Merry KrampusLe tradizioni più stravaganti del Natale in Europa

Ogni Paese europeo ha costumi, superstizioni e leggende singolari nel suo folklore. Molto spesso si tratta di figure mostruose, demoni, fauni e orchi che si preoccupano soprattutto di punire i bambini che non si sono comportati bene durante l’anno

L'illustrazione di Thomas Nast del 1861 raffigurante Jack Frost/Fonte: Wikipedia

Le tradizioni e e le superstizioni natalizie non sempre sono intrise di sentimenti positivi. In tutta Europa i giorni che vanno dall’inizio dell’Avvento ai primi di arricchiti di maschere con il volto di fauni, fustigatori, orchi e demoni di ogni tipo.

Tra le figure demoniache più conosciute ci sono i Krampus, recentemente visti anche in un film horror – “Krampus-Natale non è sempre Natale” – figure faunesche, con corna, volti mostruosi e abiti sdruciti, che sono presenti nel folklore tedesco da diversi secoli con sfilate la sera del 5 dicembre al fianco di San Nicola.

Queste manifestazioni – celebrate anche in alcune aree di Slovenia, Austria, Trentino-Alto Adige e Friuli – vedono San Nicola, a piedi o su un carro, che avanza distribuendo caramelle ai passanti. Alle sue spalle seguono i Krampus armati di fruste e catene.

La leggenda vuole che diversi secoli fa i giovani dei piccoli Paesi di montagna si travestissero usando pellicce e corna di animali andando in giro a terrorizzare gli abitanti dei villaggi vicini. Uno dei demoni però si era infiltrato nel gruppo, così venne chiamato il vescovo Nicola per esorcizzarlo.

Nel folkore tedesco e austriaco c’è anche Frau Perchta, una strega che – un po’ come accade a molti personaggi delle feste – controlla chi è stato buono o cattivo. In questo caso però la sua narrazione ha toni decisamente macabri: la punizione inferta ai bambini cattivi è lo sventramento, con i corpi poi riempiti con la paglia.

Ancora in Germania c’è Knecht Ruprecht che altri non è che un accompagnatore di doni San Nicola. Appare come un monaco vestito con un lungo mantello, una parrucca e una barba lunga e sporca. Proprio come Frau Perchta punisce i bambini cattivi, ma lo fa con la sua frusta. I suoi tratti si possono ritrovare in diversi personaggi conosciuti con altri nomi in diversi Paesi europei.

È il caso della leggenda francese di Père Fouettard, il “Padre Frustatore”, un personaggio la cui origine potrebbe risalire al 1150. La storia è quella di un macellaio malvagio che desiderava mangiare bambini con la moglie: i due attirarono alcuni ragazzi nella loro bottega, Fouettard li sgozzò e li macellò. Poi fu San Nicola, con il suo intervento, a resuscitare i ragazzi e punire Fouettard: così nelle manifestazioni il malfattore è al fianco di San Nicola a dispensare carbone e fustigazioni.

Per rimanere in Francia, in Alsazia è diffusa anche la figura di Hans Trapp, un uomo conosciuto per la sua avidità e mancanza di scrupoli che vaga per le campagne travestito da spaventapasseri che provò a mangiare un ragazzo prima di essere fermato dall’intervento divino. Ma altre figure con tratti corrispondenti a quelle di Fouettard, Trapp eRuprecht sono Zwarte Piet nei Paesi Bassi e in Belgio, Houseker in Lussemburgo, e Schmutzli nella Svizzera tedesca.

Anche la tradizione Nordeuropea ha diversi personaggi singolari, come l’islandese Gryla: un orchessa perennemente di cattivo umore che vive in una grotta e durante il periodo natalizio va a caccia di bambini per portarli nella sua grotta e cucinarli.

La leggenda di Gryla è apparsa in molte storie, poesie, canzoni e spettacoli islandesi. Il libro “Icelandic Folktales and Legends” firmato da Jacqueline Simpson nel 1972 sottolinea che alcuni racconti su Gryla risalgono ai tempi del Medioevo. Ma si pensa che sia entrata nel folklore natalizio solo intorno al XVII secolo.

