Imparare dai miglioriCosa è Competenze, la masterclass italiana fondata da Marco Montemagno

Il progetto dell’imprenditore digitale mira a radunare i talenti del paese, settore per settore, e impiegarli come insegnanti. Videolezioni brevi ma chiare per dare un’infarinatura iniziale, incuriosire e ispirare

frame da “Competenze”

Si può imparare a giocare a tennis. Scoprire i segreti della radio. Capire come trovare finanziatori per un’idea imprenditoriale. Ma anche fare scorta di consigli di cucina, idee sulla visibilità social, qualche curiosità. Ci si diverte spesso, si impara comunque. A volte si ha un’ispirazione.

Il progetto di “Competenze”, la nuova piattaforma di lezioni e corsi fondata dall’imprenditore digitale Marco Montemagno promette tutto questo. «Abbiamo seguito l’esempio di Masterclass, che all’estero è un’istituzione (ha già raggiunto un valore intorno ai 2 miliardi di dollari), e ne abbiamo inventato un corrispettivo italiano».

Il principio è lo stesso: «Chiamare i migliori, in ogni campo, basandosi sui risultati che hanno raggiunto nella loro carriera, e chiedere di insegnare i fondamenti delle loro discipline».

Il mercato lo chiedeva. «In questo mondo così confuso, dove tanti si spacciano per fenomeni, perché non far parlare i talenti veri?». E così è nata «la Netflix dell’apprendimento continuo», come la definisce Montemagno. Ha scritturato 50 nomi e progettato di arrivare a 100 entro fine anno. «Sono tutte eccellenze. Possono essere famosi o famosissimi, discussi o discutibili. A noi interessano i risultati che possono vantare».

Il programma è ricco. «C’è Umberto Pelizzari, primatista mondiale di apnea, che spiega come si fa a respirare (lo abbiamo filmato nella piscina più profonda d’Europa). C’è Riccardo Piatti, uno dei più importanti allenatori di tennisti del mondo. Tra i suoi allievi c’è stato anche Djokovic. C’è Carolina Vergnano, dell’azienda che produce caffè, che racconta come si gestisce il passaggio generazionale delle imprese». Ma c’è anche il campione di Monopoly (sì, esiste), il giornalista enogastronomico che illustra i segreti del vino, il campione di scacchi, il campione tout court come Jury Chechi. E tante lezioni tenute dallo stesso Montemagno. Si può accedere su abbonamento (circa 25 euro al mese) o acquistare uno o più corsi (a partire da 49 euro).

«Il nostro è un contributo all’offerta del mercato», specifica. «Per imparare qualcosa – ad esempio il gioco del tennis – si può andare su Youtube, leggere libri, ascoltare podcast. Ci sono tanti canali, e “Competenze” si pone proprio in questa fase, quella di chi è sulla soglia e cerca di capire cosa lo incuriosisce, e se può essere interessante».

Fornisce un’infarinatura iniziale «che può spingerti a continuare e magari a cominciare qualcosa di nuovo. Ma – restando sull’esempio del tennis – non ti fa diventare subito Federer (forse mai, perché Federer è Federer)».

I contenuti sono brevi, condensati, «fruibili». Un punto di partenza. «Il suo valore vero sta nell’insieme. Non nel singolo episodio o nella singola serie, ma nella varietà». Si può passare da un argomento che piace di più a uno che piace di meno. In ogni caso, il contatto con «l’eccellenza», anche solo sotto forma di uditorio, è assicurato.

È «come Netflix». Per la precisione, «dell’apprendimento continuo». Il mondo in cui nasce “Competenze” è quello dove il lavoro cambia di continuo, in modo imprevedibile. Chi nasce oggi farà mestieri non ancora immaginati. Nonostante le resistenze, la rivoluzione è già cominciata. «Tra un po’ non si chiederà più “che università hai fatto”, ma “che università stai facendo”. Il percorso di studi non si concluderà con la laurea, ma continuerà per tutta la vita. Tanto che alle università non ci si iscriverà, ma ci si abbonerà. Come su Netflix».

In questo senso «“Competenze” ha l’obiettivo di intervenire, in qualsiasi disciplina, nella fase iniziale. Quella più importante. Faccio un esempio. Da ragazzo il mio mestiere era quello di giocare a ping-pong, a livello nazionale. Purtroppo il mio allenatore mi aveva impostato con una tecnica sbagliata. E per quanto faticassi, non sono mai riuscito a modificarla. Ecco, questa è una dimostrazione di come l’inizio condizioni poi tutto il resto».

Sequalcuno volesse imparare a cucinare, «avrebbe a disposizione i migliori cuochi che danno i consigli più validi possibile». Le fonti contano e si sa, chi ben comincia è a metà dell’opera. O almeno non lo fa con un passo falso.

Resta il fatto che formarsi e studiare, nel mondo di oggi, è necessario ma non basta. Tanti, se non tutti, sono chiamati a diventare imprenditori di se stessi. «È vero. Ma bisogna stare attenti a non confondere l’imprenditorialità, cioè la capacità di coinvolgere altre persone per creare un’azienda, o un progetto, dall’intraprendenza. Quest’ultima è anti-categoriale, si può trovare in tutti i livelli e in tutte le condizioni, con ambizioni differenti. Certo, è proprio l’opposto dell’approccio zaloniano del posto fisso. Qui conta mettersi in gioco e trovarsi pronti a cambiare tutto».

Per farlo non serve una disposizione naturale. «Ci sono tecniche. Si possono imparare e mettere in atto». Più che il carattere («molti sono convinti che serva essere estroversi: non è vero») conta la mentalità. «Bisogna voler imparare. Se manca quello, allora non nessuno può fare nulla». Nemmeno i migliori maestri del mondo.