfluenzali in Lombardia è la cronaca di un disastro

Le dosi annunciate dalla Regione tardano ad arrivare, quelle finora acquistate non coprono neanche il fabbisogno per i 3 milioni di anziani. Fra gare andate per aria, fermi in dogana e medici riforniti a singhiozzo, i cittadini (anche quelli con la gratuità) passano al sistema privato

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La campagna per le vaccinazioni antinfluenzali in Lombardia è iniziata da circa un mese, ma è lenta e caotica, fra rinvii nelle consegne e le prenotazioni continuamente rimandate anche per i pazienti fragili, gli ultra 60enni e i bambini, categorie considerate in teoria prioritarie.

Fin dalla primavera Regione Lombardia aveva indotto 10 gare per avere il giusto approvvigionamento, ma lo ha fatto accumulando errori su errori. Per alcune gare il prezzo richiesto era troppo basso, per altre i quantitativi erano insufficienti (per cui sono state annullate), altre ancora prevedevano l’acquisto di vaccini non autorizzati dall’agenzia del farmaco AIFA (tra cui le 100mila dosi della cinese Life On, bloccate già a ottobre).

Risultato: a novembre, delle 2,9 milioni di dosi che l’assessorato al Welfare regionale ha annunciato di aver acquistato «ne risultano invece solo 2,4 milioni», stando alle parole della consigliera del PD regionale Carmela Rozza, che dall’estate segue il tema in prima persona: «500mila di queste sono per i bambini, e dunque le restanti non coprono il fabbisogno nemmeno degli anziani, che in Lombardia sono circa 3 milioni».

Dosi in ritardo e comunque insufficienti, insomma. Secondo il Corriere della Sera, che cita documenti riservati della centrale acquisti della Regione (Aria) finora di dosi ne sarebbero effettivamente state consegnate solo 792mila (il mese scorso l’assessore Giulio Gallera diceva che ne erano arrivate ben 1,9 milioni). Sempre secondo il Corriere, un milione e 368mila dosi devono ancora arrivare, mentre ben 620mila sarebbero attualmente senza autorizzazione all’importazione in commercio.

Non è un caso se nei giorni scorsi 71 sindaci del milanese hanno scritto al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e all’assessore Gallera, chiedendo di sapere quando le dosi verranno consegnate e di ricevere la programmazione aggiornata e completa. «Purtroppo registriamo che, diversamente da quanto previsto dalla circolare ministeriale ‘Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021, non solo la campagna vaccinale, impostata dalla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia ma poi scaricata in toto sull’Ats, non è partita a inizio ottobre, ma risulta in ritardo: a distanza di un mese, ha coinvolto una infinitesima porzione dei possibili destinatari», hanno scritto i sindaci.

Protesta che si aggiunge a quella dell’Ordine dei medici di Milano: «Proprio nell’anno in cui bisognava vaccinare tutti, mancano le dosi in farmacia e pare non bastino quelle per gli over 60. Siamo in ritardo, c’è molta preoccupazione», denunciava già a settembre il presidente Carlo Roberto Rossi in un’intervista a Fanpage.

In effetti, il calendario non è mai stato aggiornato, «ed è un’altra questione su cui Gallera non ha mai risposto», dice Rozza. «Nessuno sa quando questi vaccini saranno consegnati. Dopo il 2 novembre non si è più saputo niente».

Per il momento, ai medici di base lombardi sono stati consegnati in media un centinaio di vaccini (spesso anche meno) come primo lotto, mentre il secondo – pari a due tranche da 200 dosi per medico – è in ritardo. «Per la fornitura maggiore mi era stato comunicato che potevo prenotarli a partire dal 10 novembre, mentre ora ATS mi dice che le prenotazioni slittano al 18 novembre. Finora ho ricevuto 70 vaccini in tre consegne; in tutto ne ho chiesti 420», dice a Linkiesta un medico di base di Milano che preferisce restare anonimo.