Con lei, oltre a 13 figli, i Jólasveinar (letteralmente, amici del Natale), vive anche un “gatto di Natale” – Jólakötturinn, o Yule Cat: un felino gigante che mangia coloro che non indossano vestiti nuovi la vigilia di Natale.

Anche in questo la tradizione è molto antica, ma i primi documenti scritti sono dell’ ‘800. Il mito dello Yule Cat veniva sfruttato dagli agricoltori islandesi come incentivo per i loro lavoratori: coloro che lavoravano di più e meglio erano ricompensati con vestiti nuovi. dal gatto mostruoso.

In Danimarca e Norvegia invece i personaggi più famosi hanno un aspetto decisamente più accogliente: i nisser sono piccoli folletti dispettosi, vestiti con pantaloni alla zuava, zoccoli, calze di lana e cappello a punta, la cui leggenda è presente in moltissime fiabe, racconti e canti di Natale. Vivono solitamente nei fienili, al fianco degli animali e secondo la tradizione i bambini scandinavi li accontentano lasciando loro scodelle di pappa di riso e latte, per poi trovare la scodella vuota il mattino seguente.

Decisamente più macabri sono i toni che circondano la figura di Mary Lwyd, tipica del folklore gallese. Si tratta di una creatura con il cranio di un cavallo scheletrico e il corpo avvolto in un sacco. Secondo la tradizione, in ogni Paese c’è una persona travestita da Mary Lwyd che bussa alle porte e intona poesie e canti ai quali bisogna rispondere in rima. E il primo che non riesce a ribattere a dovere deve accogliere Mary Lwyd in casa.

Ma nel resto del Regno Unito è particolarmente diffuso il mito di Jack Frost, che non è altro che una personificazione dell’inverno stesso. Il personaggio ha il compito di creare le condizioni climatiche adatte per far mimetizzare Babbo Natale durante la consegna dei regali.

Una poesia del XIX secolo di Hannah Flagg Gould, intitolata proprio “The Frost” ha un protagonista responsabile dei fenomeni atmosferici tipici dell’inverno, ma quando non riceve doni a Natale si infuria e causa un grande freddo in tutto il Paese.

C’è anche un fumetto del 1861 illustrato da Thomas Nast – quello che due anni più tardi avrebbe dato a Babbo Natale le fattezze che conosciamo – pubblicato su Harper’s Weekly: raffigura un generale, Jack Frost appunto, che congela la malaria che si stava diffondendo durante la guerra civile americana.

Un personaggio simile si è diffuso anche in Russia e in alcuni Paesi dell’Est Europa, dove c’è la tradizione di Ded Moroz, o Nonno gelo: un anziano signore che viaggia su una slitta trainata da cavalli e consegna doni ai bambini.

In Spagna invece c’è un personaggio decisamente singolare nel folklore basco (sia spagnolo sia francese) chiamato Olentzero: un popolare portatore di doni rappresentato come un carbonaio. Olentzero ha origini nella zona di Lesaca, nel Regno di Navarra, e viene descritto come un uomo grasso, sporco di carbone, sempre ubriaco, fuma una pipa e porta con sé un fucile e un mazzo di fiori.

In molti Paesi della penisola balcanica – dalla Serbia alla Grecia, dall’Albania alla Bulgaria e alla Bosnia – e in alcune aree della Turchia invece sono diffusi i Kallikantzaroi, piccoli goblin che vivono sottoterra che salgono in superficie tra il giorno di Natale e l’Epifania. Le leggende differiscono leggermente da Paese a Paese, ma si tratta perlopiù di piccoli demonietti malvagi che durante l’anno provano a danneggiare dal sottosuolo l’Albero della vita. Solo che quest’ultimo si rigenera del tutto nel giorno di Natale, infastidendo i Kallikantzaroi che per ripicca si recano sulla Terra per vendicarsi sull’uomo.

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