Svolta storicaIn Argentina è stata approvata la legalizzazione dell’aborto

Il Senato argentino ha fatto passare la legge sull’interruzione della gravidanza con 38 voti a favore e 29 contro. Nel Paese sudamericano si poteva interrompere una gravidanza solo nel caso in cui fosse dovuta a uno stupro o mettesse in pericolo la vita della donna

Lapresse

Il Senato argentino ha approvato la legge sull’interruzione della gravidanza con 38 voti a favore e 29 contro. Decisione storica, che colloca il paese tra i pochi in Sudamerica dove l’aborto è legale. La votazione sul provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, è avvenuta dopo un dibattito durato oltre 12 ore durante il quale alcuni senatori incerti hanno deciso di appoggiare la proposta del governo.

Il sì del Senato segna una svolta storica non solo per l’Argentina, ma anche per tutta l’America latina, subcontinente in cui solo Uruguay, Cuba, Guyana e la capitale messicana, Città del Messico, godono di una legislazione che regola la materia. In Argentina, prima dell’approvazione della legge, si poteva interrompere volontariamente una gravidanza solo nel caso in cui fosse dovuta a uno stupro o mettesse in pericolo la vita della donna. E le donne che ricorrevano all’aborto clandestino rischiavano poi una condanna e il carcere: un recente rapporto dice che dal 2019 ci sono stati almeno 852 casi avviati nei tribunali contro donne che hanno abortito.

Nel 2018 la legge era passata alla Camera ma, in seconda lettura al Senato, era prevalso il no. Questa volta il disegno di legge è stato approvato definitivamente anche grazie all’introduzione di alcune modifiche al testo originario, all’inserimento dell’obiezione di coscienza (punto molto criticato dai movimenti femministi) e al sostegno esplicito del partito al governo. I movimenti femministi hanno detto che l’obiezione è «una porta verso il mancato rispetto della legge e un ostacolo all’accesso, come attualmente avviene (…) nei paesi in cui l’aborto è consentito dalle legislazioni, generando ritardi, maltrattamenti, morbilità, mortalità materna e trasferimento del carico di lavoro a chi ne garantisce il diritto lavorando coscienziosamente».

L’obiezione di coscienza consentirà non solo al singolo medico ma anche alle strutture ospedaliere private, spesso religiose, di non rispettare la legge. La legge approvata prevede inoltre la penalizzazione delle donne e di chi pratica un aborto oltre le 14 settimane se non rientra nelle deroghe previste.

Ci sarà comunque l’obbligo di garantire il servizio attraverso il trasferimento in una struttura pubblica disponibile, facendosi carico di procedure e costi associati al trasferimento. E il disegno di legge che è stato approvato, presentato direttamente dal presidente della Repubblica Alberto Fernández, inserisce comunque l’aborto nel programma medico obbligatorio (PMO), quindi come una prestazione medica di base, essenziale e gratuita.

Come era avvenuto in occasione del dibattito alla Camera dei deputati, la piazza di fronte l’edificio del Congresso della Nazione è stata invasa fin dal pomeriggio di ieri da fazzoletti verdi (dei sostenitori dell’aborto) e celesti (di quelli che lo avversano).

Presentato a metà novembre dal governo del presidente Alberto Fernández, era stato accompagnato da un altro progetto di legge per l’assistenza sanitaria e per la cura delle donne che scegliessero invece di portare avanti la gravidanza. Il «progetto dei 1000 giorni», come è stato chiamato, «rafforza le cure integrali della donna durante la gestazione e dei suoi figli durante i primi anni di vita», aveva detto Fernandez.

L’altra modifica invece ha a che fare con l’accompagnamento e la tutela della privacy per le bambine e le adolescenti tra i 13 e 16 anni che, a seguito di uno stupro, vogliano abortire. Nelle settimane prima dell’approvazione, spiega il Post, alla Camera c’erano state diverse manifestazioni di protesta contro il diritto all’aborto che avevano ricevuto il sostegno della Conferenza episcopale locale, la quale aveva spiegato che «per la prima volta, in Argentina e in democrazia, potrebbe essere varata una legge che include la morte di una persona per salvarne un’altra».

A fine novembre sulla questione era intervenuto direttamente anche il Papa con una lettera in cui ringraziava le “mujeres de las villas”, una rete di donne antiabortiste. Le incoraggiava ad «andare avanti» dicendo che «il paese è orgoglioso di avere donne così», ed esortava tutti a porsi due domande. «Per risolvere un problema, è giusto eliminare una vita umana? Ed è giusto assumere un killer?».