Terrorismo e repressionePerché l’omicidio dell’intellettuale libanese Lokman Slim riguarda anche noi

Lo scrittore, assassinato con cinque colpi di arma da fuoco, aveva ricevuto più volte minacce di morte da Hezbollah. Sua sorella Rasha al-Amir è l’autrice de “Il giorno del giudizio” (La Nave di Teseo), libro anticipato ieri da Linkiesta, dove immagina come l’amore e la cultura possano difendere dalla violenza e dal fanatismo. Purtroppo non è sempre vero

AP Photo/Bilal Hussein

Nel giorno dell’uscita in Italia di “Il giorno del giudizio” (La Tartaruga – La Nave di Teseo), la vita dell’autrice libanese Rasha al-Amir è stata sconvolta dalla notizia dell’uccisione del fratello. Lo scrittore, intellettuale e attivista politico Lokman Slim, 58 anni, una delle figure più importanti del panorama culturale del Paese, è stato ritrovato assassinato, con cinque colpi di arma da fuoco, nella sua macchina in una località del Governatorato del Sud del Libano.

Non si sa chi siano i responsabili, ma tutto fa pensare a un’esecuzione ordinata dagli ambienti di Hezbollah. Lokman Slim, sia nei suoi scritti che in televisione, aveva denunciato in più occasioni la morsa che l’organizzazione politico-terroristica sciita teneva sul territorio ed era stato varie volte minacciato di morte, fin dentro casa sua.

Inoltre, gli incontri che faceva con le personalità straniere di passaggio nella capitale libanese sopratutto americani) avevano accentuato le ostilità nei suoi confronti.

Eppure, nonostante le posizioni dello scrittore fossero dure, i metodi utilizzati erano sempre pacifici. Era a favore della lotta delle idee, della promozione culturale e del dibattito. Con la sorella Rasha aveva fondato la casa editrice Dar al-Jadeed (che ha pubblicato la versione originale del romanzo), con cui indagava uno dei temi più complessi della storia del suo Paese, la questione delle persone scomparse dopo la guerra civile (1975-1990). La memoria, la ricostruzione e la riconciliazione erano sempre al centro delle sue discussioni, in incontri che teneva nell’“Hangar”, il quartiere generale della sua Ong, Umam, nella zona sud di Beirut, feudo di Hezbollah. Non mancavano mai dibattiti, proiezioni di film e mostre.

Come ha spiegato Nuccio Ordine (il cui libro “L’utilità dell’inutile” è stato pubblicato in arabo proprio da Rasha al-Amir ) la casa editrice «offriva un contributo fondamentale alla crescita culturale e civile del Libano. E nel suo raffinato e colto romanzo – che proprio in questi giorni è uscito con il titolo “Il giorno del giudizio” – Rasha aveva raccontato come la poesia e l’amore potessero essere considerati un importante antidoto contro la violenza e contro ogni forma di fanatismo». Parole che dovrebbero far riflettere.

Anche la traduttrice Arianna Tondi, insieme a Elisabetta Sgarbi, si unisce al dolore della famiglia e ricorda che «in una nota all’edizione araba del romanzo l’autrice esprime tutta la sua gratitudine al fratello per averla sostenuta e aiutata nel lungo cammino che ha portato il romanzo a vedere la luce. Oggi sarebbe dovuto essere un giorno di festa per Rasha, donna coraggiosa e delicata che ama la libertà tanto quanto ama il suo Paese e il patrimonio letterario del mondo arabo».

Il presidente della Repubblica, Michel Aoun, ha chiesto subito al procuratore generale della corte di Cassazione di coordinare le indagini, sottolineando che è necessario stabilire le circostanze che hanno causato l’uccisione e individuare i responsabili. I cori di condanna si sono levati da tutti i movimenti e partiti, e si sono unite le voci di altri intellettuali libanesi.

Al contrario, il figlio del segretario generale di Hezbollah Jawad Nasrallah, in un tweet ha scritto: «Ciò che costituisce una perdita per alcuni è un guadagno per altri e una benedizione inattesa». Ma il messaggio è stato subito cancellato e il suo autore ha negato che fosse un riferimento all’uccisione di Slim.