Una intesa complicataL’accordo sul nucleare potrebbe riequilibrare i rapporti tra Europa, America e Iran

Prima delle sanzioni americane, l’Unione era il primo partner commerciale di Teheran per cui le aziende europee hanno tutto da guadagnare dalla vittoria di Biden, al tempo sostenitore del patto 5-1 siglato da Barack Obama

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«La prossima amministrazione degli Stati Uniti deve rimediare agli errori commessi. L’Iran è favorevole a un rapporto costruttivo con il mondo», ha affermato il presidente iraniano, Hassan Rouhani, all’indomani della vittoria di Joe Biden. «L’era di Donald Trump e della sua squadra avventurosa e guerrafondaia è finalmente finita. Speriamo che gli Stati Uniti ora modifichino le loro politiche distruttive», è stato invece il commento pubblicato su Twitter dal vicepresidente, Eshaq Jahangiri.

Il messaggio dell’Iran alla nuova amministrazione americana è quindi ben chiaro: rispettare il patto sul nucleare (Jcpoa) firmato da Barack Obama nel 2015. Quando l’accordo era stato raggiunto, tra l’altro, Biden ricopriva la carica di vicepresidente ed era stato uno dei maggiori sostenitori del Jcpoa, motivo in più per l’Iran per sperare in un reale cambio di passo da parte degli Stati Uniti.

Negli ultimi anni, la decisione di Trump di ritirarsi dall’accordo e l’imposizione di nuove sanzioni contro Teheran hanno cancellato i progressi fatti dall’amministrazione Obama nei rapporti con l’Iran e nella limitazione del suo programma nucleare, oltre ad aver messo in ginocchio la già fragile economia della Repubblica islamica. Biden, nel corso della sua campagna elettorale, ha invece promesso di tornare al tavolo dei negoziati con l’Iran, a patto però che Teheran rispetti nuovamente i termini dell’accordo.

A seguito dell’abbandono da parte degli Usa del Jcpoa, la Repubblica islamica ha infatti ripreso l’arricchimento dell’uranio – pur arrivando a livelli ancora lontani da quelli necessari per il suo impiego bellico – violando così gli impegni presi con la firma dell’accordo stesso. Le pressioni degli altri firmatari del Jcpoa – tra cui Regno Unito, Germania e Francia (E3) – sono risultate del tutto inutili e i tentativi di sostenere l’economia iraniana sono ben presto falliti. I tre Paesi Ue avevano cercato di lanciare il sistema Instex, ideato per consentire alle aziende europee di commerciare con l’Iran senza incorrere nelle sanzioni americane, ma il progetto non ha prodotto i risultati sperati.

Per l’Unione europea, il ripristino del Jcpoa è importante sia dal punto di vista commerciale che politico. Prima delle sanzioni americane, l’Unione era il primo partner commerciale dell’Iran, per cui le aziende europee hanno tutto da guadagnare dalla riapertura del mercato iraniano. Ma la riattivazione dell’accordo ha anche un peso politico non indifferente: l’Ue vedrebbe premiati i suoi sforzi nel difendere il Jcpoa (nonostante gli scarsi risultati) e potrebbe porsi come mediatrice tra Iran e Usa.

La distensione dei rapporti tra Teheran e Washington si prospetta complicata da realizzare, ma l’Ue potrebbe facilitare questo processo di riavvicinamento. Biden, pur avendo espresso più volte la volontà di ripristinare l’accordo, dovrà affrontare l’opposizione dei Repubblicani e di quei Paesi mediorientali che vedono nel programma nucleare un pericolo per la propria sicurezza. Anche l’eliminazione delle sanzioni non sarà immediata, soprattutto per quanto riguarda le misure non direttamente legate al nucleare: Trump infatti ha imposto e si appresta a imporre nuove sanzioni contro alcuni soggetti o aziende iraniane accusate di finanziamento del terrorismo, rendendo quindi ancora più complicato cancellare il regime sanzionatorio messo in piedi negli ultimi anni.

È in un contesto così delicato che l’Unione europea potrebbe dimostrare quanto vale all’interno dello scacchiere internazionale. Come scrive Ellie Geranmayeh dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), l’Ue e i tre Paesi firmatari del Jcpoa dovranno intervenire a livello diplomatico per capire quali sono le condizioni che permetterebbero agli Usa di rientrare nell’accordo, dato che Biden ha promesso una ripresa dei negoziati e non un semplice ritorno al passato. Allo stesso tempo, l’Ue dovrebbe dialogare con la controparte iraniana per testare fino a che punto Teheran è disposta a rispettare i parametri del Jcpoa e quali nuove concessioni potrebbe fare, per esempio sul fronte missilistico. Gli E3 e Bruxelles dovrebbero anche fare pressioni sulla Repubblica islamica perché torni a limitare l’arricchimento dell’uranio, così da evitare nuovi attriti con la prossima amministrazione e aiutare Biden nello smantellamento della politica di “massima pressione”.

La posizione iraniana
L’Iran però non è disposto a fare passi indietro se prima non ci sarà un allentamento delle sanzioni che ne strangolano l’economia. Come ribadito più volte dal presidente Rouhani, Teheran non vuole negoziare nuovamente i termini dell’accordo, bensì esige il rispetto del patto già esistente. Come affermato dal ministro degli Esteri Jafar Zarfi, «se avessimo voluto, lo avremmo fatto già con il presidente Donald Trump quattro anni fa».

Rouhani, che giuda l’ala moderata, aveva fatto del Jcpoa il suo più grande risultato in politica estera e aveva anche dimostrato che si poteva negoziare con gli Stati Uniti. Il ritiro degli Usa e la pressione esercitata da Donald Trump hanno però smentito il presidente e favorito il ritorno dei falchi: le elezioni parlamentari hanno infatti premiato l’ala conservatrice e il rischio è che a giugno del 2021 il popolo iraniano elegga come nuovo presidente un conservatore. Una prospettiva che non alletta né Usa, né Ue.

In vista delle prossime consultazioni, Rouhani deve dimostrare di saper tener testa agli Usa e portare a casa dei risultati concreti, come la fine delle sanzioni e la ripresa dell’esportazione di petrolio, uno dei settori maggiormente danneggiati dall’embargo. In attesa dei risultati delle elezioni e dell’avvio di un nuovo negoziato, Washington potrebbe permettere almeno in parte la ripresa della vendita del greggio, dando così un segnale ai cittadini iraniani e risollevando l’economia del Paese mediorientale. Anche l’Ue potrebbe intervenire offrendo delle agevolazioni economiche o proponendo delle soluzioni per il rilancio del settore economico, così da ricostruire la fiducia tra le parti e dimostrare che non tutto è ancora perduto.

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