Benvenuti a NollywoodIl Senegal sogna di diventare la nuova capitale delle serie tv

I successi di pubblico di produzioni come “Maîtresse d’un homme marié” o “Infidèles” sono il segnale di una nuova primavera artistica. Il messaggio è quello di una Africa moderna, sofisticata e indipendente. E irrita molto le associazioni conservatrici islamiche

frame tratto da Youtube

Che siano un successo, lo dimostrano i cartelloni, sempre più numerosi, nelle stazioni di Parigi. Ma anche i numeri registrati su piattaforme come Youtube, o l’interessamento da parte di grandi network internazionali. Le serie televisive senegalesi sono il nuovo must: titoli come “Golden” o “Maîtresse d’un homme marié” quest’ultima scritta da Kaliste Sy e prodotta dalla Marodi sono ormai dei classici.

A Dakar occupano il prime time – e fanno sempre numeri altissimi – mentre all’estero e soprattutto in Francia, dove la diaspora senegalese è più numerosa, si va sui canali in streaming. Ogni puntata vista su Youtube va tra i due e i cinque milioni di visite. Almeno il 35% degli accessi è francese, spiegano alla Marodi, perché si tratta delle versioni sottotitolate. Non tutti i discendenti di immigrati, soprattutto alla terza generazione, parlano ancora il wolof, la lingua nazionale senegalese.

Il grande seguito che hanno le vicende di Cheik e Marème, la cui prima edizione risale al 2019, si riverbera in una nuova identificazione con il Paese di provenienza e, in generale, con il mondo africano: il modello è quello di donne determinate e decise, aperte e moderne, con stile sofisticato ed elegante. Esercitano un forte appeal anche sul pubblico senegalese, che ritrova in queste telenovelas parti del loro vissuto. Insomma, funzionano. E lo dimostra anche l’ostilità dimostrata dall’associazione islamica Jamra, che le giudica «oscene e indecenti» perché parlano di infedeltà, amori extraconiugali. «Nuocciono alla conservazione dei valori, delle sensibilità e dell’identità culturale e religiosa», spiegano.

Più che l’oltraggio morale, però, il vero problema di queste produzioni – una delle più amate ma appunto condannate dai conservatori è “Infidèles”, il cui titolo è un programma e racconta storie di abbandoni e slealtà, anche nei confronti della religione – è il costo. Trasferimenti, affitti e – come è ovvio – i cachet, sempre più alti, degli attori, pesano sui bilanci delle produzioni. Per due stagioni di 52 puntate, Ibou Gueye, a capo della società di produzione e distribuzione EvenProd, ha speso circa 150mila euro.

La soluzione? Reggersi sulla pubblicità. Il grande successo di pubblico le aiuta: gli spazi serali, cioè la fascia in cui vengono trasmesse, sono diventati più cari. Ma non basta. Per far tornare i conti si ricorre allora al product placement e ormai il pubblico è abituato a vedere un personaggio, nel corso di una scena, che comincia a lodare le qualità di un particolare prodotto. Su internet qualcuno si stupisce ancora. «Sbagliano. Questo è il nostro modo di essere liberi e indipendenti».

Il mercato, del resto, si sta aprendo. La Marodi non sono si sostiene da sola, ma dichiara di essere in grado di far lavorare quattro troupe in contemporanea.

La tv in Senegal sta diventando un’industria, le ambizioni sono alte: nel cantiere della EvenProd ci sono nuove produzioni in francese e in inglese, con l’idea di conquistare il Ghana, il Camerun e la Costa d’Avorio. Mentre la Marodi di Serigne Massamba Ndour aspira, nel giro di cinque anni, a figurare tra le principali società di media africane. «Il governo ci deve sostenere», aggiunge. «Perché noi contibuiamo a esportare la cultura senegalese in Africa e nel resto del mondo». Il sogno proibito, di cui ancora non si parla in modo aperto, è quello di scalzare il primato di Nollywood, il cinema nigeriano. Ci riusciranno? La battaglia è appena cominciata.