Niente fustigazioniPer colpa del 2020 è saltato il premio per la peggiore scena di sesso in un libro

In un anno che ha riservato cose brutte per tutti, hanno argomentato i giurati della Literary Review, sembrava eccessivo infierire sul pubblico. Una mossa ironica, un leitmotiv lagnoso e un riconoscimento più utile di quanto si pensi

da Pixabay

È passato in sordina, ma quest’anno è saltato il premio per la peggiore scena di sesso scritta in un libro. Il Bad Sex Award, conferito dalla Literary Review, prestigiosa rivista letteraria britannica (da non confondere con l’anonima del New Jersey) è, dal 1993, un appuntamento immancabile per chi ama il libro e voglia farsi quattro risate.

«Dopo le Olimpiadi, dopo Wimbledon, dopo il tour di Taylor Swift… è saltato anche il Bad Sex in Fiction Award», hanno segnalato sul sito del magazine. Questo, però, «non deve essere considerato come un invito a scrivere brutte scene di sesso», hanno aggiunto con un sorriso.

Il motivo dello stop è sempre lo stesso: il 2020. Secondo i giudici «il pubblico quest’anno è già stato esposto a una quantità eccessiva di brutte cose», per cui «esporli anche a scene di sesso tremende sarebbe stato eccessivo».

Il tono è ironico, ma il leitmotiv dell’anno-peggiore-di-sempre, come recita la copertina di Time, sta cominciando ad assumere il sapore della lagna. È difficile fare misurazioni in questo senso (non esistono criteri, per fortuna) ma la sensazione è che il passato, se si guarda bene, di anni brutti ne custodisca parecchi. Per fortuna siamo agli sgoccioli

In ogni caso, anche se per alcuni la bad sex scene avrebbe costituito un momento di leggerezza, anche desiderabile, la decisione dei giurati non è del tutto infondata. Il 2020, cioè la pandemia, ha avuto conseguenze anche su questo aspetto della vita. È possibile, ci si è chiesto, coniugare sesso e distanziamento sociale? Serve indossare la mascherina?

In tanti hanno risposto a queste domande surreali, ma il migliore è stato senza dubbio il dipartimento della Salute di New York, che in primavera si è sentito in dovere di fornire una guida per il sesso sicuro in tempo di quarantena, con tanto di istruzioni dettagliate su chi frequentare e come farlo. Tenendo a mente, hanno concluso, che la soluzione più prudente era quella di rimanere a casa con se stessi. Certo, non è letteratura. Ma quale scena di sesso, per quanto scritta male, avrebbe mai potuto batterlo?

Era inevitabile lasciar perdere, e i giurati hanno fatto bene ad astenersi. Anche perché sono consapevoli, scrivono, che le esperienze del lockdown si tradurranno (in molti casi lo stanno già facendo) in pessima letteratura, dove ci saranno anche molte terribili scene di sesso. Il divertimento e la fustigazione, insomma, sono solo rimandati di un anno.

Si dovrà aspettare, insomma, per la riedizione di qualche passaggio nello stile di Didier Decoin, lo scrittore francese che ha vinto nel 2019 («Miyuki lo ha afferrato, impastato, massaggiato, schiacciato e spremuto come se stesse manipolando una scimmia raggomitolata sulle zampe»), insieme a John Harvey, che nel suo “Pax” descrive i due personaggi di una coppia come «più che torridi, più che tropicali, stavano cavalcando l’Equatore».

Il premio, che vede più vincitori maschi che femmine (ma ci sono notevoli eccezioni, come Rachel Johnson, sorella dell’attuale premier) non risparmia nessuno, nemmeno i grandi nomi. Norman Mailer, Jonathan Littell, perfino Erri De Luca sono stati tra i vincitori.

C’è chi la prende bene, come Iain Hollingshead («Spero di vincere ogni anno») e chi male, come il cantante Morissey («Meglio tenersi alla larga da queste baracconate»). C’è anche chi (poteva mancare?) solleva obiezioni sul fatto che il premio sia una forma di bullismo letterario e che potrebbe spingere gli scrittori a evitare le scene di sesso (in certi casi sarebbe un bene).

Per quest’anno salta, ma gli autori sono avvertiti: «Il cybersex e tutte le forme di divertimento domestico ricadono nel dominio di questo premio. Scene nei parchi, nei campi e nei giardini anche. Anche se all’interno, con le finestre aperte e con meno di sei persone presenti». Per fortuna non si parla di congiunti.