Au revoirValéry Giscard d’Estaing, il riformatore sottovalutato

L’ex presidente della Repubblica è morto a 94 anni a causa delle conseguenze del Covid-19. Capo dello Stato dal 1974 al 1981 è stato forse il meno amato, ma ha firmato alcune delle riforme sociali più importanti come la legalizzazione dell’aborto ed è stato un profondo innovatore della comunicazione politica

AP Photo/Eric Feferberg

Modernizzatore, aristocratico, vendicativo, freddo, intelligente e molto (troppo) sicuro di sé. Emergono tutti questi tratti nelle decine di ritratti pubblicati nelle ultime ventiquattro ore dai giornali francesi, che ricordano il più «europeista» dei presidenti, ma anche il «meno amato», e forse il più incapace di accettare la mancata rielezione.

Valéry Giscard d’Estaing, morto il 2 dicembre a 94 anni a causa delle complicanze del Covid-19, è stato il primo presidente non gollista della Quinta Repubblica: liberale, centrista, anticomunista e assolutamente calato nella parte di monarca repubblicano che la costituzione francese costruisce per l’inquilino dell’Eliseo.

Dopo la sua presidenza Giscard era amato e allo stesso tempo temuto dai politici francesi, intimoriti dai suoi modi duri e da ciò che rappresentava, visto che, dal 1981 al 2007, fine del secondo mandato di Jacques Chirac, è stato l’unico ex presidente in vita. Per il suo tono di voce e il suo modo di parlare era imitato in continuazione, sia dai comici che dai politici, che molto spesso raccontavano i loro incontri recitando le parole dell’ex presidente.

Édouard Philippe, primo ministro dal 2017 al 2020, ha raccontato il suo primo incontro con l’ex presidente, mettendo insieme la paura per il personaggio «Rude e francamente a volte cattivo» con la sua lucidità e il suo modo di parlare, un po’ comico.

 

Giscard è eletto nel 1974, in un paese ancora a metà tra la durezza del gollismo, il suo mito, la sua visione del mondo conservatrice, i suoi successi economici e la richiesta di  una società più aperta, più attenta alle aspirazioni della generazione nata dopo la guerra, come dimostrato dalle proteste del maggio 1968 e dal referendum perso dal generale l’anno successivo.

Il nuovo presidente ha 49 anni, riesce a rappresentare un ponte tra i due bisogni anche perché si trova di fronte un avversario che difficilmente può incarnare la stessa speranza: nel 1974 François Mitterrand ha 58 anni, è una vecchia figura antigollista, è riuscito a unire tutte le sinistre sotto lo stendardo socialista, ma non ha alcuna carica innovativa (e probabilmente il Paese non è pronto per un governo così distante dalla stagione di De Gaulle).

La profonda differenza tra i due diventa evidente durante uno dei dibattiti presidenziali della campagna elettorale, in cui Giscard pronuncia una frase contro Mitterand  poi diventata famosissima, accusandolo di non avere il monopolio delle emozioni: «Vous n’avez pas le monopole du coeur», e riuscendo probabilmente a convincere gli elettori di essere il candidato migliore e più in sintonia con le aspirazioni del paese.

 

Le elezioni finiscono a favore Giscard di pochissimo, 400mila voti, e il Parlamento è molto più spostato a destra di quanto sia il suo programma elettorale. Ma, grazie anche all’alleanza con Jacques Chirac, leader dei gollisti e nominato primo ministro, anch’egli giovanissimo, a 41 anni, il primo anno di mandato è senza precedenti per la quantità di riforme importanti approvate.

A sette mesi dalla sua elezione, «VGE», Vè-sgé-eu, com’è soprannominato per evitare di pronunciare ogni volta il suo cognome per intero – stesso destino riservato a tutti i francesi illustri con due cognomi, come Dominique Strauss Kahn, Dé-es-ka – dimostra di essere in grado di mantenere le sue promesse.

Abbassa la maggiore età dai 21 ai 18 anni, introduce la possibilità, per 60 deputati e senatori, di far ricorso al Consiglio costituzionale contro una legge giudicata contraria alla carta fondamentale, e soprattutto mostra una sensibilità per le questioni femminili difficilmente immaginabile durante il gollismo.

Crea un sottosegretariato alla condizione femminile guidato da Françoise Giroud, che si occupa di intervenire sulla legislazione per tenere conto del cambiamento della società, tra cui l’allungamento del congedo di maternità e l’introduzione del divorzio senza passare dal giudice in caso di accordo tra i coniugi.

Infine, grazie al lavoro della ministra della Sanità Simone Veil, l’aborto è legalizzato e preso in carico dal servizio sanitario nazionale, insieme a una legge che garantisce il libero accesso alla contraccezione. 

Riforme sociali quindi, più che economiche, non necessariamente nell’interesse del presidente, viste le frizioni con i partiti di maggioranza e gli stessi destinatari,  principalmente giovani che non facevano parte dell’elettorato di centrodestra.

Giscard arriva all’Eliseo in pieno boom economico e di liberazione dei costumi, e capisce che può innovare anche sul protocollo, prendendosi delle libertà per curare la sua immagine di presidente giovane e dinamico. Si fa fotografare più volte in costume durante le vacanze estive, si concede lunghe “evasioni” al volante della sua auto privata, e non nasconde la sua passione per la caccia.

