Omicidio sotto il vischioEcco il grande libro dei delitti di Natale

Le festività e i romanzi gialli sono un binomio antico per ragioni di marketing e opportunità narrative. Otto Penzler ha raccolti i più interessanti in un volume-strenna pubblicato da Mondadori. Non manca nulla: il dramma della camera chiusa, il detective deduttivo, la parodia, l’umorismo, persino una escursione nel futuro e le avveniristiche idee di Asimov

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Non nel cappone, non nel tacchino. Nemmeno nell’albero. Lo spirito autentico del Natale «sta naturalmente nella riconciliazione», spiega il protagonista di “Un infausto Santo Stefano”, racconto di Robert Barnard contenuto nell’antologia “Il grande libro dei gialli di Natale”, a cura di Otto Penzler e pubblicato da Mondadori. Oppure, verrebbe da dire dopo avere fatto passare le oltre ottocento pagine del volume, «nel delitto».

Perché se è vero che almeno per convenzione il Natale è uno dei momenti più lieti dell’anno, è anche interessante notare come e quanto la narrativa poliziesca abbia scelto questi giorni per raccontare storie di omicidi e brillanti detective.

Una tradizione che il libro rispetta in pieno, attingendo però solo ad autori inglesi e americani. C’è Tom Hardy, c’è Arthur Conan Doyle, c’è (poteva mancare?) Agatha Christie, che apre e chiude le danze. In mezzo compaiono nomi più o meno noti del giallo, del mystery, dell’hard boiled come Ellery Queen, Peter Lovesey, Edmund Cox, ma anche classiconi della letteratura come Robert Louis Stevenson e G. K. Chesterton. Non manca nulla: il dramma della camera chiusa, il detective deduttivo, la parodia, l’umorismo, persino una escursione nel futuro e le avveniristiche idee di Asimov.

È una ridda di alberi e tacchini, maggiordomi colpevoli e maggiordomi innocenti, poliziotti allertati quando sono a pranzo con la famiglia e scassinatori travestiti da Babbo Natale. Le case sono povere o borghesi, ricche o devastate. C’è il buio e la neve, ma anche il caldo indiano (è Natale ovunque). Soprattutto, ci sono le feste e le riunioni di famiglia.

Il Natale è un momento privilegiato per il giallo. Forse per ragioni di marketing: è un periodo in cui si comprano e reglano più libri, per cui è bene pubblicarli a ridosso, e meglio se a tema. Oppure per ragioni narrative: è l’occasione standard in cui persone che vivono lontane si ritrovano sotto lo stesso tetto. Cosa può volere di più un autore per una trama che faccia leva su antichi rancori, debiti mai pagati e i classici litigi del pranzo?

La riunione è un momento importante e lo dimostra il brano di Peter Lovesey. Lo scrittore, che in altre occasioni ha trasformato il re inglese Edoardo VII in un detective, qui racconta una storia ambientata nel ’45 dove il protagonista è un ragazzino inglese deluso perché la guerra è terminata. Sperava in cuor suo che non finisse mai e che il manesco padre non tornasse dal fronte (e invece torna, e proprio per Natale: la storia si completa da sola).

A rafforzare l’efficacia del giallo natalizio è l’ovvio fascino del contrasto: il delitto si contrappone alla pace rituale e ricorda che, nonostante i canti e gli addobbi, non si può davvero lasciare la realtà fuori dalla porta. Sotto l’albero si annida sempre qualche cosa di sinistro e se non è tenuta sotto controllo può esplodere.

I gialli, insomma, sono favole per adulti. L’ordine viene sconvolto, l’irreparabile accade. Perfino nel giorno più tranquillo dell’anno. Ma non ci si deve preoccupare. A riportare la calma ci penseranno detective e poliziotti, calati per una volta in un ruolo che li fa sembrare più dei sacerdoti o dei santi protettori, che semplici tutori della legge.