Letture capitaliPraga, la capitale magica della vecchia Europa

La città delle tenebrose meraviglie dell’imperatore-alchimista Rodolfo II, dei carillon, del cimitero ebraico, del Golem, dei fantasmi e delle mostruose mutazioni kafkiane. È la città del buio fiammeggiante dell’occupazione nazista, dell’oscurità plumbea degli anni comunisti, del Sessantotto e dell’incredibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Il luogo che Mozart ha più amato al mondo

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Ma che cosa consigliare a chi vede Praga per la prima volta, e magari ha a disposizione solo una manciata di giorni? Diamo per note e per sottintese le mete turistiche quali la piazza del Quartiere Vecchio con la Torre dell’Orologio, il Ponte Carlo, l’antico ghetto col cimitero ebraico, Malá Strana e il Hrad con il «vicolo degli Alchimisti», insomma i luoghi e i monumenti segnalati da tutte le guide. Ma a che cos’altro accordare la nostra attenzione, con la triste consapevolezza che una sola visita non basta?

A questo punto, o lettore, dovrei stupirti e forse divertirti, forse scandalizzarti. Perché dovrei (vorrei) invitarti a lasciar da canto libri, guide e mappe: e abbandonarti a questa città, qualunque sia il grado di conoscenza e/o di non conoscenza che tu possa averne. Vuoi compiere il giro dotto e devoto delle chiese gotiche e barocche? Ambisci a lasciarti guidare verso il fascino arcigno delle fortezze del Hrad e di Vyšehrad? Desideri immergerti nel sogno dei palazzi e dei giardini di Malá Strana? Preferisci correr dietro alle storie di spettri e alle leggende diaboliche che qui si annidano in tutti gli angoli? Ti stimola l’idea di percorrere le vie notturne dei vecchi quartieri sui passi di Guillaume Apollinaire e del suo inquietante interlocutore, l’Ebreo Errante? T’interessa un inebriante – in ogni senso – tour per taverne e birrerie? Oppure stai cercando le orme di Mozart, di Smetana, di Rilke, di Kafka, del buon soldato Švejk? O cerchi la musica, tutta, dal classico al folklorico al postmoderno?

Comunque sia, sei arrivato nel posto giusto. Praga è tutto questo e molto di più. Se hai qualche amico in città o sei alloggiato in un buon albergo, riceverai tutte le indicazioni che vuoi su visite ai musei, crociere sulla Vltava promenades nei castelli e per i boschi dei dintorni. Altrimenti, infilati con fiducia in una seria agenzia turistica: per esempio la Čedok in Na Příkopě 18, il PIS lì subito accanto, al 20, o il Kiwi in Jungmannova 23; o, se t’interessano piuttosto le cose ebraiche, la Wittmann Tours in Novotného Lávka 200/5. Sono gentilissimi e poliglotti; ti riempiranno di opuscoli, di dépliant, di mappe, di consigli; effettueranno per te ogni sorta di prenotazione per escursioni, ristoranti, musei, teatri, sale da concerto ecc.

Non ho né intenzione né sufficiente competenza per sostituirmi a loro. Ti regalo solo tre piccole cose. Una raccomandazione, una leggenda e una storia.

La raccomandazione è di non perderti per nessuna ragione al mondo almeno uno spettacolo di marionette. Ce ne sono di tutte le taglie e per tutti i gusti. Ma insuperabili (tranne forse dall’analogo teatro di marionette che ha sede nel parco di Schönbrunn, a Vienna) sono i teatri che offrono rappresentazioni integrali di opere di Mozart: sulla musica e sul canto di ottime esecuzioni (ormai, intendiamoci, solo in registrazione), le marionette si esibiscono in un perfetto karaoke scenico. Mi limito a consigliarti il teatrino di Zatecká ulice. Ti auguro di aver la fortuna di assistere a questo spettacolo durante una sessione piena di bambini o di ragazzini: adorabilmente stupiti e silenziosi oppure allegramente ma contegnosamente eccitati. Wolfgang Amadeus non avrebbe chiesto di meglio.

(…)

Livorno, si diceva. Sono parecchie le strane analogie che la legano a Praga. L’esser due città dense di significativi ricordi ebraici, intanto: le due città forse che, assieme a Toledo, gli ebrei amano di più al mondo (a parte Gerusalemme, beninteso), magari con Istanbul – e questo la dice lunga – e, ora, con New York. Ma se tra Praga e Livorno i legami non fossero così stretti, che cosa ci farebbe mai la statua di san Giovanni Nepomuceno su un ponticello della darsena livornese, come se fossimo sul grande, caro Ponte Carlo in cui tutta l’Europa s’incontra e si riconosce?

E là, in vista di Malá Strana e della barocca cupola trionfale di San Nicola, sta, puntuale, un bel turco arrogante, truce, con tanto di smisurato turbante e di scimitarra; un turco i cui mustacchi sono ancora ben lungi dall’esser solo «trionfi degli uomini, / pennacchi d’amor», come li avrebbero cantati un secolo più tardi (quando gli ottomani, non più un pericolo, potevano ben affollare l’opera buffa) Mozart e Da Ponte in Così fan tutte. Il turco sul Ponte Carlo fa la guardia a una prigione in cui langue un cristiano: il gruppo in pietra è, ovviamente, la base del monumento ai Padri mercedari.

Ma è benevolo, il popolo arcano di statue che scandisce le spallette del vecchio celebre ponte. Gli abitanti della vicina isola di Kampa (chi non l’ha visitata non sa che cosa sia il cuore dell’Europa) si prendono cura di lui: e ogni bambino che nasce a Kampa sa che una statua lo adotta e ne diventa il patrono. Quando poi il bambino nasce proprio nel giorno della festa liturgica del patrono, allora sì che è candidato a una grande fortuna. Questi sono legami forti, profondi: non li hanno recisi neppure il Reichsprotektor Heydrich e i carri armati sovietici.

Da Praga, Capitale segreta d’Europa (Il Mulino) di Franco Cardini, 2020, 368 pagine, 16 euro

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Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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