Minimum spendingIl piano di Piero De Luca per abbassare le tasse sugli acquisti made in Italy

L’emendamento del capogruppo del Partito democratico in commissione Politiche Ue vuole far scendere da 154 euro a 70 euro la soglia minima di spesa per esonerare dall’Iva gli acquisti dei prodotti italiani e rilanciare il turismo

Abbassare da 154 euro a 70 euro la soglia minima di spesa per esonerare dall’Iva gli acquisti dei prodotti italiani fatti da turisti internazionali extra europei. È l’emendamento alla Legge di Bilancio per Piero De Luca, capogruppo del Partito democratico in commissione Politiche Ue della Camera dei deputati.

«Per far ripartire l’Italia, è necessario mettere in campo misure innovative in grado di incentivare il turismo, rilanciare i consumi, e rimettere in moto l’economia» spiega l’onorevole su Facebook. L’obiettivo è far sì che un turista possa comprare una bene (alimentare, di abbigliamento o di artigianato) di una marca italiana ed esonerarlo dall’Iva anche senza raggiungere quota 154 euro – tra le più alte d’Europa. Opzione che prima era appannaggio maggiormente dei prodotti di marca estera.

Il nostro Paese, nonostante l’alto tasso di turismo e di shopping, ha un minimum spending (un limite minimo) molto superiore agli alti Stati europei. Un esempio è la Francia: che aveva la soglia minima a 175 euro e l’ha portata a 100 euro circa due mesi fa, proprio per invogliare i turisti a tornare a spendere.

La proposta, oltre all’impatto sul turismo, ha anche un effetto su tutto quello che riguarda l’artigianato, puntualizza il deputato. Questo abbassamento, che si ripaga da solo con il maggior uso e una più vasta platea di interesse, riesce inoltre ad allargare il suo raggio di azione anche nei centri più piccoli, adesso esclusi dal tax free proprio per la soglia troppo alta.

Il tax free, inoltre, non ha solo effetti diretti sullo shopping ma in generale «influisce sulla programmazione dei viaggi, sul tempo di permanenza e sulla scelta dei luoghi dove i turisti internazionali decidono di trascorrere le loro vacanze in Europa» continua l’onorevole.

Secondo quanto dichiarato dal Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si legge sull’emendamento, la proposta non comporta maggiori oneri per lo Stato, ma consente invece di prevedere una riduzione delle ipotesi illecite connesse allo sgravio dell’Iva, che va dai 200 ai 500 milioni di euro su base annua.

A questo si aggiungono i dati di Banca d’Italia, che stima che gli effetti di un minimum spending ritoccato porterebbe da un lato ad un mancato introito dell’IVA da parte dello Stato pari a 3 milioni di euro, e dall’altro lato si registrerebbe un incremento importante della competitività nel turismo e nel Made in Italy con effetti compensativi.

C’è poi un dato molto significativo: la soglia di 154 euro sono un retaggio delle vecchie 300 mila lire presenti nel primo emendamento fatto su questo tema. È stato convertito in euro, ed è rimasto così. È necessaria quindi una revisione per essere più competitivi in questo momento di crisi e per quando si potrà tornare a viaggiare, si legge nell’emendamento.

Si stima inoltre, si legge ancora nell’emendamento, che con l’abbassamento della soglia minima di spesa a 70 euro ci sarebbe un incremento del volume di spesa di 76 milioni di euro. Mentre si avrebbe un massimo teorico di mancato introito IVA di 13,7 milioni di euro (ipotesi cautelare) a cui bisogna detrarre 10.7 milioni di euro di recupero di entrate fiscali per espansione della domanda (maggiori acquisti, maggiore occupazione e perciò maggiori introiti dalla tassazione). Per un mancato introito effettivo di soli 3 milioni di euro.

«Spero, davvero, che questa proposta incontri una larga convergenza e venga approvata in Parlamento. Talvolta bastano provvedimenti semplici per dare una boccata d’ossigeno all’economia, per invertire la rotta, per tornare a crescere» conclude De Luca

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