In più, rivoluziona il messaggio di fine anno, pronunciato di fianco al camino acceso nel 1974, aggiungendo alla stessa scena di per sé inusuale, nel 1975, sua moglie, unica première dame a partecipare ai voeux, agli auguri, tradizionalmente molto solenni e sobri.

Non solo, Giscard cerca anche di rendere meno pomposo il cerimoniale, chiedendo di suonare la Marsigliese a un ritmo più lento, e cambiando più volte il luogo della parata del 14 luglio, spostandolo tra Bastille e République nel 1974, a Vincennes nel 1975, all’École militaire nel 1977 e tra République e Bastille nel 1979. Il presidente è anche l’ispiratore della volata conclusiva del Tour de France lungo gli Champs-Elysées, che dal 1975 ospitano la tappa finale della gara.

Il suo vero rivale non è stato François Mitterrand, ma Jacques Chirac. Secondo l’articolo del Figaro dedicato alla lunga rivalità tra i due, Jacques Chirac fu «faiseur puis tombeur de roi», decisivo nella vittoria del 1974 così come nella sconfitta del 1981, sempre contro il candidato socialista.

Dopo un primo periodo abbastanza in sintonia, presidente e primo ministro entrano in contrasto, e nel 1976 Chirac decide di dimettersi, fondare un nuovo partito di centrodestra, il Ragroupement pour la République (Rpr), e rendere la vita molto difficile a Giscard, che da quel momento perde il controllo della maggioranza all’Assemblea nazionale, diventata a lui molto più ostile e in grado di frenarne la spinta riformatrice.

Sul finire del mandato, Chirac comincia a prendere scelte concrete per scongiurare la rielezione del presidente. A pochi mesi dalle presidenziali del 1981 Chirac incontra in segreto François Mitterrand, concordando che in caso di ballottaggio tra il candidato socialista e il presidente uscente si sarebbe adoperato per l’elezione del primo. 

Così, dopo essere stato eliminato al primo turno, pronuncia un discorso molto ambiguo, dichiarando di votare «a titolo personale» per il Capo dello Stato, e di considerare liberi i suoi elettori di schierarsi «secondo coscienza». 

Il risultato è un voto massiccio per il socialista anche tra gli aderenti al Rpr, e una sconfitta molto dura per Valéry Giscard d’Estaing, che lascia l’Eliseo con un messaggio diventato celebre: «Au revoir».

Valéry Giscard d’Estaing e Jacques Chirac, rispettivamente ministro e sottosegretario alle Finanze, nell’agosto 1969 (Ap)

Durante il mandato di Giscard l’Europa riveste un ruolo importantissimo. 

Jean Monnet, uno dei più grandi ispiratori della futura Unione e grande avversario del gollismo, giudicato troppo nazionalista e a tratti anti-europeo, dirà che Giscard aveva «compreso che la Francia è troppo piccola per poter risolvere da sola i suoi problemi», un modo molto francese di ritenere l’impegno per l’evoluzione dell’Unione europea, percepita come utile in quanto capace di moltiplicare la potenza francese, troppo piccola per contare davvero da sola.

Giscard riesce quindi a tenere insieme i suoi due esempi, de Gaulle e Monnet, presentandosi sia come il difensore degli interessi nazionali francesi che come grande sostenitore del processo europeo, come dimostra l’intesa con il cancelliere tedesco Helmut Schmidt. L’approvazione del sistema monetario europeo, precursore sia dell’euro che della banca centrale europea, la creazione del Consiglio europeo e l’introduzione dell’elezione degli europarlamentari attraverso il suffragio universale diretto, sono tutti risultati attribuibili anche al grande impegno del presidente francese.

L’impegno continuerà anche dopo la presidenza, da parlamentare europeo e soprattutto da principale ispiratore della costituzione europea, rigettata tuttavia dal referendum nei Paesi Bassi e nella stessa Francia.

Valéry Giscard d’Estaing, morto il 2 dicembre 2020, è in realtà «Immortale» dall’11 dicembre 2003, data del suo ingresso all’Académie française, ultimo ad andarsene tra i presidenti che hanno vissuto la seconda guerra mondiale e la guerra fredda da protagonisti.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta

Linkiesta PaperIl nuovo numero quintuplo de Linkiesta Paper – ordinalo qui

In edicola a Milano e a Roma dal 4 marzo, oppure ordinabile qui, il nuovo super numero de Linkiesta Paper questa volta è composto di cinque dorsi: Linkiesta, Europea, Greenkiesta, Gastronomika e Il lavoro che verrà.

Con un inserto speciale su Alexei Navalny, un graphic novel di Giovanni Nardone, l’anticipazione del nuovo libro di Guia Soncini “L’era della suscettibilità” e la recensione di Luca Bizzarri.

Linkiesta Paper, 32 pagine, è stato disegnato da Giovanni Cavalleri e Francesca Pignataro. Costa dieci euro, più quattro di spedizione.

Le spedizioni partiranno lunedì 1 marzo (e arriverrano entro due giorni, con corriere tracciato).

10 a copia