Le pressioni per le dimissioniTrump ammette la sconfitta e condanna l’assalto Congresso

In un video in cui si rivolge agli americani, il presidente uscente se la prende con i manifestanti dicendosi «indignato» dalla violenza. E per la prima volta dichiara che il 20 gennaio si insedierà una nuova amministrazione

(AP Photo/Andrew Harnik)

«Voi non rappresentate il nostro Paese e chi ha infranto la legge pagherà». In un video pubblicato su Twitter in cui si rivolge agli americani, Donald Trump se la prende con i manifestanti che mercoledì hanno preso d’assalto il Congresso, dicendosi «indignato» dalla violenza che lui stesso però ha contribuito a scatenare, incitando il giorno prima i suoi sostenitori a resistere contro i risultati elettorali.

«Non rappresentano l’America», dice. «L’America è e deve restare una nazione di legge e ordine». Il presidente accusa i manifestanti di aver «deturpato» il luogo della democrazia americana, avvertendo che «coloro che hanno infranto la legge pagheranno».

E con una giravolta nel giro di poche ore, Trump lancia un appello alla riconciliazione nel Paese. «È l’ora di raffreddare gli animi e di ripristinare la calma. Bisogna tornare alla normalità dell’America», dice. E per la prima volta dal 3 novembre si avvicina a riconoscere la vittoria di Joe Biden, dicendo che il 20 gennaio si insedierà una nuova amministrazione.

Trump ha detto anche che mercoledì è stato lui a ordinare di schierare la Guardia Nazionale per «espellere gli intrusi», mentre diverse fonti concordano sul fatto che a deciderlo è stato il vicepresidente Mike Pence. «Il mio obiettivo ora è di assicurare una transizione dei poteri tranquilla e ordinata», ha aggiunto.

 

Il motivo dietro questo cambio di passo riconciliante potrebbe essere la pressante controffensiva per una sua rimozione già prima del 20 gennaio, di cui oggi parlano tutti i giornali statunitensi.

Anche il Wall Street Journal gli chiede in un editoriale di dimettersi «per risparmiare al Paese un altro scontro sull’impeachment». L’ipotesi che circola tra i Democratici è quella di un quick impeachment, ovvero una rapida messa in stato d’accusa per sedizione. O addirittura c’è chi parla di invocare il 25esimo emendamento della Costituzione, che rimuoverebbe il presidente perché incapace di assolvere ai suoi doveri, come vorrebbero il segretario di Stato Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin.

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