Non arrendersi mai“Gridalo” di Saviano è un manuale di resistenza alle falsità del mondo

Attraverso le storie di donne e uomini che si sono battuti per la verità e contro le ingiustizie, lo scrittore racconta il meccanismo perverso delle manipolazioni, delle fake news e del cinismo malvagio di chi rinuncia a combattere

LaPresse/Alberto Gandolfo

Il regalo di un amico, di un reduce. Oppure una lanterna. Così lo stesso Roberto Saviano definisce il suo ultimo libro, “Gridalo”, pubblicato per Bompiani, nelle prime righe. Sono oltre 500 pagine di storie, «scelte con cura, le ho aggiunte e tolte in maniera quasi compulsiva. Le ho disegnate e ridisegnate con ostinazione», senza ordine cronologico, senza tracciato razionale. «Non volevo che apparissero come un manuale». Ma costituiscono, in ogni caso, il succo del suo pensiero.

A distanza di 14 anni da “Gomorra”, il suo primo libro, e dalla notorietà improvvisa e le minacce della camorra, sembra volersi fermare e fare un bilancio. Queste, sembra voler dire, sono le cose che ho imparato finora, dopo anni (suo malgrado) eccezionali – i libri, la televisione, le polemiche – e le riflessioni.

Saviano si rivolge al se stesso di 15 anni, quando aveva la rivolta tra le dita, i capelli lunghi e un giornale in tasca per dare sfoggio della sua coscienza politica – e, forse, della sua incoscienza della realtà: «Non vuoi fermarti, vero? Non vuoi ascoltare le cose che ho da dirti?», ma anche se lo facesse, «non riusciresti a credere».

Eppure il non-manuale di Saviano è intessuto di storie importanti, alcune famose altre semi-sconosciute. Scrittura giornalistica di racconto e inchiesta: il risultato è una mappa di concetti o «una lanterna» per illuminare convinzioni basilari: mai cedere al cinismo, non abbandonare la conoscenza in favore della rabbia, non prestare ascolto a chi semina odio, non sposare i fanatismi, non credere ai complotti.

Insomma, istruzioni sotto forma di parabole: come quella di Ipazia, filosofa e matematica uccisa da una folla di cristiani (il fanatismo si trova ovunque). O l’infiammata esposizione delle teorie di Schmitt sullo stato di eccezione (se una società ha un nemico allora qualcuno sta barando). Segue un elogio del gregge, perché se composto da brave persone difende i deboli e fa muro contro i soprusi, e poi un’indicazione generale sulle divise: se le indossa un uomo di potere, allora è un problema. Attenzone anche al delinquente che si inginocchia a Dio (come fanno i mafiosi): non esprime devozione, ma solo la convinzione che nessuno sia sopra di lui.

Nell’universo di Saviano ci sono tanti eroi ma nessun santo. Persone piene di difetti che fanno il loro dovere e combattono una battaglia giusta, anche quando va a loro svantaggio. La Politkovskaja, che si oppose a Putin (e fu uccisa). Giordano Bruno, che non volle rinunciare alla libertà del pensiero. Martin Luther King – e la moglie – che non cedette ai ricatti, alle pression, anche a costo della vita. Ma anche Anna Achmatova, Émile Zola, Daphne Caruana Galizia.

Che “Gridalo” non sia un catechismo laico lo dimostra la volontà di spiegare il meccanismo delle cose. Mirabile, in questo senso, il dialogo (immaginario ma realistico) tra lo spin doctor di Netanyahu e quello di Orban, dove viene architettata a tavolino la nascita della retorica populista sul piano Kalergi e l’odio per Soros (bersaglio facile perché ricco, speculatore e soprattutto ebreo).

E rivelatori sono i passaggi tratti dai diari di Goebbels, il capo della propaganda di Hitler e della Germania nazista, dove oltre all’odio per gli intellettuali (ricorda qualcosa?) raccontava la tristezza di dover rinunciare a un nuovo amore, lasciando la famiglia e i figli, perché il Führer in persona non voleva (proprio così): «Leggere i suoi diari vuol dire inabissarsi nella pagina Instagram del nazismo», dove alle dichiarazioni ufficiali contrapponeva sensazioni del tutto opposte: «Una parte di lui non voleva andare nella direzione che stava prendendo il Paese». Ma ci andò.

Il volume è ampio, le storie sono tantissime, spesso intrecciate tra loro. Si sovrappongono da epoche storiche diverse, da mondi lontani, vere favole morali contemporanee. Ma per quanto varie, si rifanno alla stessa matrice: la convinzione profonda che «il pessimismo, da cui io per primo sono costantemente tentato, è un vizio», la consapevolezza che «la speranza è andata» e che il senso di appartenenza al genere umano si trova «solo nella lotta».

Certo, «”Maggio sapere, maggior dolore”, dice l’adagio biblico. Ma io ti dico: maggior sapere, più strumenti per capire il dolore».

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