Secondo quanto trapelato da una riunione tra l’assessorato, le otto Ats lombarde e i consigli di rappresentanza dei sindaci, raccontato dall’Eco di Bergamo, questi vaccini – il quantitativo più sostanzioso finora, pari a (sembra) 450mila dosi – sarebbero attualmente ferme in dogana, anche se la ragione non è chiara.

«È possibile che Regione Lombardia non abbia comunicato in tempo alle autorità doganali l’arrivo delle dosi, per cui sono rimaste bloccate lì», spiega Rozza. Oppure, come è già successo per altri due vaccini di un bando assegnato a settembre – 168mila dosi di Efluelda della Sanofi e 800mila di Fluad della Seqirus – «può essere che le dosi non siano state autorizzate da AIFA per mancato aggiornamento dei ceppi virali» (anche qui, non è chiaro se per un atto «burocratico o sostanziale», puntualizza Rozza).

Nel caso dei vaccini assegnati a settembre, «Sanofi che commercializzava il vaccino aveva scritto una email a Regione Lombardia perché chiedesse l’autorizzazione ad acquistarne uno simile in America. Così ha fatto la Lombardia, cui AIFA ha risposto che dava l’autorizzazione ma senza assumersene la responsabilità», dice la consigliera PD. Mentre ai medici la comunicazione è arrivata in corner il 26 ottobre, ha riportato il Manifesto: al posto dell’Efluelda sarebbe arrivato il Fluzone, il vaccino americano. La prima tranche dei vaccini Seqirus, invece, sarebbe quella dei 450mila attualmente fermi in dogana.

A questa confusione si aggiunge poi l’ultima gara lampo (non è durata nemmeno 24 ore) fatta da Regione per 150mila dosi, aggiudicata il 29 ottobre da uno studio dentistico di Bolzano per 2,7 milioni di euro, riportata dal Fatto Quotidiano. Cosa strana, la società è nata appena un mese fa e ha un capitale sociale di 10mila euro. «Sembra nata apposta per fare quell’operazione. Volevano acquistare solo da loro? In Regione Lombardia si registrano comportamenti davvero poco comprensibili», commenta Rozza.

Nel frattempo molti cittadini, anche quelli delle fasce a rischio e che avrebbero diritto alla gratuità in regione, si stanno rivolgendo al circuito privato. Sono disposti anche a pagare (in media 65 euro) pur di proteggersi per tempo per la stagione, senza aspettare i continui rinvii del servizio sanitario nazionale. «Chi può si arrangia facendoselo a pagamento. Questi (di Regione Lombardia) saranno capaci che a febbraio gli avanzeranno i vaccini. E poi diranno ‘avete visto che avevamo ragione noi’», dice Rozza.

Chi non va dai privati, poi, arriva pure a rivolgersi ad altri medici di base: «A me arrivano anche chiamate da pazienti di medici che non hanno aderito alla campagna vaccinale, che sono di più rispetto agli anni scorsi. Mi contattano di loro iniziativa per chiedere di essere vaccinati. L’80% dei miei contatti quotidiani è di gente che chiede del vaccino, e noi dobbiamo comunque stare dietro alla gestione del portale Covid, che porta via un sacco di tempo, alle visite domiciliari e a tutti il resto. Lavoriamo 12 ore al giorno», dice il medico di base contattato da Linkiesta.

Infine, anche le farmacie, cui pure dovrebbe spettare circa l’1,5% della fornitura nazionale, sono sprovviste di vaccini per i privati cittadini non compresi nelle fasce a rischio. Secondo Andrea Mandelli, presidente della FOFI, la Federazione Ordine Farmacisti Italiani, «L’unico vaccino che arriva nelle farmacie è quello destinato ad essere distribuito tra i medici di base per i loro pazienti. Noi come Federazione abbiamo insistito con la conferenza Stato-Regioni e ottenuto che della distribuzione nazionale, che quest’anno è pari a 18 milioni di dosi, almeno l’1,5% fosse riversato nel mercato. Ma è pochissimo. Di questi, so che alcune regioni hanno iniziato a darlo, ma non posso confermarlo con certezza: a me risultano solo Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto». E sui tempi per le altre regioni? «Non sappiamo nulla».

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