Atmosfere diversePassare le feste camminando su un filo sospeso

Non ha niente delle ambientazioni tipiche del periodo: “Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio dell’Uomo dell’aria” di Simona Baldelli (Sellerio), è concentrata sull’impresa insensata di un funambolo e delle persone che gli stanno intorno

da Wikimedia Commons

Forse è il più atipico dei racconti natalizi mai scritti. Non ci sono né abeti né focolari (unico cenno, sono i regali) c’è una rondine che vola, il clima e mite e tutta la narrazione è concentrata sul cammino di un funambolo. Dal palazzo di una biblioteca al campanile, poche centinaia di metri sopra una strada: un’impresa clandestina organizzata da un equilibrista ultrasessantenne, ultimo guizzo di una carriera, gesto clamoroso fatto senza finalità. “Fiaba di Natale. Il sorprendente viaggio dell’Uomo dell’aria” scritto da Simona Baldelli e pubblicato da Sellerio è tutto qui.

Perché l’uomo cammina sul filo? Perché proprio quel giorno? Una alla volta, si fanno e si smontano tesi. Fama di popolarità, scatto di orgoglio, messaggio alla nazione (ambientalista, poi complottista). Per quelli della televisione «c’è del marcio» sotto, ma cosa? Per un generale in pensione è solo una manovra diversiva per distrarre la gente e lasciare spazio «ai ladri». Per il frettoloso prete solo una manifestazione di orgoglio: «Pentiti, figliolo. La superbia è il più grave dei peccati». Intanto l’uomo procede, bilanciere in mano, piede saldo e concentrazione.

Lo raggiungono, su un braccio meccanico, nell’ordine: un pompiere, un poliziotto, poi la figlia che non vedeva da tempo. Tutti lo vogliono far scendere, per un motivo o l’altro. Lui tace e raccoglie le loro confessioni: indotte dall’altezza, dalla solitudine, dall’aria. Vite raccontate al vento, crucci e rimorsi che si sciolgono come nodi.

Intanto procede: sotto il traffico si è fermato, viene disposto un telo sotto ad aspettarlo, la gente guarda stupita. Ne nasce perfino un ritrovo: «al gazebo dello zucchero filato se n’era aggiunto un altro, dal quale esalava odore di salsicce arrosto e frittura. Attorno ai chioschi c’era un po’ di trambusto, un allegro vociare rimbalzava da un lato all’altro della strada. Gli pareva l’aria da festa di paese, con la gente amica e contenta».

I ritmi sono felpati come i suoi passi. Vengono registrate sensazioni, pensieri. Anche i movimenti sono descritti con precisione millimetrica, senza però che la tensione, come la corda di acciaio, si allenti mai. «Cercò il cavo con il piede sinistro, lo fece scivolare in avanti per circa trenta centimetri e posò anche il destro, il suo piede d’appoggio. Il filo vibrò leggermente». A Simona Baldelli non serve niente più di questo per tenere incollato il lettore fino all’ultima pagina. Anche lui, come i passanti rimasti sotto, vuol sapere come finisce. Cadrà?

Importa poco. «Lui era un funambolo e la sua strada era ornata di morte, ma non voleva si sapesse. Il giorno in cui avesse ispirato pietà, sarebbe stato quello giusto per ritirarsi. Ma non era ancora arrivato». Tutto il tragitto diventa un incontro: si impara a conoscere l’Uomo dell’aria, si scoprono i trucchi della sua arte e alla fine, mentre il cielo si oscura lungo il filo, si capisce che il suo gesto insensato e magnifico, parla per tutti. Andare oltre, togliersi «il panno nero della paura dagli occhi», farsi vento. È il più atipico dei racconti di Natale, vero. Non ci saranno slitte e renne, certo. Ma su quel filo «c’è così tanta vita».